Viterbo – Una escalation impressionante di denunce tra il 2019 e il 2022 a carico di Daniele Nuomi.
È il buttafuori 23enne di Pomezia, difeso dall’avvocato Luigi Mancini, in attesa del processo d’appello fissato a febbraio contro la condanna inflitta in primo grado lo scorso 27 settembre dal tribunale di Viterbo a 16 anni di reclusione per violenza sessuale, sequestro di persona, rapina e lesioni ai danni di una ragazza all’epoca 17enne intercettata in discoteca nell’autunno del 2019.
A marzo dovrà comparire davanti al giudice Emilia Conforti del tribunale di Roma con la triplice accusa di usurpazione delle funzioni pubbliche, truffa e estorsione ai danni di due straniere, intercettate dal 23enne alla stazione Termini spacciandosi per agente della Polfer.
Si spaccia per agente della polizia ferroviaria
Il 21 gennaio 2020, alla stazione Termini di Roma, si sarebbe spacciato con le due straniere, una delle quali vittima del furto di una borsa, per tale “Daniele Maoui Iannilli”, agente del nucleo di polizia giudiziaria della Polfer in servizio presso lo scalo della capitale.
Una “sceneggiata” andata avanti dalle 15, quando le ha incontrate fuori degli uffici della Polfer in attesa di sporgere denuncia, fino a circa le 20,15. Avrebbe convinto le vittime ad aspettarlo fuori, mentre andava a prendere visione dei filmati delle telecamere della videosorveglianza, dicendo poi loro di avere individuato quali potenziali ladri due “arabi”, portandole anche a fare un giro di perlustrazione per la stazione sulle tracce dei presunti malviventi.
Scatta il “riscatto controllato”
Il giorno successivo, mercoledì 22 gennaio di tre anni fa, avrebbe quindi chiamato al cellulare la vittima del furto, dicendole di avere organizzato una trappola per la cattura dei banditi: un “riscatto controllato”, al fine di sorprenderli e recuperare la refurtiva, invitandola a consegnargli 300 euro, prestati per l’occasione dall’amica. Si sarebbe quindi recato da solo al fantomatico appuntamento, tornando poco dopo col dire che la trappola non aveva funzionato e restituendo alle due ragazze soltanto 200 euro, trattenendo per sé gli altri cento euro.
Ricatti e minacce per far man bassa di preziosi
Non contento, il giorno dopo ancora, il 23 gennaio 2020, avrebbe costretto una delle vittime a consegnargli un orologio d’oro, due collane d’oro con ciondoli, un girocollo in oro a maglie intrecciate e svariate paia di orecchini con pietre assortite, ricattando le parti offese col dire che se lo avessero denunciato avrebbe organizzato una perquisizione nel loro appartamento e le avrebbe denunciate per calunnia, prostituzione e spaccio di stupefacenti. I preziosi sono stati poi rinvenuti in una gioielleria a cui li aveva venduti.
Una escalation di denunce tra il 2019 e il 2022
Il processo sarebbe dovuto iniziare l’anno scorso, ma nel frattempo Nuomi è finito prima in carcere e poi in Rems per lo stupro della 17enne viterbese. Tornato in libertà pochi giorni prima della sentenza, essendo venuta meno la misura del ricovero in Rems – essendo stato nel frattempo giudicato un soggetto scaltro e manipolatore, ma sano di mente e non socialmente pericoloso – il 7 dicembre scorso è finito nuovamente dietro le sbarre per avere violato l’obbligo di dimora disposto nell’ambito della sorveglianza speciale.
Intanto si è aperto a Roma un processo a suo carico per stalking ai danni di una 17enne conosciuta anche lei in discoteca a fine 1019 e un altro per truffa e sostituzione di persona. A ottobre, invece, è stato denunciato per stalking da una studentessa 22enne conosciuta al pronto soccorso di un ospedale romano e per truffa da un tassista della capitale cui non avrebbe pagato una corsa da 70 euro.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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