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'Ndrangheta - Da Canino a Vibo per sterminare i nemici su commissione - Al processo sulla faida tra clan, il supertestimone Vasvi Beluli, assoldato come sicario

Il killer della cosca Patania: “Così l’ho ucciso per 5mila euro”

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Vasvi Beluli

Vasvi Beluli

Arben Ibrahimi

Arben Ibrahimi

Canino – Chiedeva sangue fin sotto casa. Vendetta per il marito ucciso dalla cosca rivale. Per assoldare i killer era disposta a pagare 5mila euro. E alla fine riuscì nel suo intento.

Giuseppina Iacopetta è la moglie di Fortunato Patania, capoclan di Stefanaconi (Vibo Valentia). Fu ucciso nel settembre 2011, mentre giocava a carte. Primo atto di una tragedia che degenera in faida di ‘ndrangheta: da un lato i Patania, dall’altro i Piscopisani. E poi c’è il presunto sicario: Francesco Scrugli. L’uomo che meritava di morire per aver ucciso Patania e che morirà per mano di Vasvi Beluli.

Trentatreenne, noto come “Jimmy il macedone”, Beluli ha abitato per anni a Canino, prima tappa del suo arrivo in Italia.

Secondo quanto riporta il “Quotidiano del Sud”, ieri era lui il superteste del pm al processo per la guerra di ‘ndrangheta tra i due clan rivali.

Beluli ha riepilogato tutto: dall’arrivo a Canino ai primi contatti con la cosca Patania, padrona di Stefanaconi. Gli ordini sono da subito chiari: Beluli deve uccidere. E accetta, perché ha un disperato bisogno di soldi. Insieme ad Arben Ibrahimi, trentenne jugoslavo, Beluli diventerà il braccio armato dei Patania. Del resto, sia lui che Ibrahimi si adattavano perfettamente alla parte. Con le loro facce da stranieri e i tratti dell’Europa dell’Est, nessuno li pensava al servizio del potente clan di Stefanaconi. Potevano agire a volto scoperto. La loro vita a centinaia di chilometri da Vibo e a pochissimi da Viterbo li rendeva al di sopra di ogni sospetto.

Gli attentati alle vittime vengono pianificati in una serie di riunioni con gli esponenti del clan. Pedinamenti. Appostamenti. Una foto di Scrugli per riconoscerlo prima di ucciderlo. Poi il primo tentativo a febbraio 2012: Beluli spara a Scrugli a pochi metri dalla questura. Il 42enne della ‘ndrina di Piscopio si salva, ma durerà poco: un mese dopo, il 20 marzo, il commando, armato di pistola, ci riprova. E stavolta, riesce.

La vedova di Patania ringrazia Beluli commossa, a vendetta consumata. “Grazie per cosa?”, le avrebbe chiesto il sicario. La risposta della donna sarebbe stata: “Tu sai il perché”. 

Per il delitto Scrugli, Beluli viene condannato a 14 anni con rito abbreviato. Nove anni per Ibrahimi. Ergastolo per il terzo membro della batteria, Mauro Graziano Uras.

Ma “Jimmy il macedone” è anche reo confesso dell’omicidio di Davide Fortuna, altro affiliato alla società di Piscopio. Uno dei delitti più efferati, emersi dall’indagine “Gringia”: Jimmy uccide Fortuna a 31 anni, davanti a madre, moglie e figli. Un’esecuzione sotto il sole cocente, sulla spiaggia di Vibo, il 6 luglio 2012, con una scarica di proiettili esplosi da una calibro 9 parabellum.

Nel novembre 2012, alla fine, scattano le manette Per Beluli e Ibrahimi, al culmine dell’operazione “Gringia”. La squadra mobile di Fabio Zampaglione li arresta a Canino.


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18 marzo, 2015

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