Omicidio Tomkow – In aula le immagini choc del piccolo Matias
Vetralla – “Discutibile la difesa che vuole far testimoniare a tutti i costi la mamma”, commenta il difensore di parte civile al termine dell’udienza in cui sono state proiettate in aula le immagini choc del cadavere del piccolo Matias, ucciso dal padre Mirko Tomkov lo scorso 16 novembre a Cura di Vetralla.
I testimoni del pubblico ministero Paola Conti hanno ricostruito l’orrore del delitto per cui il 45enne è imputato davanti alla corte d’assise del tribunale di Viterbo di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione. La difesa vuole sul banco dei testimoni la mamma, colta da malore e soccorsa dal 118 l’unica volta che è stata presente in aula.
Spicca, oltre alla testimonianza del medico legale Benedetta Baldari (che ha eseguito l’autopsia) la testimonianza del dottor Angelo Bruschi, il direttore del reparto psichiatrico di Belcolle che ha visitato l’imputato il 26 ottobre (quando è stato ricoverato dopo aver mandato alla moglie delle sue foto con un cappio attorno al collo, scrivendo “mi ammazzo” e facendo perdere le sue tracce) e poi di nuovo dopo il delitto. “Non ha patologie psichiatriche”, ha detto dell’imputato.
Omicidio del piccolo Matias – Il padre Mirko Tomkow in aula
“Discutibile la difesa che vuole far testimoniare a tutti i costi la mamma”
“Le foto dell’accesso e dell’autopsia sul bambino credo resteranno impresse negli occhi e nelle menti di tutti negli anni a venire, sperando che non accada nuovamente a un bambino quello che è successo a Matias”, il commento a margine dell’udienza dell’avvocato Michele Ranucci che assiste la mamma e gli zii del piccolo Matias, parti civili al processo. Definisce “discutibile”, il legale, la posizione della difesa sull’ascolto della madre Mariola, nonostante la documentazione del Dsm della Asl prodotta ne giudichi impossibile la testimonianza. “Mariola non è oggi una persona in grado di ripercorrere il momento in cui è entrata dentro casa e ha trovato Matias su quel letto”, dice. “Tra l’altro dovrebbe essere sentita lo stesso giorno dell’imputato, per cui la violenza è doppia”, prosegue Ranucci. “Sicuramente lunedì 27 giugno la signora Rapaj non sarà presente – conclude il legale – perché non è in grado di sostenere un esame del genere”.
Omicidio Tomkow – Il comandante dei carabinieri di Vetralla, Adriano Marzi
Foto e video della scena del crimine
Per non alterare i luoghi, i carabinieri hanno scattato foto e fatto riprese video all’interno dell’appartamento al secondo piano del civico 6 di Stradone Luzi, a Cura di Vetralla, dove Matias è stato ucciso dal padre. Lo ha detto il comandante della locale stazione Adriano Marzi, ricordando come sul posto siano intervenuti anche il 118 e i vigili del fuoco a causa del forte odore di combustibile che l’imputato aveva sparso in camera da letto. Forse lo stesso comprato il 14 agosto, pochi giorni dopo l’allarme lanciato dalla moglie Mariola quando l’aveva minacciata di darle fuoco.
“Il cellulare di Matias rotto in bagno”
Per terra nel corridoio di casa un grosso mazzo di chiavi, forse quelle d’emergenza tenute fuori la porta, che il 45enne potrebbe avere usato per introdursi nell’abitazione nonostante la misura cautelare dell’allontanamento. Nell’ingresso segni di colluttazione, gli occhiali del piccolo Matias per terra, una lente schizzata via, le pantofole distanti l’una dall’altra. Nella camera del bimbo lo zainetto di scuola. Nel bagno un cellulare rotto. “La madre era sotto choc vicino alla portafinestra. Il padre era in mansarda, sdraiato esanime a terra, con un paio di pantaloni beige e una maglietta a righe, vicino a una bottiglia di vodka”, ha spiegato il maresciallo Marzi, il quinto a cedere la scena del crimine dopo la madre, lo zio e due carabinieri della prima pattuglia che si è precipitata sul posto.
“Tomkow non ha patologie psichiatriche”
Nessun dubbio che l’imputato sia sano di mente per il dottor Bruschi. E in effetti neanche la difesa ha mai avanzato richiesta di perizia psichiatrica. “Non voleva uccidersi, lo ha ammesso lui stesso, parlando di intento dimostrativo e manipolativo, per questo dopo due giorni in reparto è stato trasferito in un albergo Covid di Roma visto che era positivo, oltre ad avere una intossicazione da alcol. Tomkow disse che aveva bevuto tanto, aveva 2,7 quando lo hanno rintracciato nel bosco, e che non vedeva suo figlio da due mesi, ma non sono emersi disturbi psichiatrici”, ha spiegato Bruschi. “Anche la sera del delitto, quando è arrivato in ospedale aveva 3,9 di alcol, e nonostante fosse impastato di farmaci, era lucido e congruo. Non ha patologie psichiatriche”.
Silvana Cortignani
Omicidio Tomkow – Il medico legale Benedetta Baldari
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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