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Vetralla - Processo d'appello per un 53enne albanese - Dimezzata la pena della prima sentenza

La seduce e la fa prostituire, condannato a due anni

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L'imputato, M.F.

L'imputato, M.F.

Dimezzata la pena al 53enne albanese accusato di sfruttamento della prostituzione.

La Corte d’appello di Roma ha applicato un consistente sconto di pena a M.F., arrestato due anni fa dai carabinieri di Vetralla.

Secondo le indagini, aveva prima sedotto una 33enne polacca. Poi, dopo averle promesso un lavoro, l’avrebbe costretta a prostituirsi sull’Aurelia Bis. Da qui, il nome dell’operazione che portò all’arresto del 53enne e del suo complice più giovane.

In primo grado, il tribunale di Viterbo lo aveva condannato a quattro anni. La prova regina era l’accorata testimonianza della 33enne, raccolta in fase di indagini dai carabinieri. La donna aveva raccontato di essere stata circuita da M.F., conosciuto in Grecia, che le aveva fatto credere di amarla e di poterle trovare un impiego in Italia. Ma, una volta arrivata, si è ritrovata a vendersi sul marciapiede e a mantenere quelli che, per l’accusa, erano i suoi aguzzini.

La donna riusciva a guadagnare in media 300-350 euro al giorno. Tutti soldi che i due uomini spartivano e reinvestivano in Bingo e bei vestiti. Ai clienti, offrivano non solo la prestazione sessuale, ma anche la macchina in cui consumare il rapporto, coperte, preservativi e viagra, importato in quantità industriali dai due.

Della presunta vittima si è persa da anni ogni traccia. Il vecchio avvocato di M.F., al processo di primo grado, acconsentì a includere nel fascicolo del dibattimento il verbale con la testimonianza della donna. Una sorta di suicidio processuale: proprio grazie a quel verbale, infatti, l’imputato è stato condannato.

La nuova difesa, ora, insorge. “Non si può condannare in base alle dichiarazioni di una persona scomparsa – afferma l’avvocato Massimo Rao Camemi -. Purtroppo, per quell’inconveniente, il mio assistito è stato prima condannato a quattro anni e ora a due. Lo sconto di pena non ci basta. Ricorreremo sicuramente in Cassazione”.


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7 marzo, 2013

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