La pistola filmata dalla ex
Viterbo – Colpito da divieto di avvicinamento piomba a casa della ex con una pistola che appoggia con aria minacciosa sul tavolo di cucina mentre lei lo riprende col telefonino, condannato a sette mesi di reclusione.
Si è concluso così lunedì, davanti al giudice Alessandra Aiello, il processo a carico di un 36enne piombato per ben due volte a casa della ex, a Santa Barbara, l’8 febbraio e il 13 luglio 2020, nonostante l’allontanamento e il divieto di avvicinamento a meno di 500 metri dalla donna che gli era stato imposto in seguito all’ennesima denuncia.
A luglio di tre anni fa l’episodio più grave. Verso le undici e mezza di sera, l’uomo, un pluripregiudicato del capoluogo, si sarebbe fatto trovare già in casa, armato di pistola, spaventando a morte la vittima e uno zio della donna, che ingenuamente gli avrebbe aperto. Le parti offese sarebbero poi state chiuse a chiave dall’interno nell’abitazione, dove l’uomo sarebbe così riuscito a trascorrere la notte.
Fino a quando, all’alba, la ex non sarebbe riuscita a riprendersi le chiavi, mentre lui dormiva, uscendo sul pianerottolo per chiedere aiuto.
L’arma non è stata trovata, anche se l’imputato ne avrebbe ammesso il possesso, spiegando: “Era una pistola giocattolo del tipo a gas che spara pallini di plastica, simile a quelle in dotazione della polizia. L’ho buttata nel secchione dell’immondizia dopo che l’aveva vista la mia ex compagna”.
Difeso dall’avvocato Luigi Mancini, è finito a processo per avere violato due volte la misura cautelare.
Il difensore Luigi Mancini
I precedenti
Il 27 novembre 2019, piantato definitivamente dalla ex “dopo otto anni di botte”, lui l’aveva picchiata per tenersi il cane. Assolto dall’accusa di maltrattamenti in famiglia perché ormai non stavano più insieme, il 3 marzo 2022 è stato condannato a sei mesi di reclusione per il solo reato di lesioni. Nel 2017 era stato già condannato a un anno e due mesi per violenza domestica, sempre ai danni della stessa donna.
A suo carico numerose denunce a piede libero e due arresti, a vario titolo, per maltrattamenti, violazione di domicilio, lesioni e violenza privata.
L’imputato è gravato, in particolare, da numerosi precedenti per lesioni, tra i quali il pestaggio con una prognosi di trenta giorni, il 15 febbraio 2016, di una quarantenne vicino a una sala giochi del capoluogo, aggredita per un debito, per il quale ha patteggiato una condanna a sei mesi per lesioni personali gravi e danneggiamento aggravato, venendo subito rimesso in libertà.
Nel 2017 è inoltre finito tra gli indagati di una maxinchiesta per associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, anche per detenzione di sostanze stupefacenti.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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