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Tribunale - Davanti al gup un ventenne - Vittima un 39enne senegalese ferocemente aggredito dal branco per una pallonata

“Negro del cazzo” e giù botte, contestata l’aggravante dell’odio razziale all’unico imputato

di Silvana Cortignani
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Viterbo - La polizia in centro

Viterbo – La polizia in centro


Ettore Segatori

Ettore Segatori

Carlo Mezzetti

Carlo Mezzetti

Viterbo – C’è l’aggravante dell’odio razziale. È la vicenda del senegalese 39enne aggredito e insultato l’anno scorso dal branco in pieno centro con frasi come “figlio di troia” e “negro del cazzo”. Per una pallonata. 

È stata fissata l’udienza preliminare davanti al gup Giacomo Autizi per l’unico  degli aggressori identificato, un italiano ventenne, per il quale la procura ha chiesto il rinvio a giudizio, contestando oltre alle lesioni anche l’aggravante dell’odio razziale. Gli altri, dopo il feroce pestaggio, si sono dati alla fuga, inseguiti dalla stessa vittima fino a via dell’Orologio Vecchio.

Era il 5 maggio 2022. Un giovedì. Viterbo centro, tra valle Faul e il Sacrario. Circa un mese prima se la sarebbero presa con il figlio della parte offesa, un bambino delle elementari, difeso dal padre, rompendogli il pallone e insultandolo. Poi sarebbero passati al genitore che. a distanza di qualche settimana, hanno pestato a sangue in pieno centro storico e di pomeriggio, sotto gli occhi di tutti. 

Sul caso intervenne anche il datore di lavoro della vittima, Ettore Segatori della Gescom. “Khadime Niang è un uomo di 38 anni con cinque figli a carico proveniente dal Senegal, da cinque anni dipendente a tempo indeterminato di Gescom Spa. Khadime, da tutti per sua scelta chiamato Bamba, è un giovane uomo che lavora ogni giorno con impegno e capacità peraltro impareggiabili”, scrisse Segatori in in una lettera a Tusciaweb.

E ancora: “Khadime è un uomo buono, intelligente, gentile con tutti, generoso, che ha saputo conquistarsi la fiducia e l’amicizia di chiunque in Gescom. Nel caso di Khadime detto Bamba l’immigrazione non è un problema ma un vantaggio recato giorno per giorno alla nostra comunità di lavoro e a quella viterbese tutta”.

Parte civile la vittima. Per lui 30 giorni di prognosi, lesioni al volto e una costola rotta. 

Un’aggressione che l’avvocato di Khadime, Carlo Mezzetti, ha definito “squadrista e razzista” in una intervista rilasciata l’anno scorso a Tusciaweb, di cui riportiamo di seguito alcuni stralci. 

Avvocato Carlo Mezzetti, come sarebbero andate le cose?
“Khadime Niang mi ha raccontato che circa un mese prima dell’aggressione stava al Sacrario con uno dei figli che stava giocando a pallone a Valle Faul. Il figlio fa ancora le scuole elementari. A un certo punto sarebbe arrivato un gruppo di 6-8 ragazzi con un’età attorno ai vent’anni. A un certo punto il bambino sarebbe salito al Sacrario correndo dal padre in lacrime”. 

Per quale motivo?
“Il bambino ha raccontato al padre che mentre giocava a Valle Faul questo gruppo di ragazzi gli avrebbero preso il pallone distruggendoglielo per poi insultarlo”.

Quali insulti gli sarebbero stati rivolti?
“Figlio di troia, negro del cazzo. E altre cose del genere”.

A quel punto cosa sarebbe successo?
“Il padre sarebbe sceso subito a Valle Faul, trovando il gruppo di ragazzi al quale avrebbe chiesto spiegazioni in merito all’accaduto. Questi ragazzi avrebbero ribattuto insultando anche lui. Dicendogli di non rompere il cazzo e dandogli del negro. Khadime Niang a quel punto avrebbe preso e se ne sarebbe andato. Ma non è finita lì. Sarebbero infatti passate due settimane e Bamba avrebbe incrociato uno di questi ragazzi che, appena lo ha visto, lo avrebbe insultato di nuovo”.

Come si è arrivati all’aggressione?
“Tutto è successo attorno alle 5 e mezza del pomeriggio. In pieno giorno. Khadime Niang pare stesse fumando una sigaretta appoggiato al muro di una via del centro storico a ridosso del Sacrario. A quel punto sarebbe di nuovo passato il capetto del gruppo di Valle Faul, assieme ad altre tre persone. Lo stesso capetto del secondo incontro. Appena si sono visto questo ragazzo avrebbe nuovamente insultato Bamba che a sua volta avrebbe di nuovo chiesto spiegazioni. A quel punto uno dei quattro gli avrebbe sferrato un colpo in testa, buttandolo a terra con tutti che lo prendevano a calci”.

Silvana Cortignani


Articoli: “L’hanno insultato chiamandolo ‘Figlio di troia e negro del cazzo’, l’aggressione è stata squadrista e razzista…” – Salvatore Longo: “Come si fa a dire ‘Vigliacchi fascisti nostrani’ quando non si ha la certezza di chi sia stato?” – Ettore Segatori: “Senegalese aggredito, è l’ennesima vittima di vigliacchi fascisti nostrani”  –“Senegalese aggredito e bandiera della Rsi sulle mura, episodi della stessa miseria morale…” – “Senegalese aggredito, è l’ennesima vittima di vigliacchi fascisti nostrani” – Uomo aggredito da quattro ragazzi in pieno centro


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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19 maggio, 2023

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