Montefiascone – Riceviamo e pubblichiamo – Le cronache ci segnalano quotidianamente casi di intolleranza e aggressività nei confronti di medici e paramedici presso i pronti soccorsi dei nostri ospedali, segno che la disorganizzazione regna sovrana su tutto il territorio nazionale e anche il pronto soccorso di Belcolle non sfugge alle cronache nazionali.
L’ospedale di Belcolle è in via di costruzione da 40-50 anni e tutti noi possiamo constatare che l’opera non è ancora terminata e molto c’è ancora da fare mentre l’ospedale di Terni che è coevo di Belcolle non solo è stato terminato in tempi ragionevoli ma è stato addirittura ristrutturato e ampliato almeno due o tre volte, noi siamo ancora a babbo morto.
Eppure Viterbo vanta una storia politica di assoluto rilievo, ministri, presidenti di regione, assessori regionali alla Sanità, senatori, deputati per non ricordare le visite, le promesse, le balle, raccontate da presidenti del consiglio, ministri che a rotazione sono venuti a Viterbo promettendo mari e monti e portandosi via autotreni di voti, risultato? L’Ospedale di Belcolle? “Anno zero”.
In alcune regioni gli ospedali sono a 4.1 noi siamo ancora all’anno zero. Ma ripercorriamo la storia del nostro ospedale che, ricordiamocelo, tutti fu realizzato per la sola città di Viterbo in sostituzione del “vecchio Ospedale Grande”.
Il territorio vantava ospedali e pronti soccorso di assoluto rispetto, Viterbo, Montefiascone, Acquapendente, Civita Castellana, Vetralla, Bagnoregio, Tarquinia e forse mi sfugge qualcuno.
Per ragioni “razionalizzazione” e “efficientamento” (i politici hanno una creatività inesauribile), in Regione Lazio decidono di chiudere tutti i pronti soccorsi territoriali e accentrare tutto su Belcolle non apportando il necessario potenziamento né in termini di spazio, mezzi e uomini, tanto per essere chiari il pronto soccorso non dispone di un cardiologo a tempo pieno e in tempo reale deve gestire il codice verde, giallo, rosso.
Nonostante l’impegno, la professionalità e le condizioni difficili di lavoro dei nostri operatori sanitari, episodi gravi di ordine clinico sanitario prima o poi dovevano accadere, ed è quanto accaduto.
Sulla base della mia personale pluriennale frequentazione del reparto in parola, ho un cognato disabile e mia suocera malata di Alzheimer (deceduta alcuni anni fa), devo dire che l’organizzazione del lavoro lascia molto a desiderare non tanto per cause imputabili al personale medico e paramedico ma il reparto nel suo complesso, non è in condizioni di rispondere in tempo reale e ragionevoli, ai bisogni dei pazienti che arrivano a Belcolle dalla città e soprattutto dalla provincia.
Nel caso di mia suocera in più di una occasione siamo stati costretti ad attendere ore e ore prima di essere visitati, acqua, thè, portati da casa. A fronte di tale situazione, da qualche tempo, porto mio cognato (disabile) all’ospedale di Orvieto dove poche domeniche fa (domeniche!) siamo entrati al pronto soccorso alle 14,30 e alle 16 eravamo già sulla via del ritorno dopo una accurata visita, esami del sangue, ecografia e relazione di dimissioni.
Concludo lanciando un appello a tutti gli organi politici e amministrativi della nostra città, il pronto soccorso di Belcolle va “ripensato”, anzi per essere più chiari Belcolle deve essere affiancato da almeno uno due pronti soccorsi territoriali, disgrazie e casi imponderabili possono sempre accadere ma dal pronto soccorso nessuno deve uscire senza conoscere le sue condizioni reali di salute: questo è quanto potrebbe essere accaduto alla mia giovane concittadina Aurora Grazini.
Enzo Renato Napoli
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