Viterbo – (sil.co.) – Maniaco in azione al Pilastro, è slittata al prossimo autunno per un problema di composizione del collegio la prima udienza testi del processo al settantenne recidivo, residente nel quartiere a due passi dal cento storico, accusato di violenza sessuale su minori.
L’uomo, nell’autunno di due anni fa, avrebbe apostrofato con frasi oscene e poi messo le mani addosso a una tredicenne, intercettata mentre portava a spasso il cane sotto gli occhi della madre affacciata al balcone, che dopo essersi precipitata in soccorso della figlia, è corsa a denunciarlo.
“So che sei brava a fare i b…, perché non me ne fai uno?”, le avrebbe detto. spaventando a morte la vittima che si è messa a urlare richiamando l’attenzione della madre.
Era il 18 ottobre 2020 quando, in viale Bruno Buozzi, l’imputato, oggi 72enne, si sarebbe rivolto con questa parole alla tredicenne che stava portando a spasso il cane al guinzaglio, afferrandola per un braccio e tirandola verso di sé.
Alla scena, come detto, ha assistito da casa la madre dell’adolescente che, sentite le parole e visto l’uomo strattonare la figlia, che ha urlato terrorizzata, si è precipitata in strada in soccorso della tredicenne.
Per questo il settantenne – un “maniaco seriale”, stando ai precedenti, con recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale – è finito a processo davanti al collegio con l’accusa di violenza sessuale aggravata su minore.
La versione della vittima è stata cristallizzata in sede di incidente probatorio mentre la difesa, rappresentata dall’avvocato Luigi Mancini, non ha testimoni, per cui, nonostante il rinvio di ieri, si prevedono tempi brevi per il processo.
L’udienza è stata rinviata al 5 ottobre, come da calendario, per sentire i testi della pm Eliana Dolce. Da “scaletta” il prossimo 26 ottobre dovrebbe essere il giorno di discussione e sentenza.
– Pilastro, 13enne molestata mentre porta a spasso il cane
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”
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