Caprarola – Padre “giustiziere” accoltella il minorenne che avrebbe a sua volta accoltellato il figlio durante una rissa. Lui è stato arrestato a suo tempo per tentato omicidio, ma a processo per resistenza sono finiti anche due suoi fratelli intervenuti in “soccorso” mentre i carabinieri lo stavano bloccando evitando una tragedia. E’ successo poco più di un anno fa nel centro di Caprarola.
Sono scaturiti ben tre diversi procedimenti dalla violenta lite finita a coltellate scoppiata tra due giovani albanesi e due romeni nella tarda serata di sabato 3 ottobre 2020 in piazza Guglielmo Marconi a Caprarola. Uno per tentato omicidio, uno per rissa e un altro per violenza e resistenza a pubblico ufficiale.
Quest’ultimo è sfociato in un processo, ripreso ieri con la testimonianza delle parti offese, due carabinieri della compagnia di Ronciglione, davanti al giudice Francesco Rigato, a carico di una coppia di fratelli albanesi, a suo tempo arrestati in flagranza, difesi dall’avvocato Franco Taurchini.
Carabinieri e 118
“Due feriti in ambulanza, due in fuga”
“Quando siamo giunti sulla piazza – hanno spiegato i due carabinieri aggrediti dagli imputati durante l’intervento – c’erano due albanesi feriti a coltellate già a bordo dell’ambulanza, mentre due romeni, anche loro insanguinati, erano scappati verso via Garibaldi”, hanno spiegato.
“Li abbiamo inseguiti, bloccati e riportati indietro, mentre era in corso un violento acquazzone, mettendoli al riparo dalla pioggia sotto la tettoia di un bar della piazza e chiamando un’altra ambulanza”.
“Due coltellate, che sarebbero diventate 3-4”
Tragedia sfiorata quando è intervenuto un genitore pronto a farsi giustizia da solo. “A un certo punto è giunta una persona, che poi abbiamo scoperto essere il padre di uno dei due albanesi feriti a bordo dell’ambulanza, il quale, approfittando della concitazione del momento, si è avvicinato ai due romeni sotto la pensilina e li ha presi a calci, sferrando due coltellate al minorenne, che sarebbero diventate anche 3 o 4, se non lo avessimo fermato in tempo”.
Imparentati tra loro e con il padre “giustiziere” gli imputati: fratelli dell’accoltellatore e zii del figlio ferito. La coppia si sarebbe avventata sui militari in quel frangente, mentre stavano bloccando e disarmando il congiunto.
“Per fermare gli imputati fu necessario lo spray al peperoncino”
Come detto, l’albanese si sarebbe scagliato contro il minore romeno per vendicare l’accoltellamento del figlio. In suo soccorso, mentre i carabinieri evitavano il peggio bloccandolo, sarebbero quindi intervenuti due suoi fratelli, ovvero gli attuali imputati di resistenza a pubblico ufficiale, che avrebbero aggredito alle spalle i militari nel tentativo di fermarli, proprio mentre stavano ammanettando l’accoltellatore, arrestato qualche giorno dopo per tentato omicidio.
“Per fermare i due fratelli albanesi fu necessario lo spray al peperoncino”, hanno ricordato i testimoni. Tanta sarebbe stata la violenza dell’attacco che uno di loro – entrambi arrestati e rimessi in libertà con l’obbligo di firma tre giorni dopo – avrebbe perfino strappato la divisa di uno dei carabinieri.
Vittima al Gemelli in pericolo di vita
Il minorenne romeno aggredito dal padre di uno dei rivali albanesi, rimasti a loro volta feriti e condotti in ospedale, fu ricoverato al policlinico Gemelli di Roma – prima in pericolo di vita poi in prognosi riservata – in seguito alle profonde ferite da arma da taglio che gli hanno sfiorato il polmone quando l’aggressore l’ha colpito al petto con due coltellate.
Due romeni e tre albanesi furono iscritti dalla pm Eliana Dolce nel registro degli indagati, a vario titolo, per rissa aggravata da lesioni, tentato omicidio e porto abusivo di armi. L’albanese accoltellatore è stato arrestato qualche giorno dopo per tentato omicidio. I fratelli furono arrestati in flagranza per violenza e resistenza a pubblico ufficiale: il processo riprenderà il prossimo 13 ottobre.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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