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Civita Castellana - Tre imputati - L'accusa: 406mila tonnellate di fanghi smaltite illecitamente

Traffico di rifiuti, parte il processo “Signore degli inerti”

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Il sostituto procuratore Stefano D'Arma

L'avvocato Giuliano Migliorati

Rifiuti, chiuso un processo se ne apre un altro.

Dopo la morte per prescrizione di “Giro d’Italia”, è approdato ieri in aula “Il signore degli inerti”, la maxi operazione condotta nel 2009 dal Noe e dai carabinieri di Civita Castellana. Quattro gli arrestati, più venti indagati, accusati di aver partecipato, a vario titolo, a un illecito smaltimento di rifiuti in una discarica per inerti di Civita.

A processo sono arrivati in tre: Leonello Di Giovenale, titolare dell’azienda Ecoservice che gestiva la discarica, e i due dipendenti Stefano Riganelli e Samuele Valeriani, quest’ultimo addetto alla pesa dei materiali. Il gup di Roma aveva rinviato a giudizio anche il trasportatore umbro Massimo Dolciami, finito ai domiciliari come gli altri tre. Il 29 febbraio dell’anno scorso Dolciami si suicidò cospargendo di benzina la sua Audi A6. Fu trovato carbonizzato.

Tre i diversi flussi di rifiuti smaltiti illecitamente, secondo le indagini. Il primo e il più importante veniva da Roma: 406mila tonnellate di fanghi di perforazione, provenienti dagli scavi della metropolitana Roma B1. Rifiuti pericolosi che, secondo quanto accertato dagli investigatori, venivano dotati di un codice identificativo (Cer) per materiali non pericolosi.

Altri 10mila chili di scarti dannosi per l’ambiente sarebbero giunti da zone inquinate della Toscana e, in particolare, da Lardarello, Empoli, Montelupo Fiorentino e San Giovanni.

Infine i fanghi ceramici e di depurazione provenienti dal Consorzio Prataroni, miscelati e rivenduti a cementifici e fornaci come materia prima. In questo caso, stando alle indagini dei pm Fabrizio Tucci e Stefano D’Arma, il guadagno per l’azienda era doppio: da un lato per lo smaltimento, dall’altro per la vendita di materia prima.

La prima udienza di ieri è servita solo per incardinare il procedimento. L’avvocato Giuliano Migliorati, che difende Valeriani insieme a Carlo Taormina, aveva chiesto che gli atti tornassero al gup di Viterbo, per una questione di competenza territoriale. L’udienza preliminare, infatti, si era svolta a Roma. Il pm Stefano D’Arma e i legali di parte civile per Regione, ministero dell’Ambiente e Roma Metropolitane si sono opposti.

Il processo non farà nessun balzo indietro, ha deciso infine il giudice Italo Ernesto Centaro. L’udienza è aggiornata al 18 marzo per iniziare a sentire i testimoni.


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22 gennaio, 2013

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