Montefiascone – Palazzo in fiamme, 18 condomini e l’amministratore parte civile contro i due imputati. Ci sono poi altre quattro parti offese che però, almeno in questa sede, non si sono mosse per il risarcimento dei danni.
Imputati di incendio colposo in concorso per il rogo di via Tagliamento del 9 settembre 2015, a Montefiascone, un geometra figlio di una proprietaria e il titolare dell’impresa che stava effettuando i lavori nello stabile di quattro piani al civico 12. L’intero fabbricato fu dichiarato inagibile dai vigili del fuoco, interamente evacuato e posto sotto sequestro dalla procura, a cui furono tolti i sigilli nel marzo 2016 e la cui ristrutturazione è stata completata dopo anni.
A fare la conta delle vittime, ieri, il giudice Giacomo Autizi, davanti al quale si è aperto, con un nulla di fatto, il processo ai presunti responsabili del rogo divampato la mattina di quattro anni fa. Nulla di fatto, perché le difese hanno sollevato importanti questioni preliminari, eccezioni di nullità, per le quali il giudice si è riservato, rinviando l’udienza al 23 gennaio 2020 per la decisione e l’eventuale ammissione prove.
Devastati 600 metri quadri di appartamenti della ex scuola.
L’incendio, alimentato dal vento che soffiava fortissimo quel giorno, ha devastato 600 metri quadrati di appartamenti, ricavati dalla riconversione di una vecchia scuola. Le fiamme sarebbero partite dal tetto mentre erano in corso dei lavori di manutenzione. Su un totale di 28 appartamenti, 8 andarono completamente distrutti, le mansarde al quarto piano, mentre non riportarono danni strutturali i piani sottostanti, ma tutti gli impianti finirono fuori uso.
28 famiglie sfollate aiutate con una raccolta fondi
Erano circa le 10 quando è scattato l’allarme. Drammatico il bilancio: nessuna vittima, ma tutte le 28 famiglie furono sfollate, costrette ad arrangiarsi con mezzi di fortuna e con l’aiuto offerto da Comune, Caritas, parrocchia e volontari. I volontari della protezione civile Asvom predisposero quattro punti per la raccolta di materiale da destinare agli evacuati e fu anche aperto un conto corrente per sostenerli economicamente.
Colpa del mancato rivestimento ignifugo del tetto
Secondo la perizia dei vigili del fuoco, le fiamme si sarebbero sprigionate scaldando una guaina vicino alla grondaia. Fu lo stesso operaio che stava riparando la copertura del tetto a chiamare i vigili del fuoco. L’uomo disse di aver scaldato la guaina con un cannello del gas, credendo che il rivestimento del tetto fosse ignifugo, invece non lo era.
Sul posto per sei ore 21 pompieri in lotta contro il vento
Ben ventuno pompieri, giunti anche da Terni e Roma, hanno lavorato ininterrottamente per sei ore per domare le fiamme e ancora nei giorni successivi per completare la bonifica dell’area. Un intervento reso difficile dall’ampiezza della superficie interessata dal fuoco e dal fortissimo vento che alimentava le fiamme.
Silvana Cortignani
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