Viterbo – (sil.co.) – Le sarebbe piombato in casa con una pistola. E’ ripreso ieri il processo al 36enne viterbese piombato due volte a casa della ex, a Santa Barbara, l’8 febbraio e il 13 luglio 2020, nonostante l’allontanamento e il divieto di avvicinamento a meno di 500 metri dalla donna che gli era stato imposto in seguito all’ennesima denuncia. Ma la presunta vittima per la seconda volta non si è presentata in aula a testimoniare.
A luglio di tre anni fa l’episodio più grave. Verso le undici e mezza di sera, l’uomo, un pluripregiudicato del capoluogo, si sarebbe fatto trovare già in casa, armato di pistola, spaventando a morte la vittima e uno zio della donna, che ingenuamente gli avrebbe aperto.
Le parti offese sarebbero poi state chiuse a chiave dall’interno nell’abitazione, dove l’uomo sarebbe così riuscito a trascorrere la notte. Fino a quando, all’alba, la ex non sarebbe riuscita a riprendersi le chiavi, mentre lui dormiva, uscendo sul pianerottolo per chiedere aiuto.
La pistola filmata dalla ex
L’arma non è stata trovata, anche se l’imputato ne avrebbe ammesso il possesso, spiegando: “Era una pistola giocattolo del tipo a gas che spara pallini di plastica, simile a quelle in dotazione della polizia. L’ho buttata nel secchione dell’immondizia dopo che l’aveva vista la mia ex compagna”.
All’udienza di ieri del processo in cui il 36enne, difeso dall’avvocato Luigi Mancini, è imputato davanti al giudice Alessandra Aiello per avere violato due volte la misura cautelare, la parte offesa per la seconda volta, come aveva già fatto a marzo, non si è presentata a testimoniare, inviando un certificato medico. Per verificare il suo stato di salute è stata disposta una visita fiscale.
Nel frattempo è stato sentito il poliziotto della squadra mobile che ha raccolto la denuncia relativa all’episodio del 13 luglio.
“La parte offesa ci ha consegnato un filmato fatto col telefonino in cui si vedeva una pistola appoggiata sul tavolo. Ovviamente è stata effettuata immediatamente una perquisizione a casa dell’imputato, il quale ci ha detto che si trattava di un’arma giocattolo e che l’aveva buttata. Fatto sta che non l’abbiamo trovata”, ha detto il testimone della questura, spiegando perché la pistola non sia in contestazione.
Il processo riprenderà per sentire, sempre che possa essere presente, la ex dell’imputato.
Viterbo – La questura di via Romiti
I precedenti
Il 27 novembre 2019, piantato definitivamente dalla ex “dopo otto anni di botte”, lui l’aveva picchiata per tenersi il cane. Assolto dall’accusa di maltrattamenti in famiglia perché ormai non stavano più insieme, il 3 marzo 2022 è stato condannato a sei mesi di reclusione per il solo reato di lesioni. Nel 2017 era stato già condannato a un anno e due mesi per violenza domestica, sempre ai danni della stessa donna.
A suo carico numerose denunce a piede libero e due arresti, a vario titolo, per maltrattamenti, violazione di domicilio, lesioni e violenza privata.
L’imputato è gravato, in particolare, da numerosi precedenti per lesioni, tra i quali il pestaggio con una prognosi di trenta giorni, il 15 febbraio 2016, di una quarantenne vicino a una sala giochi del capoluogo, aggredita per un debito, per il quale ha patteggiato una condanna a sei mesi per lesioni personali gravi e danneggiamento aggravato, venendo subito rimesso in libertà.
Nel 2017 è inoltre finito tra gli indagati di una maxinchiesta per associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, anche per detenzione di sostanze stupefacenti.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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