Civita Castellana – Un 2020 pieno di delusioni, alcune anche col sapore della beffa. Per la Jvc Civita Castellana l’anno che va in archivio è forse il più difficile in assoluto nella storia della società.
La serie di colpi che hanno subito i rossoblù da marzo a oggi è di quelle che abbatterebbero un toro. Prima nel girone, pronta a giocarsi la qualificazione per la serie A3, la formazione civitonica si è vista cancellare tutti i risultati ottenuti fino a quel momento dall’arrivo del Covid. Ma il presidente Francesco Santini cerca comunque di guardare avanti, sperando di “poter finalmente ricominciare a giocare”.
Che aggettivo usa per definire questo 2020?
“Deludente è l’unico che posso usare. A marzo eravamo in testa al nostro girone ed eravamo pronti a lottare per un posto in serie A. Poi è stato azzerato tutto. A settembre siamo ripartiti, ma il campionato è stato rinviato prima a novembre e poi a gennaio. Praticamente, sul piano formale, è da settembre 2019 che spendiamo soldi per non partecipare a niente. Un’amarezza assoluta”.
Quando ha realizzato che stava succedendo qualcosa di straordinariamente grave?
“Dal punto di vista lavorativo mi ero reso conto quasi subito che eravamo di fronte a un momento terribile, ma non mi aspettavo che la cosa avesse ripercussioni così forti anche sul mondo dello sport”.
Qual è stato il momento peggiore?
“Senza dubbio ad aprile, quando la federazione ha annunciato l’annullamento di tutti i campionati in corso. Sulle prime eravamo addirittura convinti che fosse uno scherzo, e invece ci siamo visti davvero cancellare da un momento all’altro sette mesi di sacrifici sportivi ed economici. Come se non avessimo fatto nulla. Col massimo rispetto per tutte le società, ci è sembrato ingiusto mettere sullo stesso piano chi era primo in classifica e chi era ultimo”.
Come valuta l’operato della Fipav nella gestione dell’emergenza?
“A marzo fermarsi era l’unica cosa giusta, vista la forza e la velocità con cui la pandemia stava travolgendo tutto. Dopo, però, si sarebbe potuta trovare una soluzione per gratificare i risultati che erano stati ottenuti fino a quel momento. E in autunno il programma di ripartenza è stato gestito male. Prima le società sono state costrette ad adeguare i palazzetti ai nuovi protocolli, poi abbiamo ripreso gli allenamenti, poi, quando eravamo pronti, è stato rinviato tutto, e per ben due volte. Se non c’erano certezze su quello che sarebbe successo, perché farci spendere soldi inutilmente per quattro mesi?”.
Secondo lei cosa si sarebbe dovuto fare?
“I campionati nazionali possono disputarsi, lo prevedono i Dpcm. E la serie B è un campionato nazionale, quindi secondo me, usando formule e precauzioni opportune, si poteva giocare. Se invece le condizioni per farci giocare non c’erano a prescindere, bisognava dirlo da subito”.
Teme che non si riparta nemmeno a gennaio?
“Voglio essere ottimista e pensare che si riparta. Si deve ripartire, è forse l’ultima chiamata per salvare il futuro di questo sport”.
Cosa succederà se a gennaio non si dovesse tornare in campo?
“Il movimento della pallavolo perderà parecchi pezzi, tra i quali, chissà, potremmo esserci anche noi. Le aziende in questo periodo hanno grandi problemi ed è difficile ottenere una sponsorizzazione. Se poi i campionati non si giocheranno, allora diventerà proprio impossibile, perché si perderà credibilità e interesse”.
Alessandro Castellani
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY