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Viterbo - Polizia - Squadra mobile - Così l'insegnante indagato per maltrattamenti sul 12enne disabile studente della Fantappiè

Disabile preso a calci sul sedere

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Il capo della squadra mobile Fabio Zampaglione

Il capo della squadra mobile Fabio Zampaglione 

Viterbo – Disabile preso a calci sul sedere, stretto per la mandibola e minacciato.

Sono solo alcuni degli episodi ripresi dalle telecamere che ritrarrebbero R.L., l’insegnante di sostegno che seguiva il 12enne disabile studente della scuola Fantappiè di Viterbo.

Al professore, nei giorni scorsi, è stato notificato un avviso di garanzia per maltrattamenti aggravati su minori di 14 anni.

Con lui, nel mirino degli inquirenti anche l’assistente scolastica Pierina Burlini di 54 anni che, però, è stata sospesa dall’esercizio dell’attività lavorativa lo scorso due aprile. Per lei, la stessa accusa per le pesanti le parole che avrebbe rivolto al 12enne: “Deficiente”. “Tonto”. “Ignorante”. E ancora: “Coglione, se tocchi il gioco ti gonfio”. Non solo. Oltre agli insulti anche calci, schiaffi e manate.

Le immagini documenterebbero un atteggiamento analogo anche da parte dell’insegnante di sostegno. Minacce, male parole e violenze fisiche fatte in orario scolastico.

L’insegnante sarebbe stato ripreso mentre schiaccia i piedi al 12enne o gli stringe le mandibole e lo schiaffeggia. Ma anche mentre gli preme le dita delle mani sul banco per tenerlo fermo. E, in un episodio, quando gli dà una pedata sul sedere. Umiliazioni fisiche accompagnate anche dalle minacce.

Gli agenti della squadra mobile di Fabio Zampaglione hanno posizionato le telecamere a scuola dopo la segnalazione dei genitori. Era stata la madre, in particolare, a riferire di alcuni atteggiamenti strani del figlio che più volte avrebbe detto di non voler tornare a scuola. La donna, pur restia all’inizio, avrebbe poi deciso di rivolgersi ai poliziotti dopo aver visto il figlio rientrare con dei lividi. 

Ascoltati i genitori, è stata la volta dei medici del ragazzo e quindi del 12enne stesso che avrebbe confessato agli inquirenti i maltrattamenti e le umiliazioni. Al centro dei racconti del ragazzino, non solo l’assistente, ma anche l’insegnante. Seppur in maniera marginale.

A sfilare in questura anche professori, bidelli e personale della scuola. Gli inquirenti stanno cercando di capire perché in nessuna delle persone presenti in aula sia scattato un campanello d’allarme. Gli episodi, infatti, avvenivano in orario scolastico. Si cerca di capire, dunque, il perché di tanto silenzio. Come mai nessuno ha mai detto nulla e, anche se, c’è stato qualcuno che invece lo ha parlato, ma che è rimasto inascoltato.

Nei giorni scorso, sia Burlini che il professore, sono stati in viale Romiti per essere ascoltati. Entrambi, accompagnati dai loro legali, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Aspettiamo di vedere gli atti per decidere il da farsi – ha detto l’avvocato Massimo Pistilli che difende l’insegnante di sostegno -. Il professore è comunque tranquillo“.

 


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24 aprile, 2014

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