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Prima tranche degli interrogatori questa mattina in carcere

Operazione Lions, in sette davanti al gip

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P.C., 58enne

Claudio Pezzini, 58enne

G.M., 44enne

Marco Gentile, 44enne

P.S., 45enne

Spartaco Pasquini, 45enne

D.N., 40enne

Nadiya Dobrus, 40enne

B.M., 56enne

Marco Barbini, 56enne

C.E., 35enne

Emanuele Casasoli, 35enne

C.S., 56enne

Severino Cuseo, 59enne

B.S., 58enne

Sandro Baratto, 58enne

M.S., 46enne

Sebastiano Masuero, 46enne

E.R., 59enne

Romolo Esposito, 59enne

– Si terrà questa mattina l’interrogatorio di garanzia per sette degli arrestati dell’operazione Lions.

Il blitz, eseguito all’alba di sabato tra Bolsena, Gradoli, Vetralla e nel nord Italia, ha portato all’arresto di 11 persone, sette in carcere e quattro ai domiciliari. Le accuse vanno dall’usura alle minacce, dalla detenzione di droga e armi fino al furto e alla ricettazione di opere d’arte.

Nella tarda mattinata di oggi, dalle 12,30 in poi, il gip Franca Marinelli ascolterà a Mammagialla i destinatari delle ordinanze di custodia cautelare in carcere richieste dal pm Stefano D’Arma.

Gli altri, ai domiciliari, saranno sentiti dal gip in seguito al tribunale di Viterbo.

I difensori, intanto, dopo aver letto le carte, iniziano a raccogliere le idee sulle posizioni dei propri assistiti. Il compito più arduo spetta all’avvocato Vincenzo Dionisi, legale di sei degli arrestati. Di questi sono finiti in cella Claudio Pezzini, 58enne bolsenese accusato di usura, furto e ricettazione, il 45enne Spartaco Pasquini, che gestiva l’unica agenzia di pompe funebri bolsenese, e il 44enne gradolese Marco Gentile, per droga e ricettazione di opere d’arte.

Gli altri tre, tutti ai domiciliari, sono il presunto spacciatore 35enne Emanuele Casasoli, nipote di Pezzini, il 56enne Marco Barbini, accusato di detenzione di arma da fuoco e la 40enne Nadiya Dobrus, ex compagna di Pezzini, arrestata anche lei per ricettazione.

E’ soprattutto quest’ultima accusa a lasciare perplesso l’avvocato Dionisi. “I mobili d’epoca e i leoni in porfido sono stati trovati dopo la prima perquisizione dell’ottobre 2010 – dichiara il legale -. Perché arrestare Pezzini, la Dobrus e Gentile a distanza di un anno? Non ha senso. Come non c’erano i presupposti a ottobre, a maggior ragione non ci sono adesso”.

Il 16 ottobre scorso i carabinieri sequestrarono sia i leoni (che hanno dato il nome al blitz) a Gentile, sia i mobili d’epoca a Pezzini. Il 58enne bolsenese aveva sistemato i mobili a casa della sua compagna, Nadiya Dobrus. Per l’accusa, li ha nascosti perché rubati. Per la difesa, né Pezzini né la sua donna sapevano che fossero provento di furto.

E ancora, come sottolinea l’avvocato Dionisi, fu lo stesso Pezzini a consegnare ai carabinieri il reliquiario di San Dioniso, risultato rubato nel lontano 1933 al Comune di Valfabbrica (Perugia). “Pezzini – afferma Dionisi – lo aveva comprato quindici anni fa da un privato ma era disposto a rinunciare alla proprietà se ne fosse stata accertata la provenienza illecita”.

Stessa storia per Gentile, che “non aveva idea che quei leoni di porfido fossero stati rubati a Lucca. Lui, fabbro di professione, doveva solo usarli per realizzare un basamento”.

Quanto agli altri, “Barbini – conclude l’avvocato – non possiede nessun fucile. E a Casasoli, accusato di spaccio, non è stato trovato un grammo di droga”.


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13 settembre, 2011

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