Viterbo – Rapine in banca mascherati, confermati 19 anni ai banditi “gentiluomini” che dividevano il bottino coi clienti.
Sono i tre banditi che il 19 giugno 2018 sono stati condannati complessivamente in primo grado a oltre 19 anni di reclusione dal collegio del tribunale di Viterbo per due colpi messi a segno il 19 ottobre e il 19 novembre 2015 ai danni dell’Unicredit di Faleria e della Banca di Capranica credito cooperativo di Oriolo Romano, per un bottino attorno ai 30mila euro..
Sono passati alla storia come rapinatori gentiluomini in quanto, dopo ogni colpo, per scusarsi infilavano nelle tasche delle vittime banconote da 50 euro. In comune una parrucca di capelli grigi, un cappello con lo scorpione e un paio di scarpe da ginnastica, sempre gli stessi, ripresi ogni volta dalle telecamere della videosorveglianza. Personale e clienti, in entrambi i casi, furono legati mani e piedi con delle fascette di plastica da tre individui mascherati e armati di taglierino.
Da qui il nome “The mask 3” dato all’operazione che ha portato i carabinieri a sgominare la banda con l’arresto in flagranza del 26 novembre 2015, in seguito a una terza rapina a mano armata presso un istituto di credito in provincia di Frosinone. Nella primavera successiva finirono in manette anche per i colpi commessi a Oriolo Romano e Faleria.
Si tratta di tre rapinatori seriali di banche in trasferta nella Tuscia dall’hinterland capitolino. In primo grado è stato condannato a 6 anni e 8 mesi il 49enne Simone Franciosa, originario della provincia di Frosinone, mentre sono stati condannati a 6 anni e 4 mesi ciascuno il 51enne Massimiliano Meridiani e 61enne Domenico Palumbo, entrambi di Roma. pene ora diventate definitive.
Gli imputati hanno presentato ricorso chiedendo l’annullamento della sentenza con cui, il 5 aprile 2022, la corte d’appello di Roma, limitandosi rideterminare la pena pecuniaria per un errore di calcolo, ha confermato in secondo grado la decisione con la quale il primo giudice, ad esito del giudizio ordinario, aveva dichiarato Massimiliano Meridiani, Domenico Palumbo e Simone Franciosa colpevoli delle due rapine in banca, precedute dalla ricettazione di altrettante autovetture, nonché – il solo Franciosa – di due reati di evasione dagli arresti domiciliari, commessi al fine di realizzare le rapine, e li aveva condannati alle pene ritenute di giustizia, riconosciuta la continuazione con una tentata rapina realizzata una settimana dopo dagli stessi tre imputati, ai quali era stata applicata la pena su richiesta con sentenza divenuta irrevocabile.
“Diversamente da quanto sostenuto nel ricorso – si legge nelle motivazioni per cui è stato dichiarato inammissibile – i giudici di merito, con conformi argomentazioni, hanno affermato la responsabilità degli imputati non solo in ragione delle pur numerose e significative analogie fra le due rapine consumate e quella tentata di una settimana successiva (avuto riguardo alla coincidenza di alcuni oggetti utilizzati, alla fisionomia e alle caratteristiche fisiche dei tre soggetti, all’abbigliamento e ai mezzi di travisamento utilizzati), ma anche sulla base di decisive risultanze probatorie”.
“La corte territoriale, con motivazione tutt’altro che illogica, ha valorizzato il riconoscimento fotografico effettuato dal direttore della banca di Oriolo Romano, che individuò senza alcun dubbio nel Meridiani il rapinatore che portava una parrucca di colore grigio artefatta e che nell’atto di entrare si coprì il volto con una sciarpa o uno scalda-collo grigio ben aderente’, indossato anche in occasione della rapina di Faleria, commessa un mese prima, e al momento dell’arresto a Serrone, in provincia di Frosinone, avvenuto dopo una settimana”.
Tra le altre risultanze probatorie rimarcate dalla corte: la palese somiglianza “tra la foto del Meridiani al momento dell’arresto e i fotogrammi estrapolati dalle telecamere di videosorveglianza installate nei locali degli istituti bancari di Faleria e Oriolo Romano” e la “formidabile concomitanza temporale e spaziale” dei contatti telefonici fra l’utenza nella disponibilità di Meridiani, intestata alla moglie, e quelle dei due coimputati. Quindi l’esito dei riconoscimenti fotografici effettuati dal direttore della banca di Oriolo Romano e anche da due testi presenti nell’agenzia di Faleria; le risultanze dei tabulati telefonici attestanti la presenza di Palumbo nelle zone ove furono commesse le rapine; lo spegnimento del telefono durante l’esecuzione delle stesse nonché i contatti con Meridiani e Franciosa.
La corte ha evidenziato sia la gravità dei reati (essendosi trattato “di gravissimi episodi commessi da tre persone riunite, con collaudata organizzazione di mezzi […] e ruoli, con modalità che suscitano rilevantissimo allarme sociale per il coinvolgimento di indifesi clienti presenti nelle agenzie di istituti bancari, minacciati con un taglierino, privati della libertà personale […1, immobilizzati con l’uso di fascette di plastica, perpetrate in un arco temporale estremamente ristretto L.] che hanno consentito un profitto di ingente quantità”) che la capacità a delinquere dei colpevoli (avuto riguardo “alla personalità degli imputati, evidenziata dalla professionalità nell’organizzazione e nella predisposizione dei mezzi e dalla scaltrezza nell’esecuzione, circostanze che manifestano rilevante capacità criminale dimostrata anche dalle plurime condanne definitive da ciascuno riportate per delitti contro il patrimonio, tra cui ricettazione e rapina”).
Silvana Cortignani
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