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Bilanci 2020 - Sport - Il delegato provinciale della Figc Renzo Lucarini: "Non mi aspettavo una reazione così forte da parte delle società"

“Un 2020 disastroso, ma l’amore per il calcio batterà anche la pandemia”

di Alessandro Castellani
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Sport - Calcio - La festa del calcio viterbese - Renzo Lucarini

Sport – Calcio – Renzo Lucarini

Viterbo – “Il 2020 è stato disastroso, ma la forza e la passione che hanno avuto le società mi permette di dire che il calcio amatoriale supererà anche la pandemia”. Renzo Lucarini, il delegato provinciale di Viterbo della Figc, è un veterano dello sport, e proprio l’esperienza lo aiuta a tenere la barra dritta anche nei momenti di burrasca più violenta.

Questo 2020 è stato un anno orribile sotto tutti i punti di vista, ma lo sport amatoriale è forse tra i settori che hanno subito di più la pandemia. È d’accordo?
“Partiamo dal presupposto che abbiamo vissuto un anno disastroso, su questo non ci piove. Però va detto che tutte le parti in causa, compreso lo Stato, hanno fatto il possibile per stare vicino al mondo dello sport, sia professionistico che dilettantistico. Dopo la prima ondata del virus, temevamo che un numero notevole di società sarebbe scomparso. E invece non è stato così: in estate abbiamo programmato il nostro girone di Terza categoria provinciale con 15 squadre e tutto il settore giovanile completo. Eravamo pronti a ripartire con entusiasmo”.

Poi è arrivata la seconda ondata…
“Una catastrofe che va persino oltre il dramma sanitario che ha vissuto il Paese. Si è di nuovo fermato tutto, ma non si poteva fare diversamente, perché la salute vale molto più di una partita di calcio”.

Secondo lei, se non ci fosse stato il ritorno del contagio, sarebbe stato possibile disputare i campionati amatoriali rispettando i protocolli sanitari imposti in estate?
“Obiettivamente sarebbe stato molto difficile. Il calcio minore si gioca su impianti che molto spesso hanno strutture piccole. In un campo con due spogliatoi da quattro docce ciascuno, non immagino quanto ci sarebbe voluto per far lavare tutti i giocatori, specie in inverno…”.

Ad ogni modo si è fermato tutto prima di arrivare a quel punto. E adesso?
“Adesso aspettiamo di ripartire di nuovo. Se potremo ricominciare alla scadenza del Dpcm del 15 gennaio, ci vorrà qualche settimana per consentire alle squadre di riprendere gli allenamenti e poi si potrà tornare a giocare”.

Come avete riorganizzato il calendario dei campionati?
“Se a gennaio non ci saranno ulteriori rinvii, con un girone unico potremmo riuscire a completare il campionato. Chiaramente sappiamo fin da ora che sarà impossibile recuperare le partite nei giorni infrasettimanali, visto che al nostro livello non ci sono calciatori professionisti. Ma non abbiamo ancora deciso niente, perché prima di stabilire certe cose vogliamo confrontarci con le società. E lo faremo solo quando saremo sicuri al 100% di ripartire, prima sarebbe inutile”.

Che rapporto avete tenuto con le società in questo periodo?
“Veramente ottimo. Loro hanno capito la situazione e noi abbiamo cercato di aiutarle. Per esempio abbiamo fatto pagare solo la prima rata d’iscrizione e abbiamo previsto altri meccanismi di sostegno. Le società stanno aspettando che si possa ripartire in sicurezza e in tranquillità, come noi. Il problema è come ripartire, ma è già bello che ci sia stata una resistenza così forte all’impatto terribile della pandemia”.

Col senno di poi, è vero che la breve ripartenza autunnale prima del secondo stop ha fatto più male che bene alle società?
“Le società hanno capito la situazione con grande maturità. Magari hanno mugugnato, ma hanno fatto quello che veniva chiesto per ripartire il più possibile in sicurezza. In quest’esperienza della pandemia c’è stata una crescita da parte delle società sportive nell’atteggiamento verso le istituzioni. Poi, chiaramente, il secondo stop è stato una botta ancora più forte del primo, ma sono convinto che basti ripartire a gennaio per sistemare tutti i problemi. Almeno per quanto riguarda le categorie del calcio locale, cioè quelle su cui ci stiamo concentrando in questo discorso”.

In un momento così terribile, da dove è venuta tutta questa forza di andare avanti da parte delle società?
“Il fatto che ancora non sono stati chiesti i soldi delle iscrizioni ha sicuramente aiutato. Ma più che a livello economico, la forza di andare avanti viene dalla passione infinita che hanno le persone che compongono queste piccole società. Una squadra di calcio porta gioia, divertimento e vitalità a un territorio, che sia un piccolo paese o un quartiere di città. La forza di andare avanti secondo me arriva da qui, dalla voglia di reagire delle comunità”.

E se invece a gennaio non si dovesse ripartire?
“Abbiamo lavorato e stiamo ancora lavorando tantissimo per riprendere le attività. Meglio non pensare a scenari diversi”.

Alessandro Castellani


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3 gennaio, 2021

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