Carabinieri – foto di repertorio
Viterbo – (sil.co.) – Assenteismo al servizio psichiatrico, rinviati a giudizio due dirigenti medici per i quali il processo si aprirà a settembre dell’anno prossimo. Almeno in un caso sarebbero stati intercettati dai carabinieri, che li stavano tenendo d’occhio, mentre erano al bar in orario di lavoro.
Era l’11 ottobre 2018 quando il gip Francesco Rigato dispose la sospensione di quattro sanitari della Cittadella della salute di via Enrico Fermi, due uomini e due donne, tre medici e un’assistente sociale, tutti in servizio presso il dipartimento salute mentale dell’azienda sanitaria di Viterbo, al termine di un’indagine dei carabinieri coordinati dal pm Franco Pacifici. Oltre ad avere filmato al timbracartellini, gli investigatori avevano seguito e fotografato durante le uscite sospette il personale del dipartimento salute mentale della Asl di Viterbo.
Il provvedimento cautelare della misura interdittiva della sospensione dall’esercizio di attività sanitarie al servizio di strutture pubbliche, da un minimo di sei a un massimo di dceci mesi, faceva seguito di pochi giorni a un altro analogo, relativo a tre medici di guardia in servizio a Vetralla, frutto di un’indagine dei militari del Nas. Entrambi scaturiti dalle indagini avviate nel dicembre 2017 dal nucleo investigativo coordinato dalla procura.
L’inchiesta per truffa aggravata e falsa attestazione in servizio si è chiusa con diciassette richieste di rinvio a giudizio e la Asl che si è costituita parte civile contro gli imputati giù in sede di udienza preliminare. Udienza preliminare entrata nel vivo lo scorso 27 aprile, a distanza di quasi quattro anni.
Giovedì, dopo oltre ore di camera di consiglio, il gip Savina Poli ha disposto il processo soltanto per due degli indagati, due dirigenti medici, decidendo il non luogo a procedere per gli altri quindici , peraltro come chiesto dallo stesso pm Massimiliano Siddi che, dopo avere sentito le difese, in corso di replica, a sorpresa, ha chiesto il proscioglimento.
L’avvocato Giovanni Labate, difensore di tre medici e un infermiere prosciolti
Tra i difensori, che fin dall’inizio si sono spesi per dimostrare l’estraneità alle contestazioni dei propri assistiti, gli avvocati Marco Valerio Mazzatosta, Roberto e Francesco Massatani, Remigio Sicilia, Edoardo Maria Manni, Ercole Rita e Giovanni Labate. Labate, in particolare, difendeva ben quattro imputati: “Si tratta di tre medici e di un infermiere, sospettati ingiustamente e a carico dei quali non esisteva alcun riscontro. Un clamoroso errore giudiziario. Senza contare che nel 2017, se l’uscita era per motivi di servizio, non era previsto che venisse timbrato alcun cartellino”, sottolinea il legale.
Diversi gli equivoci che avrebbero tratto in inganno gli investigatori. Tra i prosciolti, ad esempio, ci sarebbe chi era stato accusato di andare a fare shopping oppure la spesa durante l’orario di lavoro, quando in realtà tra le mansioni erano previste “uscite” per accompagnare i pazienti del dipartimento salute mentale a svolgere le proprie commissioni.
Esisterebbero invece riscontri a carico dei due dirigenti medici per i quali il processo si aprirà a settembre 2023 davanti ai giudici del collegio. In un caso, in particolare, sarebbero stati “sorpresi” a pranzo in un locale del capoluogo, dalla parte opposta della città rispetto al luogo di lavoro.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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