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Bilanci di fine anno 2020 - Economia - La segretaria provinciale della Cna Viterbo e Civitavecchia: "Solo ad aprile il 50% delle imprese del settore ha perso più di un terzo del fatturato"

“Una crisi inimmaginabile affrontata dagli artigiani con sacrificio eroico”

di Francesca Buzzi
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Viterbo – “Una crisi inimmaginabile affrontata dal mondo dell’artigianato con un sacrificio grande, quasi eroico”. Luigia Melaragni, segretaria provinciale della Cna di Viterbo e Civitavecchia, traccia un bilancio del 2020, fortemente segnato dal Covid. I dati sono allarmanti se si pensa che, secondo i dati su un campione di imprese associate alla Cna, solo ad aprile il 50% degli artigiani ha perso più di un terzo del fatturato. Tantissime poi, le ore di cassa integrazione richieste, delle quali sono state liquidate solo il 70%.

Luigia Melaragni, che anno è stato questo 2020, profondamente condizionato dal Covid?
“E’ stato un anno senza dubbio molto difficile. Il mondo dell’artigianato è stato chiamato a un sacrificio grande, che potremmo definire eroico. Le piccole imprese del nostro territorio non si sono lasciate sopraffare e hanno mostrato un forte senso di responsabilità, sia quelle che anche durante il lockdown hanno tenuto aperte le attività per garantire i servizi e i beni essenziali alla comunità, sia di quelle che hanno sospeso o ridotto il loro lavoro per il contenimento della diffusione del contagio e per tutelare dipendenti e collaboratori”.

Ha qualche dato preciso che possa farci capire in maniera oggettiva il conto salato che ha pagato l’artigianato nel 2020?
“Stiamo concludendo in queste settimane un’analisi completa che ci darà una fotografia esatta dello stato della nostra economia. Intanto però possiamo citare due dati significativi riferiti all’artigianato.
Il primo è che il 50% della imprese artigiane ha registrato una contrazione del fatturato superiore a un terzo nel mese di aprile: è la percentuale calcolata sulla base di un campione rappresentato da 943 imprese artigiane che usufruiscono dei servizi fiscali di Cna. L’altro dato riguarda il ricorso agli ammortizzatori per i dipendenti delle imprese artigiane, ad esclusione di quelle dell’edilizia. Ci riferiamo alle prestazioni Covid-19 di Eblart (Fondo bilateralità artigiana). Il dato per la provincia di Viterbo, aggiornato al 29 settembre, è questo: hanno presentato la domanda 879 imprese per 2.745 lavoratori, per un importo complessivo rendicontato di 6 milioni e 22mila euro. Di questi sono stati erogati finora soltanto il 70% ovvero 4 milioni e 224mila euro. 

Chi, più nel dettaglio, ha avuto maggiore bisogno di ricorrere alla cassa integrazione?
“Un quarto delle domande sono state presentate dalle imprese dei servizi alla persona (228 per 443 lavoratori). Seguono quelle della produzione e lavorazione di metalli/meccanica di precisione (217 per 738 lavoratori), dell’installazione di impianti per l’edilizia (126 per 312 lavoratori), dell’alimentare (84 per 242 lavoratori), della lavorazione del legno (34 per 135 lavoratori), dei trasporti (34 per 133 lavoratori). Ma tutti i settori hanno fatto ricorso a questo strumento. Una richiesta senza precedenti”.

 

Luigia Melaragni (Cna)

 

