Bassano in Teverina – Dal febbraio 1950 all’aprile 1952, il maestro dell’illustrazione italiana Gino Boccasile disegna 27 copertine per il mensile erotico francese Paris tabou. Dal numero 6 al numero 32. Paris tabou usciva in edicola il giorno 20 di ogni mese.
Con singolare “tempismo” Boccasile morì il 10 maggio 1952, neanche tre settimane dopo l’uscita dell’ultima tavola della serie: una fantastica signorina nuda seduta di spalle in una vasca da bagno che a sua insaputa va inesorabilmente svuotandosi.
Un monello esibisce compiaciuto ai nostri occhi di lettori il “cavaturaccioli” (un trapano a manovella) con cui ha appena cavato il buco. Così il geniale illustratore del corpo femminile si congedava dalla vita: lasciandoci in dono, insieme con una potente coscia genuflessa (una di quelle che l’avevano reso famoso anni prima), un culo difficile da dimenticare. Di quelli che meriterebbero un saggio, o un film di Tinto Brass. Si sa, dove passa Boccasile lascia il segno.
Il tascabile osé d’oltralpe edito dalla Extensa, revue de charme che nel titolo riprendeva il nome di un noto locale notturno parigino dell’immediato dopoguerra, non gli sopravviverà di molto. Nato nel 1949, Paris tabou cesserà infatti le pubblicazioni già nel 1953.
Ma soprattutto, a sfogliarne la collezione completa, risulta evidente un fatto: prima di Boccasile Paris tabou era tutta un’altra cosa. Dopo di lui invece, non sarà più sé stessa. Se è vero, come è vero, che dal numero 33, in edicola a maggio, cioè a pochi giorni dalla morte del maestro, quasi a segno di lutto la testata abbandonava il disegno optando per una cover di fotografia. Si tenga presente che al suo interno la rivista (64 pagine) era già pressoché esclusivamente corredata da illustrazioni fotografiche.
Ma è curioso e significativo che le nuove copertine-foto continuino imperterrite a imitare modi e toni di un erotismo illustrato tutto á-la-Boccasile. Soprattutto per ciò che riguarda l’atteggiamento delle signorine protagoniste; ma anche per la preferenza accordata a bambolotti poppanti e cavallini di peluche mandati in scena in qualità di comprimari; per la gamma dei colori scelti e per la composizione stessa dello spazio “scenico”.
Boccasile nel secondo Dopoguerra tra “Decamerone” e Francia
Chi era e a che punto della propria carriera doveva sentirsi Gino Boccasile al giro di boa degli anni ’50? Evidentemente annoiato dall’eros tipico dell’Italia anteguerra, ancora tutto fatto in casa, ancora così compresso e castigato, vincolato alla dissimulazione e sdoganato solo per via di parodistici lapsus collettivi, l’ultimo Boccasile doveva sentirsi irresistibilmente attratto verso il nudo tout court. Ma il bigottismo post-’48 della nuova Italia non permetteva campo e non sembrava prometterne, almeno per il momento. Ecco dunque, da una parte la Francia, avanti anni-luce con i suoi locali a luci rosse e la sua morale disinibita, e quindi le copertine per Paris tabou; dall’altra un estremo tentativo di legittimare il nudo anche al di qua delle Alpi sfruttando l’effetto-ombrello della grande letteratura, e quindi le illustrazioni per il “Decamerone” di Boccaccio in edizione artistica a tiratura limitata.
Prima il Boccasile-Boccaccio. Il “Decamerone” è l’ultima fatica del maestro pugliese, rimasta incompiuta per via dell’improvvisa morte: ai primi di maggio del 1952 erano state infatti realizzate solo 62 tavole delle 101 previste. Il piano iconografico comprendeva una illustrazione per ogni novella, più una di proemio dedicata agli effetti della peste in Firenze. Il racconto boccasiliano per immagini si interrompe al principio della settima giornata, riservata alle beffe perpetrate dalle mogli sui rispettivi mariti (spesso fatti anche becchi).
Con quella splendida Tessa che trema, prosperosa e discinta, dinnanzi all’uscio serrato e intanto inganna con arguzia lo sciocco consorte Gianni Lotteringhi, infarcendogli la frottola dei bussi dispettosi di una improbabile (non meglio identificata) fantasima: improbabile certo, perché a bussare, dall’altra parte della porta, altri non è che Federigo, il baldo e tenero giovinotto suo amante. Tessa, che per l’anacronismo delle sue floride forme (coscia seno capezzolo che molto sanno di dieta metà secolo XX, più che di medioevi e zuppe di rape) assai ci ricorda le coeve sorelline di Paris tabou.
