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Tribunale - Imputato davanti al gup anche un 62enne - Vittima e parte civile un costruttore

È un ex magistrato il notaio accusato di usura da un imprenditore

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Viterbo - Palazzo di giustizia

Viterbo – Palazzo di giustizia

Angelo Di Silvio

Il difensore di parte civile Angelo Di Silvio

Viterbo – (sil.co.) – Notaio accusato di usura da un imprenditore, il professionista ha un passato da magistrato.

È un ex magistrato il notaio sessantenne romano accusato di usura aggravata in concorso davanti al gup del tribunale di Viterbo. Il prossimo 10 giugno, l’imputato potrà dire la sua verità nel corso dell’interrogatorio programmato giovedì scorso, dopo l’accoglimento da parte del giudice per le indagini preliminari della richiesta di rito abbreviato del difensore Riccardo Micci che, in caso di condanna, gli consentirà di usufruire dello sconto di un terzo della pena. Lo stesso giorno si deciderà la sorte del coimputato, un 62enne di Magliano Sabina, per il quale si procederà invece con la discussione.

Per entrambi ha chiesto il rinvio a giudizio il pm Stefano D’Arma. Parte civile con l’avvocato Angelo Di Silvio la presunta vittima, un imprenditore edile. Il difensore del costruttore è pronto a chiedere un risarcimento di 4 milioni di euro.

Al centro della vicenda i rapporti tra il costruttore e una società finanziaria con sede presso lo studio di un commercialista di Viterbo. La vittima – la cui società è stata dichiarata fallita il 7 agosto 2017 – avrebbe visto volatilizzarsi un ingentissimo patrimonio immobiliare composto da otto autorimesse, due depositi, una villa in Sardegna, un complesso di 12 appartamenti e nove autorimesse.

Gli indagati sarebbero stati, all’epoca dei fatti, i legali rappresentanti della società finanziaria. La procura, in fase preliminare, ha disposto una perizia, affidata al commercialista Giancarlo Puri. 

Nelle loro vesti, avrebbero stipulato contratti di finanziamento a favore dell’impresa di costruzioni, praticando tassi che avrebbero superato il tasso soglia previsto in materia di usura. Ad esempio, un importo di 35mila euro erogato il 18 dicembre 2007, da restituire in due rate, il 28 febbraio e il 31 marzo 2008, per un importo complessivo di 40mila euro, con un tasso dichiarato del 18%, mentre il tasso effettivo applicato era del 50,12%, ossia superiore al tasso di soglia  vigente che all’epoca era del 18,80%.

Nel 2008, avendo bisogno di liquidità per ultimare il complesso d 12 appartamenti e nove garage, la vittima si sarebbe rivolta alla finanziaria, che si sarebbe resa disponibile “previa cessione delle quote di maggioranza e conseguente ingresso nella compagine sociale”. 

Grazie a tale operazione, il 10 marzo 2009, il 62enne di Magliano Sabina è stato nominato amministratore unico, carica grazie alla quale avrebbe spogliato patrimonialmente la società  degli immobili di proprietà a favore di due altre società a lui ricollegabili, con corrispettivi nettamente inferiori al loro valore di mercato. Avrebbe inoltre sottratto, secondo l’accusa, ingenti somme di denaro a favore della finanziaria, sotto forma di restituzione di finanziamenti, molti dei quali effettuati in contante, senza alcuna quietanza e per importi nettamente superiori al limite consentito dalla norma di legge sull’utilizzo del contante. 


– Usura aggravata in concorso, la procura chiede il rinvio a giudizio di un notaio


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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8 febbraio, 2021

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