Quanti non ce l’hanno fatta e si sono visti costretti a chiudere imprese e attività?
“Il primo trimestre del 2020 è stato per l’artigianato, nella Tuscia, tra i peggiori degli ultimi anni, con un saldo negativo, tra iscrizioni e cancellazioni, di ben 109 unità e un tasso di crescita pari a -1,51%. Nel secondo e terzo trimestre il segno è stato lievemente positivo, a conferma della testimonianza di resistenza dell’artigianato e di uno stato di attesa. I dati completi arriveranno ad inizio 2021 e solo in quel momento potremo renderci conto di quanto hanno influito le difficoltà determinate dalla seconda ondata di contagi. Invito comunque a riflettere su un dato: dal 2008 a fine 2019, l’artigianato nella provincia di Viterbo ha perso più di 1.000 imprese: da 8.258 a 7.177 attive (da 8.321 a 7.224 registrate). Di pari passo, il totale delle imprese attive iscritte al registro della Camera di Commercio è sceso da 34.410 a 32.972 imprese (da 38.200 a 37.831 registrate). Possiamo permetterci di perdere questo patrimonio imprenditoriale? Di impoverirci di competenze, di creatività, di ingegno? E’ una riflessione che riguarda l’artigianato come gli altri settori economici, in particolare il turismo che consideriamo un volano per lo sviluppo della Tuscia e dove la qualità dei servizi e la progettualità sono cresciute notevolmente”.

Come si è messa a disposizione la Cna, in particolare durante il lockdown e in generale per tutto l’anno, nei confronti degli artigiani alle prese con una crisi così improvvisa e profonda?
“Con la pandemia si è aperta all’improvviso una crisi inimmaginabile, che ha imposto anche alla nostra associazione una riorganizzazione del lavoro, con l’attivazione di una task force per la gestione delle novità che si sono succedute a livello di normative, nonché di servizi di informazione e di assistenza ancora più capillari ai nostri associati e non solo. Tutto il personale è stato costantemente in contatto con le imprese, si può dire h24, nel lungo lockdown. La crisi pandemica, non c’è dubbio, deve essere considerata una sorta di spartiacque per il mondo dell’economia. Nulla sarà più come prima”.

Un cambiamento profondo che la pandemia ha causato o, in alcuni casi, accelerato. Ma c’è qualcosa che il Covid ha insegnato agli artigiani?
“Tra lockdown e distanziamento sociale tutti noi ci siamo scoperti più digitali. E c’è chi è riuscito a fare della necessità una virtù. Il progetto di digitalizzazione era già iniziato, ma la spinta per qualcuno è stata determinante. Molte piccole aziende e artigiani hanno intensificato la loro presenza online, su siti internet e social network, per vendere o magari anche solo per presentare i propri prodotti e farsi conoscere. In alcuni settori, come quello dei servizi alla persona, non era praticabile lavorare in rete, ma c’è chi non si è dato per vinto e ha puntato magari su altro, tipo la vendita di cosmetici a distanza. Gli alimentari grazie al delivery hanno potuto tamponare un po’ le perdite che altrimenti sarebbero state davvero disastrose”.

Viterbo - Luigia Melaragni della Cna

 

E le istituzioni? Dal governo in giù, chi ha fatto bene e chi no?
“Il governo si è trovato senza dubbio di fronte una situazione senza precedenti e per niente facile da affrontare. In un primo momento penso che i bonus erogati alle categorie più colpite dalle chiusure erano un buono strumento. Poi, però, a mio avviso si doveva cambiare parametro: basarsi sugli stessi criteri di marzo e aprile ha provocato diverse ingiustizie perché si è finito per dare soldi anche a chi non ha avuto eccessive perdite negli ultimi mesi, mentre si sono lasciate all’asciutto altre realtà che ne avevano più bisogno.
Riconosciamo però al governo e alla Regione Lazio di aver effettuato un’iniezione di risorse potente nel corso di questi mesi anche se, riguardo al livello nazionale, ci sono stati spesso ritardi ingiustificati: quello nel trasferimento delle risorse al fondo Fsba o quello sull’erogazione delle casse integrazioni, pagate anche quattro mesi dopo. Anche i Comuni sono stati vicini ai cittadini e alle imprese, compiendo grandi sforzi per sostenerli. 
Altro capitolo importante per l’economia del Paese sono stati i 20 milioni di euro stanziati dal governo per l’imprenditoria femminile. Un investimento enorme che non si vedeva da quasi 30 anni e che andrà ad aiutare un settore molto colpito dalla pandemia, per via del carico di impegni delle donne, soprattutto delle mamme, nei mesi di lockdown in cui anche le scuole chiuse erano chiuse”.