Bisogna però essere onesti: il “Decamerone” secondo Boccasile va ben oltre i confini del puro e semplice libro erotico illustrato. Non solo nudo, verrebbe da dire. Come l’universo narrato da Boccaccio è vasto quanto il mondo stesso – per cui sesso e nudo ne rappresentano una regione, importante quanto si voglia, ma pur sempre limitata – così il progetto didascalico di Boccasile non si riduce ai contenuti erotici del novelliere. Semmai, proprio come per Boccaccio, ci troviamo di fronte a un discorso sul posto e sul valore dell’eros nel più vasto orizzonte delle cose umane.
Per rendersene conto basta fermarsi a considerare lo sguardo che illustra novelle ove il tema erotico vada sottotraccia, per esempio quelle dedicate alle fortunate disavventure di Andreuccio da Perugia o alla paradossale santificazione post mortem dell’abominevole peccatore in vita ser Ciapperello. Certo, non sarà un caso che gli esiti più felici dell’incompiuta boccasiliana si registrino comunque per le tavole di corredo alle novelle erotiche.
Tutto sembra congiurare in tal senso: da una parte i molti interni e i ricorrenti notturni delle ambientazioni (con possibilità di trattare il nudo secondo suggestivi effetti luministici garantiti dalla presenza in scena di candelieri lampade fiaccole moccoli chiari di luna ecc.); dall’altra le frequenti situazioni di esplicita visione nella visione, ossia di un voyeurismo ironicamente teatralizzato (come nel caso della novella prima della giornata quinta).
Il Boccasile-Boccaccio vedrà la luce postumo nel 1955 per le edizioni d’arte “A la Chance du Bibliophile” (editore dal nome francese ma con sede a Milano) con la serie delle tavole completata da un team di illustratori di gran vaglia, da Rino Albertarelli a Walter Molino, e in perfetta sintonia, almeno per formazione e sensibilità, con i principi estetici del maestro scomparso. Particolarmente Albertarelli, che con Boccasile si era alternato in affiatato tandem, sia per le cover che per le strips della signorina, prima su “Grandi Firme” poi sulle colonne del suo erede diretto: “Il Milione” (dove la signorina “Grandi Firme” era riapparsa già dai primi numeri, sotto le mentite spoglie della bella, procace e maldestra Virginia).
Certo che anche solo per la sua inoppugnabile contiguità cronologico-tematica col “Decamerone” boccasiliano (ma anche per la concezione artistica sottesa, cioè lo status riconosciuto al nudo) il ciclo delle signorine Paris tabou meriterebbe un accurato raffronto critico con quest’opera-testamento. Opera da taluni rubricata – forse con troppa fretta e senza addurre le dovute pezze d’appoggio – come l’estremo capolavoro del maestro pugliese.
Torniamo ora a Boccasile e la Francia. A proposito dei suoi rapporti col mondo d’oltralpe sarà bene marcare qualche postilla. Se non altro perché proprio su tale momento della sua biografia artistica sembrano regnare ancora oggi singolare (e malcelato) imbarazzo e non pochi stereotipi: una certa qual alea, insomma, sostanzialmente in odor di perturbante e di rimosso.
Intanto andrà senz’altro ricordato il soggiorno parigino dei primissimi anni ’30: anche se in quell’occasione Boccasile – che certo non era ancora Boccasile – sembrò spendersi più che altro a saggiare le chance di una eventuale carriera da pittore. Subito abortita però, se è vero che, inaugurata nel 1932 con l’esposizione di due quadri al “Salons de Indépendants”, essa si chiudeva in quello stesso anno col repentino rientro in Italia e la ripresa del mestiere di illustratore per riviste femminili.
Interessante notare anche che in certe biografie boccasiliane diffuse sul web, per qualche malinteso anacronismo (deve trattarsi, evidentemente, di sviste di default) si tende erroneamente ad anticipare e a sovrapporre la collaborazione del maestro con Paris tabou proprio a quel soggiorno tra le due guerre. D’altro canto, nella voce a lui dedicata sul “Dizionario Biografico degli Italiani”, tale collaborazione non è neppure menzionata.
Ci sarebbero poi le presunte illustrazioni per “Teofilo il satiro” datate 1947, commissionategli dall’editore parigino Lisieux. Condizionale e aggettivo dubitativo sono d’obbligo, visto che sembra di trovarsi al cospetto di un vero e proprio libro-fantasma: in quasi tutti gli scritti su Boccasile infatti (compreso questo, lo ammettiamo) vi si fa almeno un cenno, ma nessuno è stato finora in grado di recuperare l’introvabile volume per riproporne almeno qualche tavola.
