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Cronaca - Violenza sessuale - Agli arresti domiciliari un 19enne, nei giorni scorsi l'incidente probatorio - Potrebbe essere un maniaco seriale - Avrebbe preso di mira anche altre ragazze, sempre giovanissime, di corporatura minuta e indole mite

Diciassettenne sequestrata, rapinata e stuprata da un buttafuori

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Viterbo - Il tribunale

Carabinieri in tribunale

La pm Chiara Capezzuto

La pm Chiara Capezzuto

Viterbo – (sil.co.) – Vittima del buttafuori di una discoteca della capitale, una diciassettenne residente nel Viterbese sarebbe stata stuprata, rapinata e sequestrata dal suo aguzzino. Un orco, almeno da quanto emerso, dall’aria insospettabile e che potrebbe avere fatto altre vittime, scegliendo in maniera seriale adolescenti attorno ai 18 anni, di corporatura minuta e indole mite. 

Lui è un ragazzo di poco più grande, un diciannovenne di Pomezia che, dopo averla intercettata nel locale dove lavorava, facendo ampio uso dei social, avrebbe iniziato a prendere informazioni sulla giovane, i suoi amici, la sua famiglia, le due sorelle, i genitori e perfino la nonna, riuscendo infine a intrufolarsi nella sua intimità e a farle vivere due-tre settimane d’inferno, partito da una violenza carnale, prima che la vittima trovasse il coraggio di denunciarlo.

Il 19enne, nel frattempo, sarebbe riuscito a soggiogare il padre e la madre, presentandosi a casa loro come un bravo ragazzo, dalle intenzioni serie, consigliandoli di iscrivere la figlia a una scuola privata, secondo la vittima per allontanarla dalle sue conoscenze, facendole il vuoto attorno, riuscendo a dormire a casa della nonna, fermandosi a cena per controllarla e arrivando ad abusare di lei perfino sotto il tetto della casa familiare, mentre i genitori, ignari, erano in un’altra stanza.

Fino a quando, lo scorso mese di dicembre, i genitori non avrebbero notato dei lividi sulle braccia casualmente scoperte della figlia che solo in quel momento sarebbe scoppiata a piangere, rivelando loro un calvario di soprusi, mentre il suo aguzzino, presente nella casa dove in pochi giorni era già riuscito a installarsi come “fidanzato”, si sarebbe scagliato con violenza contro entrambi, facendo scattare l’allarme e l’intervento dei carabinieri che lo hanno arrestato.

Non è stato sufficiente. Spacciandosi per vittima, dopo pochi giorni è tornato libero, fino a quando le successive indagini non hanno convinto la pm Chiara Capezzuto, lo scorso aprile, in piena emergenza Coronavirus, a chiedere per lui la misura di custodia cautelare, per cui adesso si trova ai domiciliari col braccialetto elettronico.

Mentre la diciassettenne e i familiari erano in ospedale a farsi refertare e lui in caserma, sentendo che erano stati portati al pronto soccorso di Belcolle, avrebbe simulato una crisi epilettica e si sarebbe fatto portare anche lui in ospedale per dare loro la caccia, non riuscendo nei suoi intenti solo perché bloccato dal personale. 

Pochi giorni fa l’ultimo atto, l’incidente probatorio nel corso del quale è stata cristallizzata la versione della vittima che, essendo minorenne all’epoca dei fatti, non dovrà così testimoniare in aula in caso di processo. Nel frattempo è emerso che il 19enne sarebbe recidivo, una sorta di maniaco seriale, che già in passato, pur non arrivando mai a tanto, avrebbe intercettato delle ragazzine, scegliendo vittime sempre molto giovani e di corporatura minuta, da adescare per poi violentarle e sottoporle a ogni genere di vessazione. 

Il giovane è iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di violenza sessuale, sequestro di persona, rapina e lesioni aggravate. 

“Perché – si legge nel capo d’imputazione -, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, dopo aver strappato dalle mani della minore, di anni diciassette, il telefono e dato una spinta, così assicurandosene il possesso al fine di impedirle di chiedere aiuto, minacciando di ledere l’incolumità fisica sua e dei suoi familiari, đicendole, tra l’altro, di conoscere il suo indirizzo, il luogo dove lavoravano i suoi genitori, di sapere che aveva due sorelle più piccole e dove andavano a scuola, nonché di aver inviato degli uomini pronti a far loro del male sotto l’abitazione familiare e che suo padre era un ‘pezzo grosso’ che avrebbe potuto rovinarle la vita, privava la ragazza della libertà personale, intimandole di fare ciò che lui voleva e imponendole di seguirlo dapprima in un B&b di Nepi, dove la costringeva due volte con percosse e minacce a subire rapporti sessuali completi.  E il giorno successivo, a Pomezia e a Roma, dove la costringeva di nuovo a pernottare in un B&b all’interno del quale la percuoteva e costringeva con violenza e minacce a rapporti sessuali più volte.

In un’occasione anche riprendendo la scena con il proprio smartphone, fino alla mattina successiva, lasciandola, inoltre, chiusa a chiave in camera per diverse ore.

Con l’aggravante di aver agito con crudeltà, avendo continuamente detto alla ragazza, mentre le usava violenza sessuale e la percuoteva, che avrebbe dovuto soffrire quanto aveva sofferto lui da piccolo, nonché avendole mostrato, la sera del 13 dicembre 2019 i suoi amici nei pressi della discoteca di Roma dai predetti frequentata, intimandole di non parlare con nessuno e, al contempo, schernendola sul fatto che loro si stavano divertendo, mentre lei si trovava in quella situazione. Nonché dicendole che l’aveva sicuramente messa incinta e che l’avrebbe costretta a tenere il bambino“. 

Il diciannovenne, inoltre, l’avrebbe percossa numerose volte “sia nel periodo in cui l’aveva privata della libertà personale, sia nei due giornl successivi, nei qualli continuava a trattenersi nel suo paese e a frequentare la sua abitazione, cagionandole lesioni personali consistite in contusioni multiple, in abuso sessuale, ecchimosi al collo, ematomi al braccio ed avambraccio sinistro e coscia sinistra, nonché ustioni di sigaretta su una mano, giudicate guaribili in 10 giorni”. 

Solo del video, che le avrebbe detto di stare girando mentre la violentava tenendo con una mano lo smartphone, gli investigatori non avrebbero trovato riscontro. Mentre, per l’appunto, si teme che il ragazzo possa avere fatto altre vittime. 


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28 giugno, 2020

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