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Cultura - Ripercorsa la storia del monumento

La Fontana Grande di Viterbo o Fontana del Sepàle

di Silvio Cappelli
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Silvio Cappelli

Silvio Cappelli

La "fontana grande" a Rodi

La “fontana grande” a Rodi 

– La Fontana grande di Viterbo o Fontana del sepàle è situata al centro della piazza con una gradinata in tutto il suo perimetro, una grande vasca con pianta a croce greca, pareti esterne con riquadri e cornici rettangolari ben rifinite, otto colonnine negli angoli, un enorme fusto cilindrico al centro e quattro pilastrini ottagonali che emergono dalla vasca terminando in forma piramidale.

Ognuno di questi tiene un braccio pentagonale trasversale, che esce dalla bocca di quattro teste di leoni scolpite nel fusto centrale, con cinque fuoriuscite d’acqua.

Più in alto sono due vasche quadrilobate sovrapposte e sulla sommità un pinnacolo terminale dal quale si eleva uno zampillo che slancia ancora di più, e rende ancor più spettacolare, l’elegante struttura che porta con sé ”la snellezza del gotico, l’austerità del romanico, e l’arditezza del longobardo”.

Il tutto arricchito da moltissimi particolari scolpiti nella pietra come fregi e iscrizioni.

Le notizie storiche attestano la presenza di questa fonte già nel 1192 nel libro dei censi della Chiesa romana. Nel 1212 i maestri, Bertoldo e Pietro di Giovanni, forse marmorai romani appartenenti alla famosa scuola dei Cosmati, curarono l’elevazione di una prima struttura.

“Fonte del Sepàle” regolamentata anche sullo statuto comunale del 1251. Il suo nome antico sembra derivi da Fons Sepalis, da “saepes” (siepe o recinto), per le protezioni che la proteggevano per evitare che gli animali inquinassero la vasca dell’acqua.

Probabilmente solo nel 1279 raggiunse le grandi proporzioni che presenta attualmente e che la rendono, nel suo disegno, pregiata, originale e elegante. Intorno al ciglio della tazza superiore quadrilobata, infatti, è scritta la notizia che in quell’anno il podestà Orso Orsini e il capitano del popolo Arturo di Monte Cocozzone fecero ristrutturare e portare a termine i lavori della fontana dall’artigiano viterbese, maestro della pietra, di nome “Vallerian(us)” e dai suoi operai.

“Milleducentenis cum septuaginta novenis/ Annis Natalis Christi, fons iste sepalis/ Mirifice factus test in meliusque redactus,/ Tempore prudentis, clari, Dominique potentis/ Ursi, regnantis Viterbii predominantis./ Arturus, tribus huius Capitaneus urbis,/ Clara stirpe satus Petri de Monte, beatus,/ Regnabat dignus, cunctis in honore benignus”.

Nei “Ricordi di Casa Sacchi” il familiare Pier Giovan Paolo scrive: “A dì 6 di febraro 1337 menai donna mia moglie, e dalla fonte del Sipali fino a casa nostra furono fatte pompe, balli e giuochi di sorte”.

Nel 1424 la Fontana “grande”, fu interessata da altri lavori di restauro, ad opera del mastro artigiano Benedictus da Perugia. In quest’occasione venne rifatto il grande tronco della colonna sostenente le due tazze superiori e furono scolpite “quactro teste de liuni da zictare tucta l’acqua” e venne rifatta interamente la vasca inferiore.

Sempre nel XV secolo la fontana fu appellata anche come “Gattesca” mentre la denominazione Fontana grande compare ufficialmente soltanto nel 1565 in un elenco delle fonti della città.

Nel 1827 la fontana fu interessata da un altro rilevante restauro, sotto la guida dell’architetto comunale Francesco Lucchi. In quest’occasione venne rinnovata “tutta la parte del tronco della colonna che sostiene la conca superiore ed i quattro busti dei leoni, o comunque gli elementi precedenti, vennero sostituiti con altrettante piramidi” con inciso l’acronimo Favl.

L’acqua di questa fonte proveniva da un monumentale acquedotto romano, esistente fuori della porta Romana, al di là della chiesa di Santa Maria in Gradi oggi prestigiosa sede dell’Università degli studi della Tuscia, alle falde dei Monti Cimini. L’acquedotto fu fatto costruire sottoterra, per la lunghezza di 5950 passi (circa 6 miglia romane) e per la larghezza di 10 piedi, dal console Mummio Nigro Vigeto, nel IX secolo, per condurre le acque alla sua Villa Calvisiana, situata sull’antica via Cassia (circa cinque chilometri a nord di Viterbo) nei pressi della sorgente di acqua sulfurea delle acque Passeriane (tra il Bagnaccio e Monte Jugo) come attestato da una preziosa epigrafe romana rinvenuta il 18 gennaio 1640 e oggi conservata nel museo civico (l’iscrizione riporta i nomi dei luoghi, e dei relativi proprietari, che l’acquedotto attraversava per giungere a destinazione).

La medioevale Fontana grande fu anche riprodotta, in scala ridotta, dal viterbese Alfredo Maggini nel 1911, in occasione dell’Esposizione Universale di Roma.

Fu prima collocata a Castel Sant’Angelo e poi venduta ad un notaio che la mise nella sua villa al quartiere Parioli. Venne successivamente acquistata dal ministero della Pubblica istruzione che decise di portarla a Rodi, al tempo della conquista dell’isola da parte degli italiani. Venne ricostruita davanti al porto di Mandraki, in piazza Elefhterias, dove ancora oggi fa bella mostra di se e viene pubblicizzata in molti souvenir.

Silvio Cappelli


Scrivi nei commenti un suggerimento, una segnalazione, un ricordo di Fontana grande, i motivi della tua adesione all’iniziativa. Invia per email le tue foto di piazza Fontana grande. Fontana grande si salva anche grazie ai nostri ricordi e alla documentazione della sua bellezza.


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31 luglio, 2013

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