(g.f.) – Nessun vincitore e nessun vinto nell’Udc dopo il vertice romano con il segretario Lorenzo Cesa.
Per Rodolfo Gigli è stata scelta una strada di buonsenso e soprattutto ribadito un concetto: “Non si parla di commissariamento – precisa Gigli – gli organi eletti al congresso restano in carica con tutti i poteri che lo statuto conferisce loro.
Io non ero a Roma, da quello che mi hanno detto il segretario ha proposto d’istituire quest’organismo atipico, che non esiste altrove, rappresentante delle tre componenti interne”. Con una funzione precisa: “Analizzare i provvedimenti prima che arrivino in direzione o al coordinamento”. Lavoro di limatura.
Altri ruoli i sei componenti dell’ufficio politico (Alessandro Romoli, Francesco Bigiotti, Paolo Barbieri, Francesco Galli, Angelo Corsetti e Giuseppe Brachetti) non ne hanno. “Non si tratta – continua Gigli – di un organismo che vota e che prende decisioni, per quello esistono gli organi di partito”.
Un ufficio politico “alla pari”: due componenti per ciascuna delle anime Udc. Usando una metafora calcistica, se non ci sono vincitori o vinti, allora è un pareggio.
“Capisco che per voi della stampa – precisa Gigli – semplificare dividendo chi vince da chi perde è utile. Invece non è così, perché non c’è stata competizione. Non si può pensare di portare nella vita di un partito discorsi traumatici. Sarebbe da irresponsabili.
Ecco perché nessuno vince e nessuno perde. La soluzione al momento è stata quella di mettere in piedi un organismo per confrontarsi e rappresentativo di tutti”. Al solito, molto rumore per nulla? “Non ci sono rivoluzioni o sconvolgimenti – sostiene Gigli – nelle due lettere inviate al nazionale, come mi si dice, non si chiedeva in entrambe il commissariamento.
In una si domandava al segretario nazionale di superare la divisione interna, decidendo cosa fosse opportuno fare. Non escludendo il commissario, ma non lo proponeva, da quello che mi dice chi l’ha letta. Comunque non m’interessa nemmeno”.
Gigli pare più interessato agli ultimi sviluppi. “Quella trovata è una soluzione soddisfacente e di buonsenso, che alla fine ha prevalso.
Ma non avevo dubbi in questo senso, conoscendo il segretario Cesa e anche dagli scambi che ho avuto nei giorni scorsi, avevo intuito che questa fosse la sua intenzione”.
Giuseppe Ferlicca
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