Spaccio a Viterbo – Operazione Fai da te
Viterbo – Operazione “fai da te”, trascritte 81 intercettazioni, tra telefoniche e ambientali, da ben quattro lingue: russo, ucraino, macedone e romeno. Undici gli imputati di spaccio, tra cui sette stranieri. Fuori scuola, a pratogiardino, al bar e anche dal kebabbaro in centro. E’ il “filone droga” della maxi operazione scattata all’alba del 17 maggio 2015.
Di età compresa tra i 26 e i 47 anni, quattro degli 11 imputati sono italiani, tutti viterbesi, mentre sette sono di varie nazionalità.
A distanza di oltre sette anni dal blitz dei carabinieri, continuano ad allungarsi i tempi del processo, la cui ammissione prove risale al 17 luglio 2019, entrato nel vivo il 17 marzo 2021 con l’ascolto dei primi e per ora unici sei testimoni dell’accusa, fumatori in erba, molti dei quali minorenni all’epoca dei fatti e “scorderelli” in tribunale. Al centro degli interrogatori dove e da chi acquistassero, da ragazzini, hashish e marijuana. Hanno ammesso di avere fatto uso di spinelli, al costo di 10 euro a dose, per questo chiamate “diecini”.
Altri sette testimoni, salvo imprevisti, saranno ascoltati all’udienza fissata per il 21 febbraio 2023. Ieri, intanto, sono comparsi davanti al collegio presieduto dal giudice Eugenio Turco i periti trascrittori e gli interpreti che hanno tradotto le 81 intercettazioni, tra telefoniche e ambientali, da ben quattro lingue: russo, ucraino, macedone e romeno.
Sono le lingue parlate dai presunti pusher, la cui scoperta ha costretto a rinviare l’udienza straordinaria in programma il 20 ottobre dell’anno scorso per completare l’ascolto dei testi dell’accusa In quella data sono emerse le difficoltà della perita trascrittrice, la quale si è imbattuta in innumerevoli intercettazioni in lingua straniera, non in grado di tradurre.
Operazione Fai da te
Droga in vendita dal kebabbaro
Tra i luoghi diventati punti di riferimento per lo spaccio, secondo l’accusa, il negozio di un kebabbaro a San Faustino e un bar di Corso Italia. Avrebbero spacciato a pratogiardino “Lucio Battisti” e perfino fuori scuola, usando come gancio le fidanzatine per intercettare studenti minorenni delle superiori del capoluogo, compresi i pendolari, cui cedere la droga prima e dopo la campanella.
Oltre sette anni fa i 18 arresti del maxiblitz
Nel blitz della primavera di sette anni fa furono arrestati in 18, secondo l’accusa componenti della presunta banda che scassinava i self service nel weekend e spacciava fuori scuola nei giorni feriali. Furono arrestati dai carabinieri che, sulle tracce della banda del frullino, beccarono anche la gang di presunti pusher.
Il covo sarebbe stato un magazzino nelle campagne tra Viterbo e Montefiascone. Lì i banditi nascondevano gli arnesi da scasso, nasi finti e le parrucche per sfuggire alla videosorveglianza. Lì dividevano il bottino. Prima dei colpi si sarebbero drogati.
È il collegamento che ha permesso agli investigatori di scoprire il secondo filone, quello dello spaccio agli studenti. Pesante il bilancio del blitz: 17 arrestati sotto i 30 anni, 11 spacciatori (italiani, ucraini, romeni e tunisini) e 6 specialisti del furto, accusati anche di associazione per delinquere (un italiano, un macedone, un moldavo e tre albanesi).
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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