Se poi volessimo divertirci a “leggere” fra le righe di certe omissioni o ad “ascoltare” in modo serio i toni usati da certi biografi, sembrerebbe quasi che in quel difficile dopoguerra per Boccasile i disegni erotici non fossero altro che un imbarazzante dover fare di necessità virtù. Senza troppi margini cioè per trarne vanto. E dunque sarebbe stato più che onesto il non aver voluto lasciare da parte sua fama alcuna del fatto. Mentre a noi sembra indubitabile l’esatto inverso: l’erotismo boccasiliano fu approdo conseguente di un’intera parabola creativa.
Antonello Ricci
Articoli: Boccasile, l’inventore delle cosce con la “C” maiuscola – Boccasile, il grande artista che ha disegnato le più belle pubblicità della prima metà del Novecento di Silvio Cappelli – Boccasile maestro dell’erotismo fascista di Carlo Galeotti
La mostra gratuita Boccasile maestro dell’erotismo fascista e la passeggiata gratuita Boccasile: l’eros in camicia nera con Antonello Ricci
La mostra gratuita Boccasile maestro dell’erotismo fascista si tiene nel centro storico di Bassano in Teverina dal 1 al 15 settembre 2020. Esposte per le vie del centro storico 20 grandi immagini delle copertine di Paris tabou e della rivista di Pitigrilli e Cesare Zavattini Le grandi firme.
In occasione della mostra verrà organizzato anche passeggiata gratuita Boccasile: l’eros in camicia nera. Una passeggiata-racconto ideata e organizzata da Tusciaweb, comune di Bassano in Teverina e associazione delle “Comunità” narranti”.
Conduce Antonello Ricci. Partecipa la narratrice Simonetta Celli.
La passeggiata si snoderà per vie e piazze del pittoresco borgo della Teverina. Prendendo spunto dagli splendidi disegni delle “signorine” fiorite dalla matita e dal pennello di Boccasile.
Ricci rievocherà l’approdo del costume e della cultura italiani dal mondo contadino e di paese dell’anteguerra al tempo libero borghese e cittadino del Miracolo italiano.
In contrappunto Simonetta Celli narrerà invece lo sbarco a Bassano negli anni ’70 della picara compagnia di varietà del leggendario Bagaglino targata Mario Castellacci, Oreste Lionello e Pippo Franco. Con riverberi e riecheggi davvero intriganti e insospettati. Partecipazione gratuita. Appuntamento domenica 6 settembre ore 10 in piazza Nazario Sauro a Bassano in Teverina.
Nel rispetto della normativa anti-Covid, l’organizzazione si raccomanda di portare la mascherina. Nel corso dell’iniziativa si richiederà di evitare assembramenti.
Boccasile
Luigi (Gino) Boccasile nacque a Bari il 14 luglio 1901.
Due episodi segnarono la sua infanzia: la morte del padre a soli due anni per un calcio di cavallo e la perdita di un occhio per uno schizzo di calce viva mentre era andato a giocare con degli amici in un cantiere edile.
Nel 1918 si trasferisce con la madre a Milano dove iniziò a collaborare con lo studio grafico Achille Luciano Mauzan disegnando anche figurini e modelli di abiti da donna.
Nel 1930 produsse 30 cartoline per commemorare la Fiera del Levante di Bari.
Su richiesta di Mauzan si trasferì in Argentina, ma dopo due mesi rientrò in Italia per partire subito dopo per Parigi dove nel 1932 espose quadri al Salon des Independantes. Tornato a Milano collabora con diverse riviste e illustra collane di libri per ragazzi pubblicati da Rizzoli e Mondadori.
Tra il 1937 e il 1938 realizza 76 copertine con la Signorina grandi firme che comparivano sulla rivista Le grandi firme periodico fondato da Pitigrilli, trasformato successivamente in settimanale da Cesare Zavattini, edito da Arnoldo Mondadori.
Nel 1938 fa parte dei firmatari del Manifesto della razza appoggiando così le leggi razziali fasciste.
Durante la seconda guerra mondiale viene nominato grafico propagandista dal ministero della Guerra e dopo l’8 settembre 1943 aderisce alla Repubblica sociale italiana di cui cura i manifesti di propaganda.
Alla liberazione è incarcerato per collaborazionismo.
Nel 1946 riprende la sua attività disegnando cartoline per il Msi.
Nel 1947 inizia a collaborare con una serie di campagne pubblicitarie (Paglieri, Yomo, Locatelli…) e nel 1950 disegna su diversi periodici. Realizza anche le copertine della rivista erotica francese Paris tabou con cui collaborò fino alla morte avvenuta il 10 maggio 1952 per un attacco di pleurite. Lasciò incompiuta l’illustrazione del Decamerone di Boccaccio a cui stava lavorando.
Laura Ognibene
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