Viterbo – (r.s.) – Ha chiesto scusa dal reparto di medicina protetta di Belcolle, dove è ricoverato e detenuto, il 23enne dominicano che all’alba di domenica ha seminato il panico in un appartamento di via Lorenzo da Viterbo, a pochi metri da piazza Crispi. Ieri il giovane ha incontrato il suo difensore, l’avvocato Rachele Fabbri. “Mi dispiace – ha detto al legale -. Non volevo fare male a nessuno e chiedo scusa. Sono pentito e non sono un violento. È stata tutta colpa dell’alcol”.
Stando alle indagini, il 23enne e la fidanzata, una 20enne italiana, avrebbero trascorso la nottata di sabato in discoteca. Con loro altre due coppie, composte dalle sorelle del dominicano (una delle quali incinta) e dai rispettivi compagni. “Durante la serata – ricostruisce l’avvocato Fabbri, che ieri ha incontrato anche le sorelle dell’arrestato – hanno bevuto qualche birra. Tornato a casa, il mio assistito ha consumato un bicchiere di limoncello e il mix di alcol lo ha alterato e ha iniziato a discutere con la ragazza”. Banale il perché della lite: mentre la fidanzata desiderava andare a dormire, lui voleva continuare a parlare. Nonostante fosse ormai l’alba.
I poliziotti della squadra volante, che dopo il loro intervento hanno raccolto i racconti della compagna del 23enne e delle altre quattro persone presenti nell’appartamento, mettono nero su bianco che il dominicano, ubriaco, si sarebbe chiuso in camera con la fidanzata e avrebbe tentato di strangolarla. Agli agenti lo avrebbe detto la stessa ragazza, che poi avrebbe aggiunto che già in passato il 23enne, sempre dopo aver bevuto, le avrebbe stretto le mani al collo fino a farla addirittura svenire. Ma ieri, a colloquio con l’avvocato, la giovane avrebbe ridimensionato l’episodio, sostenendo di aver strattonato e picchiato anche lei il fidanzato. Dunque, secondo lei, non sarebbe stata succube del compagno.
Stando alle indagini, dopo aver sentito le urla provenire dalla camera, sono intervenute le altre due coppie, che hanno sfondato la porta chiusa a chiave. A quel punto il dominicano sarebbe andato su tutte le furie e le sei persone presenti nell’appartamento avrebbero iniziato a litigare tra di loro. Il 23enne avrebbe morso alla mano il compagno di una delle sorelle. Poi sarebbero volati pugni, schiaffi e calci. Finché il dominicano non avrebbe preso un coltello da cucina di 38 centimetri e avrebbe ferito al braccio la sorella minore. Di lui e non della fidanzata, come inizialmente trapelato. Ai poliziotti lo avrebbe raccontato la stessa ragazza. Ma anche lei, durante il colloquio con l’avvocato, avrebbe minimizzato l’accaduto, parlando di un incidente. “Dormivo – avrebbe detto al legale – e quando le grida mi hanno svegliata ho visto mio fratello andare in cucina e prendere un coltello. Nel tentativo di toglierglielo dalle mani mi sono ferita e, spaventata, mi sono lanciata dalla finestra”. Un volo di circa tre metri, fortunatamente senza conseguenze. “Ho avuto paura che mi ammazzasse – avrebbe continuato a raccontare all’avvocato -, ma solo perché ero un po’ brilla pure io. Non era quello l’intento di mio fratello, anche perché in casa c’erano coltelli molto più pericolosi e perché lo ha subito lasciato. Lo ha preso poi mia sorella maggiore, che lo ha conficcato in un cocomero che era nel frigorifero”.
Quando i poliziotti, intervenuti con tre volanti anche dopo le segnalazioni dei residenti svegliati dal trambusto, sono arrivati in via Lorenzo da Viterbo, hanno trovato il 23enne in strada. Era seminudo e alterato, al tal punto che per bloccarlo hanno dovuto usare ben tre bombolette di spray al peperoncino. “Quando ho visto gli agenti mi sono sentito tradito dalla mia fidanzata e dalle mie sorelle”, dirà poi il dominicano al suo avvocato. Dopo essere stato fermato, il 23enne è stato portato all’ospedale di Belcolle per accertamenti. Disposto l’arresto in carcere, è stato ricoverato nel reparto di medicina protetta, dove questa mattina si terrà l’udienza di convalida davanti al gip Rita Cialoni.
“Nonostante sia estremamente dispiaciuto per l’accaduto, il mio assistito è ora tranquillo – dichiara l’avvocato Fabbri -. La compagna e le sorelle sono state le prime a contattarmi per sapere come stesse. Si sono subito preoccupate del suo stato di salute, e oggi sostengono che la lite sia stata meno seria di quella che sembra. Dicono di aver raccontato agli investigatori cose più gravi di quelle che sono accadute nella realtà, essendo state anche loro alticce e soprattutto arrabbiate per la discussione appena avvenuta”. Il pm Stefano d’Arma ha intanto formalizzato le accuse. A differenza di quanto ipotizzato dalla polizia, ha riqualificato il reato di tentato omicidio in sequestro di persona. Ma il 23enne è indagato anche per lesioni personali aggravate, maltrattamenti in famiglia e resistenza a pubblico ufficiale.
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