Omicidio di Natale – Il sopralluogo della polizia per cercare il coltello
Viterbo – Omicidio di Natale, è entrato nel vivo ieri, con un interrogatorio fiume, durato oltre tre ore, il processo con l’abbreviato al 31enne nigeriano Nelson Christofer.
“Mi ha chiuso dentro un cancello e aggredito col coltello, non ho visto che era ferito” C’è stata una colluttazione, ma quando sono riuscito a liberarmi e scappare, non ho visto che era ferito”, ha detto e ridetto per ore l’imputato.
E’ il giovane richiedente asilo africano, difeso dall’avvocato Rolando Iorio del foro di Avellino, che la sera della vigilia di Natale, all’incrocio tra via Marini e via Polidori, avrebbe ferito mortalmente con una coltellata il connazionale 28enne Enogieru Orobosa, deceduto durante la notte all’ospedale di Belcolle dove è giunto in fin di vita.
Oltre tre ore di interrogatorio, con la mediazione di una interprete, durante le quali l’imputato, un fiume in piena, ha giurato e spergiurato che quel coltello che ha ucciso Orobosa non lo aveva lui, ma lo aveva in mano la vittima, con cui i rapporti sarebbero stati buoni fino agli ultimi tempi, quando si sarebbero deteriorati per divergenze sulla gestione della casa.
“Un racconto molto dettagliato – ha spiegato il difensore – nel corso del quale Christofer ha detto di essere stato inseguito in strada dopo la lite in casa e che lungo la via ci sarebbe stata una colluttazione con Orobosa”.
“Orobosa aveva in mano un coltello da cucina e lo rivolgeva verso di me con fare minaccioso. Io ho avuto paura che potesse accoltellarmi. A un certo punto della colluttazione, l’ho visto andare via, ma quando si è allontanato non mi sono accorto che fosse ferito. Ho pensato che stesse andando a cercare qualcuno, perché mi ha urlato ‘adesso chiamo i miei amici e ti faccio vedere'”.
“Io ero spaventato, avevo molta paura, temevo per la mia incolumità. Non l’ho inseguito. Gli sono solo andato dietro per pochi metri, per vedere che strada prendeva, poi me ne sono andato per un’altra strada”, ha proseguito Christofer.
Il difensore Rolando Iorio del foro di Avellino
L’imputato avrebbe saputo della tragedia solo dopo l’arresto, avvenuto sei ore dopo l’allarme, all’alba del 25 dicembre, quando, dopo avere trascorso la notte a casa di un amico, ha fatto ritorno, a sua detta del tutto ignaro, nell’appartamento dove si è scatenato il litigio col connazionale finito in tragedia in strada.
“Mi aveva rinchiuso dentro un cortile, ero prigioniero. Allora mi sono messo a spingere il cancello per scappare. Non so come si sia ferito Orobosa. A un certo punto ho spinto il cancello con forza, per aprirlo, liberarmi e fuggire via. Forse è stato in quel momento che Orobosa è caduto accidentalmente sulla lama”, ha spiegato, fornendo la sua versione al gup Giacomo Autizi.
“Comunque sia andata, quello che è certo è che Nelson Christofer non voleva uccidere. Lo dice anche l’autopsia”, ha detto l’avvocato Iorio a margine dell’udienza, inizuata alla 10,40 e finita poco prima delle due del pomeriggio.
“Orobosa è morto in seguito a un solo colpo secco. Chi accoltella per uccidere non sferra mai un solo colpo, ma più colpi alla vittima. Non è assolutamente questo il caso. Qui non ci sono coltellate multiple”, ha sottolineato il legale dell’imputato, accusato di omicidio, senza che gli venga contestata alcuna aggravante.
In aula era presente per la procura il pubblico ministero Paola Conti. Al termine della lunga udienza, il giudice Autizi ha rinviato al prossimo 7 ottobre per la discussione e al 13 ottobre per le eventuali repliche e la sentenza.
Silvana Cortignani
Omicidio di Natale – Via Polidori
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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