Monte Romano – Avrebbe fatto parte di un’organizzazione criminale che spacciava droga in tutta Europa, la coppia di 70enni fermata a Monte Romano con 14 chili di cocaina. A intercettarli otto mesi fa sono stati i carabinieri del nucleo investigativo di Viterbo, che hanno arrestato i coniugi olandesi insieme a un 60enne che da anni vive proprio nel comune della Tuscia. Quest’ultimo, di origini sarde e pastore di professione, secondo gli inquirenti sarebbe stato il destinatario della droga. O almeno di una parte. E non è escluso che lo stupefacente fosse destinato anche al mercato viterbese, ma in questo senso gli approfondimenti dei carabinieri non sono ancora terminati.
La sera del primo marzo i militari dell’Arma bloccano i tre in strada. Sono su due auto diverse: la prima è guidata dal 60enne, mentre su quella che segue c’è la coppia di coniugi. Stando alla ricostruzione degli investigatori, erano tutti diretti in una zona di campagna dove sarebbe avvenuta la cessione e dove la droga sarebbe stata nascosta. “Il mio assistito – afferma l’avvocato Paolo Pirani, difensore del sardo – sta pagando l’essere passato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Quella strada la percorre tutti i giorni per andare a lavoro, e anche quella sera si stava recando in azienda. E lo stava facendo per i fatti suoi”.
Perquisite le auto, i carabinieri trovano in quella degli olandesi 12 involucri di cocaina per un peso complessivo di oltre 14 chili. Erano nascosti in dei sottofondi creati ad hoc. Sequestrato lo stupefacente, i tre finiscono in carcere. Ma il gip, nonostante avesse convalidato tutti gli arresti, rimette il 60enne in libertà. La procura fa però ricorso, il tribunale del Riesame lo accoglie e la Cassazione lo conferma. L’uomo ritorna così in cella. Ad oggi è ancora detenuto insieme al 70enne olandese, mentre la moglie di quest’ultimo è stata scarcerata e rimpatriata perché gravemente malata. Il gup l’ha però rinviata a giudizio, come ha fatto per il sardo. Il marito ha invece chiesto il patteggiamento: la sua posizione è stata stralciata e dovrebbe essere formalizzata a inizio gennaio.
“Sono pronto – dice l’avvocato Pirani – a dimostrare durante il processo l’assoluta estraneità ai fatti del mio assistito. A suo carico non ci sono prove certe, precise e concordati. Di oggettivo non c’è nulla di nulla. Non a caso, concluse le indagini, la procura ha chiesto gli arresti domiciliari. Siamo di fronte a un grave errore giudiziario. Sono certo dell’innocenza del mio assistito, che non ha alcun collegamento con qualsiasi tipo di organizzazione criminale”.
Al contrario, i coniugi olandesi sono ritenuti essere i corrieri di un gruppo di narcotrafficanti. L’operazione, durata circa un anno, è stata coordinata dall’Eurojust, l’agenzia europea per la cooperazione giudiziaria in materia penale. L’Eurojust ha affidato le indagini, finanziate dall’Unione, al Jit (un team di investigatori norvegesi, danesi e svedesi) e ha disposto cinque riunioni per condividere le informazioni raccolte e per prendere le decisioni necessarie per il prosieguo dell’inchiesta. Il risultato? Un’organizzazione criminale di narcotrafficanti è stata smantellata.
Secondo gli inquirenti, grandi quantità di droga sarebbero partite dalla Spagna per arrivare, su camion carichi di frutta, nei Paesi Bassi. Qui una società di trasporti coinvolta nella compravendita e nel contrabbando degli stupefacenti avrebbe ridistribuito, con la stessa modalità, le sostanze in diversi paesi europei. Il gruppo avrebbe reclutato sempre nei Paesi Bassi camionisti e corrieri, come nel caso della coppia fermata a Monte Romano, affinché trasportassero la droga. Otto i paesi coinvolti: Italia, Germania, Regno Unito, Norvegia, Danimarca, Svezia, Spagna e Paesi Bassi. In totale sono state sequestrate quattro tonnellate di hashish, 200 chili di anfetamine, 64 chili di cocaina, 45 chili di Mdma e 25 chili di eroina. Undici gli arresti, di cui tre eseguiti solo in Italia. Oltre ai coniugi finiti in manette nel Viterbese, c’è anche un camionista beccato mentre consegnava 20 chili di eroina nei pressi di un autogrill sull’autostrada del Brennero. Cinquanta invece gli indagati solo in Norvegia, da dove l’inchiesta è partita.
Nel 2017 le autorità norvegesi registrano un aumento delle attività criminali, comprese le sparatorie, nella capitale Oslo. Avviate le indagini, si concentrano su una gang che pare avesse collegamenti con paesi del nord, del sud e del centro Europa. L’operazione assume così carattere transnazionale, e a settembre 2018 viene coinvolta l’Eurojust. Nel mirino finiscono subito marocchini, olandesi e alcune società di trasposto, anche di merci. Viene così individuata, ricostruita e smantellata la rete del gruppo di narcotrafficanti.
Raffaele Strocchia
Articoli: Una coppia di pensionati 70enni dedita al traffico di coca – 14 chili di cocaina in macchina, tre in manette
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