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Crisi in Comune - Intervista al sindaco dopo le ultime "sportellate"

Marini: Se non servo me ne vado

di Giuseppe Ferlicca
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Giulio Marini

Giulio Marini

– Lo schiaffo l’ha preso e incassato. Ma non pare intenzionato a porgere l’altra guancia.

Lunedì in consiglio comunale torna il piano integrato dell’ex consorzio agrario nel quale la sua maggioranza si è persa, andando stallo due volte venerdì per mancanza del numero legale. Stavolta Giulio Marini avverte: tutti ci devono mettere la faccia.

“Dobbiamo metterci la faccia – avverte Marini – io sono qui. In un momento come questo, le uniche possibilità sono dare impulso all’edilizia, non bisogna giocare con strategie e scaramucce. Se ognuno gioca di fioretto per proprie volontà politiche, non mi pare un bel segnale”.

La minoranza ha lasciato il consiglio, ma è stata la maggioranza a non avere i numeri per arrivare alla fine. Mancava anche il presidente della commissione Urbanistica. “L’assenza di Chicco Moltoni è grave, ma ci sono anche altri”.

Sui piani integrati il centrodestra si è diviso. Sul metodo, su quale discutere per primo, sull’assenza di un piano generale di sviluppo per Viterbo. “Questi venti piani non li ho scelti – osserva Marini – me li sono trovati. Diversi tra chi oggi si sta opponendo da entrambe le parti, c’erano prima di me. Se occorrevano strumenti di programmazione, potevano pensarci prima. Si fanno a monte e non a valle. Oggi non è facile. Lo voglio pure io un progetto di crescita della città, ma in emergenza non ce la fai. Oggi dobbiamo cercare di stimolare le prospettive future. Abbiamo progetti a cui rispondere. Sì o no. Salvando il salvabile”.

Portando anche qualche euro nelle esangui casse comunali. “Stiamo cercando spese superflue da tagliare, magari ci fossero. Abbiamo già tagliato tutto. Ci sono situazioni cui far fronte e non abbiamo risorse”.

La politica deve dare risposte. Non è l’idea che si è avuta assistendo alla seduta di consiglio di venerdì. C’è chi ha sentito un Marini su tutte le furie, pronto a dimettersi.

“Le dimissioni restano un fronte aperto che stiamo analizzando, ma non è che me ne vado perché mi è mancato il numero in consiglio. Il mio senso di responsabilità mi dice di andare avanti. Se sono utile alla città resto, altrimenti meglio sciogliere il consiglio. Non sono attaccato alla poltrona. Ho l’elmetto e tengo duro, ma se non serve, è bene che arrivi il commissario”.

Lunedì un altro capitolo. Quello decisivo in Comune. “Riportiamo il piano – anticipa Marini – si approva o si boccia. Io, che in fondo ho una parte d’anima ambientalista, potrei anche essere felice se non passa. Poi? A sindacati, imprenditori, commercianti che diciamo? Il nostro è un tentativo d’aiutare l’economia di una città e non siamo nemmeno certi di riuscirci. Perché se concediamo licenze poi i lavori vanno cominciati. Ma se il mercato non tira, tutto si ferma”.


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25 settembre, 2011

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