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Processo Tomkow - Proiettate davanti alla corte d'assise durante la deposizione del medico legale che ha eseguito l'autopsia - La difesa insiste per sentire la mamma in aula - VIDEO: PARLA L'AVVOCATO DELLA MADRE
Vetralla – Bimbo ucciso dal padre a Vetralla, in aula su maxischermo le immagini dell’orrore.
Sopra, invece, il video dell’intervista all’avvocato di parte civile Michele Ranucci dopo che i difensori Pier Paolo Grazini e Sabina Fiorentini hanno detto no all’acquisizione dei verbali e insistito per citare come testimone la mamma, Mariola Rapaj, nonostante la documentazione del dipartimento di salute mentale della Asl prodotta dal legale ne attesti l’impossibilità a testimoniare.
I difensori di Mirko Tomkow vogliono sentire la mamma in tribunale il prossimo 27 giugno, lo stesso giorno in cui, almeno su carta, dovrebbe essere interrogato il marito che le ha ucciso il figlioletto di 10 anni.
Le slide relative al ritrovamento e agli accertamenti tecnici sul corpo del piccolo Matias sono state proiettate davanti alla corte d’assise durante la deposizione del medico legale Benedetta Baldari, incaricata dalla procura di effettuare l’autopsia da cui è emerso che il piccolo è morto soffocato dopo essere stato imbavagliato con lo scotch.
“La vittima non è morta subito”, ha detto il medico legale. “Il bambino è sopravvissuto diversi minuti prima che subentrasse l’asfissia – ha proseguito Baldari, spiegando – è stato imbavagliato e colpito da tre ‘pugnalate’, che hanno procurato lesioni vitali, al mento, al torace e alla gola”. Alla gola, dove è stato trovato conficcato il coltello dalla madre quando è stato scoperto il cadavere del figlio, nel cassettone del letto della camera dei genitori.
Un silenzio agghiacciante ha accompagnato la testimonianza del medico legale, mentre sullo schermo gigante scorrevano le immagini choc del piccolo Matias (qui “oscurate” per ovvie ragioni). Impassibile, come sempre, nel box dei detenuti, il 45enne Mirko Tomkow, scortato dalla penitenziaria del carcere di Mammagialla dove è recluso da quasi sette mesi.
Omicidio Tomkow – Su maxischermo le immagini del piccolo ucciso dal padre
“Matias era a stomaco vuoto”
Non ha fatto neanche in tempo a mangiare il pranzo che gli aveva preparato la mamma, il piccolo Matias. “Lo stomaco era praticamente vuoto, non mangiava da diverse ore”, ha risposto la dottoressa Baldari al presidente della corte d’assise Eugenio Turco. Lo zio Ubaldo Marcelli, come si ricorderà, lo aveva accompagnato a casa verso le 13.30, dopo averlo preso a scuola, proprio perché il nipote sapeva di avere a casa la minestrina preparata dalla mamma e poi avrebbe fatto subito i compiti. Probabile che abbia trovato ad aspettarlo il padre, imputato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione.
“Mirko Tomkow si era disfatto del cellulare in treno”
A proposito di premeditazione, il 45enne, alle 11,20 del giorno del delitto – quando secondo l’accusa era più che consapevole, dopo il soggiorno in un albergo Covid, di tornare a casa per uccidere – aveva nascosto il cellulare in un sedile del convoglio ferroviatio prima di arrivare a Vetralla. Lo ha spiegato il vice ispettore della Polfer, Marco Maisano, che tramite i filmati delle telecamere di sicurezza ha ricostruito il viaggio da Roma e Vetralla su tre treni diversi dell’assassino. Partito dalla stazione di Ipogeo degli Ottavi, nella capitale, è giunto a Bracciano da dove alle 11 ha preso la coincidenza per Vetralla, dove è giunto alle 11,29.
“Mi viene il dubbio che abbia una doppia personalità”
Nel mare magnum delle testimonianze che ne fanno un mostro, una voce fuori dal coro, quella di un collega dell’imputato, un 60enne operaio della stessa impresa edile per cui Tomkow lavorava da 20 anni. Non se lo sarebbe mai aspettato. “Un grande lavoratore, rispettoso dei colleghi, una birretta ogni tanto – lo ha descritto – il figlio era per lui la cosa più bella che aveva. Era sicuro che l’allontanamento e il divieti di avvicinamento si sarebbero risolti, diceva che erano stati i vicini di casa, intanto era ospite del cognato, anche se ci disse che voleva cercare una casa in affitto”. “Mi viene il dubbio che abbia una doppia personalità”, ha sottolineato, aggiungendo di sapere che quel maledetto 16 novembre sarebbe uscito sicuramente dall’albergo Covid. “Positivo o negativo, dopo 21 giorni sarebbe uscito”.
Silvana Cortignani
Il piccolo Matias Tomkow
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.