Faleria – (sil.co.) – “Un cd di M”, per ordinare una dose di marijuana. “Un cd di F”, per ordinare una dose di fumo.
Tramite Whatsapp uno spacciatore 19enne di Faleria avrebbe raccolto gli ordinativi da ragazzi anche minorenni del paese. Fino a quando due di loro, all’epoca appena quindicenni, non sono stati beccati per caso, il primo giugno 2017, con la droga in tasca durante un controllo dei carabinieri che li hanno fermati mentre viaggiavano in motorino nel centro abitato di Rignano Flaminio. Ieri è stato condannato a sei mesi.
Portati in caserma, entrambi i minorenni avrebbero indicato come presunto pusher il 19enne di Faleria, a casa del quale la settimana successiva sono piombati i carabinieri con un decreto di perquisizione della procura di Viterbo, senza trovare traccia di stupefacenti.
“Sul telefonino del giovane, però, c’erano messaggi che facevano chiaramente riferimento alla cessione di stupefacenti. ‘M’ stava per marijuana e ‘F’ per fumo, mentre le dosi venivano chiamate ‘cd’: un cd, due cd, tre cd”, ha spiegato un maresciallo durante il processo che si è concluso ieri davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei, con il 19enne imputato di detenzione ai fini di spaccio di stupefacente, aggravata dalla minore età degli assuntori.
In aula anche i due giovanissimi, oggi 17enni, che hanno confermato di avare comprato hashish e marijuana per 5-10 euro dal compaesano, oggi 21enne, conosciuto giocando a pallone, il cui numero di telefono uno di loro avrebbe reperito sulla chat del gruppo del calcio. “In paese lo sapevano tutti, la voce girava, si sapeva in giro che lui aveva l’hashish”, ha detto uno dei minori, dicendo di averlo contattato per telefono. L’altro, invece, ha detto che lo avrebbe incontrato per strada: “Un caso, sapevo che poteva avere droghe leggere”.
L’imputato dal canto suo ha negato di avere mai ceduto stupefacenti, mentre due coetanei, testimoni della difesa, hanno detto di non averlo visto mai spacciare.
Il pm Eliana Dolce ha chiesto una condanna a sei mesi e 1600 euro di multa. “Non c’è nulla, non c’è la droga, non c’è il delitto, non c’è il morto2, ha detto il difensore Giuseppe La Bella, sottolineando la carenza di prove dell’impianto accusatorio.
Dopo una breve camera di consiglio, il collegio ha condannato in primo grado il 21enne a sei mesi di reclusione e 1200 euro di multa, con sospensione della pena e non menzione. Adesso la difesa, che ha chiesto l’assoluzione, può presentare appello.
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