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Viterbo - Due anni e mezzo di reclusione e sospensione della patente per tre anni

Travolse e uccise ciclista, patteggia

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Vincenzo Ventura l'uomo fermato per la morte del ciclista Massimo Faccenda

L'arresto di Vincenzo Ventura

Massimo Faccenda

Massimo Faccenda

Il pm Paola Conti

Il pm Paola Conti

L'avvocato Paolo Delle Monache

L'avvocato Paolo Delle Monache

L'arresto di Ventura, scortato da polizia e carabinieri dopo l'interrogatorio col pm

Il furgone con cui è stato investito Faccenda

(s.m.) – Travolse e uccise ciclista, patteggia.

Ha patteggiato due anni e mezzo Vincenzo Ventura.

L’autotrasportatore 63enne di Fonte Nuova (Roma), arrestato per aver falciato il ciclista Massimo Faccenda senza prestargli soccorso, ha definito la sua posizione stamattina.

Il gup di Viterbo Salvatore Fanti ha accolto la richiesta di patteggiamento avanzata dai suoi legali Paolo Delle Monache e Sergio Nesci. Due anni e sei mesi di reclusione per omicidio colposo e omissione di soccorso, con sospensione della patente per tre anni.

I legali chiederanno l’affidamento in prova ai servizi sociali. La pena è inferiore ai tre anni e Ventura, con i suoi tre mesi di arresti domiciliari, ne ha già scontata una parte.

L’autotrasportatore fu arrestato il 13 ottobre 2011. Due giorni prima, aveva investito e ucciso il ciclista 53enne Massimo Faccenda. L’incidente avvenne nel primo pomeriggio sul raccordo Orte-Viterbo, all’uscita per strada Bagni.

Ventura stava consegnando medicinali col suo furgone quando ha travolto il ciclista. Faccenda è volato nel dirupo sottostante per oltre sette metri. Non è morto subito. Un suo amico, passato poco dopo in quel tratto di strada, ha sentito le sue urla provenire dal precipizio. Subito sono scattati i soccorsi e la corsa forsennata in ospedale. Ma Faccenda non ce l’ha fatta: è morto poco dopo l’arrivo a Belcolle.

Ventura è stato preso dopo una serrata caccia al pirata della strada durata quarantott’ore. Dopo l’incidente, riportò il furgone in azienda per farlo riparare. In un biglietto lasciato sul cofano, scrisse di aver urtato contro un palo. Fu il meccanico ad accorgersi che qualcosa non andava: il Doblò era troppo ammaccato per aver semplicemente preso un palo. Da lì la chiamata alla polizia e l’indagine lampo in sinergia con i carabinieri. Tempo due giorni e per Ventura scattò il fermo e poi gli arresti domiciliari.

Al pm Paola Conti disse di essere talmente stanco per i suoi massacranti orari di lavoro, da non essersi accorto del ciclista. “Ho realizzato di aver sbattuto contro qualcosa – affermò l’autotrasportatore all’interrogatorio -, ma non pensavo a un essere umano”.


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2 novembre, 2012

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