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Viterbo - Polizia - Squadra mobile - Nuovo avviso di garanzia, dopo la sospensione dal servizio di un'assistente scolastica

Disabile maltrattato, indagato anche l’insegnante di sostegno

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Il capo della squadra mobile Fabio Zampaglione

Il capo della squadra mobile Fabio Zampaglione

Viterbo – Disabile maltrattato, indagato anche un insegnante di sostegno.

Emergono nuovi particolari sui maltrattamenti su uno studente disabile della scuola Fantappiè.

Oltre all’assistente scolastica sospesa dal servizio a inizio mese, nel mirino degli inquirenti è finita un’altra persona: si tratterebbe di un insegnante di sostegno della stessa scuola, un viterbese sui trent’anni che si occupava anche lui del 12enne portatore di handicap. 

L’avviso di garanzia per maltrattamenti aggravati su minori di 14 anni gli è stato notificato pochi giorni fa. L’uomo è indagato a piede libero, a differenza di Pierina Burlini, l’assistente 54enne sottoposta alla misura dell’interdizione, vale a dire la sospensione dall’esercizio dell’attività lavorativa. Durissime le parole che sarebbero state rivolte dall’assistente al ragazzo: “Deficiente”. “Tonto”. “Ignorante”. E poi: “Coglione, se tocchi il gioco ti gonfio”. “Stai fermo che ti meno”.

La misura dell’interdizione doveva servire a interrompere i contatti con l’assistente e, quindi, a mettere un freno ai maltrattamenti. Le offese e le minacce continue al ragazzino sono state documentate con riprese video. Dai filmati risulterebbero anche calci e schiaffi.

Gli agenti della squadra mobile di Fabio Zampaglione hanno posizionato le telecamere a scuola dopo la segnalazione dei genitori. Dopo la coppia, erano stati sentiti anche dei medici che seguivano il 12enne. Il ragazzino stesso avrebbe poi confidato agli agenti di essere quotidianamente maltrattato e deriso da chi aveva il compito di prendersi cura di lui. 

Le microcamere hanno fatto il resto. A disposizione degli agenti, coordinati dal pm Fabrizio Tucci, ore ed ore di immagini. Ma anche le testimonianze di professori, bidelli e personale della scuola.

Dai riscontri incrociati tra tutti i tasselli del materiale investigativo raccolto, sarebbero emerse responsabilità anche a carico dell’insegnante di sostegno. Anche lui doveva accompagnare il ragazzo nel suo percorso scolastico. E anche lui lo avrebbe quotidianamente umiliato, più o meno con le stesse modalità dell’assistente.

A entrambi si contesta un ruolo attivo, nei maltrattamenti. Ma non è escluso che qualcuno, a breve, possa rispondere di una condotta passiva, cioè di concorso o favoreggiamento nei maltrattamenti per eventuali omissioni. Dall’ascolto dei testimoni, infatti, sarebbe emerso che gli insulti al 12enne disabile erano risaputi e all’ordine del giorno. Al vaglio degli investigatori c’è anche questo aspetto: qualcuno sapeva, aveva il compito di segnalare e non lo ha fatto? Perché?


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22 aprile, 2014

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