Cosa dovrà essere fatto nel prossimo futuro per uscire da questa crisi profonda?
“Oggi si impone la necessità di fare un salto, di accelerare i processi di ammodernamento e innovazione. E’ quello che abbiamo proposto con la “Piattaforma per il rilancio del territorio” siglato da Cna con i sindacati Cgil, Cisl e Uil, Unindustria, Federlazio e Camera di Commercio. Non si può restare ancorati a una gestione della crisi solo emergenziale. Bisogna pensare alle generazioni future, lavorare per un modello di sviluppo sostenibile, con una visione di medio – lungo termine. E bisogna farlo in fretta.
Poi non si deve fallire sul Next Generation Eu. E’ indispensabile accelerare la transizione digitale completando le reti infrastrutturali, ammodernandole e mettendole in sicurezza dove necessario.
Infine non vanno dimenticate sanità, formazione e istruzione. Si deve puntare sulla valorizzazione del patrimonio culturale, artistico e ambientale, risorsa straordinaria anche per il turismo”.

E poi c’è l’ambiente, altro grande tema del futuro. Anzi del presente. Cosa ne pensa del Superbonus 110%? Darà davvero nuova linfa all’edilizia?
“L’efficientamento energetico delle costruzioni è una delle priorità del settore che deve essere incentivato  con la conferma del Superbonus 110%, strumento potente per il rilancio di tutta la filiera edile per i prossimi anni. Il beneficio andrebbe esteso anche ai capannoni. Per questo riteniamo molto deludente la proroga del Superbonus 110% al 2022 con la formula di sei mesi più sei, prevedendo gli ultimi sei mesi solo per consentire il completamento dei lavori. Cna aveva proposto la proroga almeno al 2023, perché il Superbonus e le altre detrazioni per un nuovo abitare, sostenibile e sicuro, sono un importante stimolo per la ripresa economica, considerando che la filiera delle costruzioni assicura un rilevante effetto moltiplicatore sulla crescita. Inoltre l’incentivo rappresenta l’unico strumento efficace per consentire all’Italia di raggiungere gli ambiziosi obiettivi di riduzione delle emissioni, definiti la scorsa settimana in ambito europeo. La Regione, dal canto suo, ha fatto un significativo passo in avanti in materia di sviluppo sostenibile, con l’approvazione delle linee d’indirizzo per l’utilizzo delle risorse della nuova programmazione europea”. 

 

Luigia Melaragni

Cos’altro andrebbe fatto per le piccole imprese e gli artigiani? 
“I due macigni più pesanti sono i soliti: la tassazione e la cattiva burocrazia. Su questo punto, siamo concreti, basta applicare tre semplici principi: autocertificazione, onere della prova a carico dell’amministrazione per favorire l’iniziativa imprenditoriale, chiarezza e semplicità delle norme. Sono necessari interventi specifici per gli artigiani e le piccole imprese, anziché a taglia unica. È un aspetto non di secondo piano. Ci sono misure da tarare sulle realtà di piccola dimensione, altrimenti restano inutilizzate, inefficaci. Sono tanti i passi da compiere. Nel credito, dove vanno privilegiati modelli alternativi, meno rigidi rispetto a quelli attuali, e in ogni settore di attività. Per esempio, che si aspetta ad affidare la revisione dei mezzi pesanti ai centri privati? E, certo, nel progetto di Cna l’artigianato artistico e tradizionale ha uno spazio di rilievo: la proposta è quella di un piano strategico per “un Rinascimento dell’artigianato italiano che sa coniugare bellezza e qualità”. Anche in questo caso, una proposta concreta: la sperimentazione di nuove misure fiscali, come un iper-avviamento per chi acquista un’impresa e ne prosegue l’attività”.

Per chiudere una domanda più personale. Luigia Melaragni come ha vissuto il Covid? Farà il vaccino?
“E’ stato un anno pesantissimo, per l’economia e per tutti in generale. Quindi dico assolutamente sì al vaccino. Non appena potrò farlo lo farò ben volentieri. Mi sono sempre fidata del sistema sanitario nazionale e continuerò a farlo anche in questo caso. E’ stato compiuto un enorme sforzo a livello europeo che speriamo ci permetta di liberarci presto di questo incubo”.

Francesca Buzzi


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