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Viterbese morto all'ospedale di Perugia - Don Antonio conforta il figlio Jacopo ai funerali dell'architetto 49enne Pucciarelli - Partecipazione alla chiesa della Verità

“Sei la cosa più bella che Gino ha lasciato in terra”

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Viterbo - I funerali di Gino Pucciarelli

Viterbo – I funerali di Gino Pucciarelli

Viterbo - I funerali di Gino Pucciarelli

Viterbo – I funerali di Gino Pucciarelli

Viterbo - I funerali di Gino Pucciarelli

Viterbo – I funerali di Gino Pucciarelli

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Viterbo – I funerali di Gino Pucciarelli

Viterbo - I funerali di Gino Pucciarelli

Viterbo – I funerali di Gino Pucciarelli

Viterbo – “Sei la cosa più bella che Gino ha lasciato in terra”.

Una cerimonia commossa e partecipata quella di ieri pomeriggio alla chiesa della Verità per ricordare Gino Pucciarelli, l’architetto 49enne conosciuto a Viterbo e provincia, e morto all’ospedale di Perugia dopo un intervento alle tonsille (video – fotocronacaslide).

In tanti, hanno partecipato ai funerali per stringersi al dolore della famiglia, provando a dare sollievo al dolore immenso della mamma del 49enne e del giovane figlio Jacopo.

La bara, ai piedi dell’altare, era ricoperta da un cuscino di rose e gerbere bianche. All’ingresso, pochi fiori, ma un cofanetto per le offerte e dei bollettini da destinare alle opere di bene.

A officiare la messa don Antonio Maria. “Siamo tanti – ha esordito il sacerdote – eppure c’è tanto silenzio e tanto raccoglimento, perché siamo sgomenti. Quando accadono certe cose, è come se arrivasse un pugno allo stomaco che toglie il fiato e ci rende quasi degli ebeti. La sofferenza è grande e il dolore è tanto.

Se c’è una cosa che ci accomuna tutti e a cui tutti siamo destinati, è proprio la morte, che, sicuramente, capiterà a ognuno di noi. Lo sappiamo di generazione in generazione, eppure, quando ne abbiamo notizia, è come se ci sorprendesse per la prima volta”.

Il sacerdote ha riflettuto sull’importanza della fede. “Attoniti, di fronte a questo dolore, proviamo a farci forza con le promesse del Vangelo. La morte è qualcosa di estremamente violento che ci coglie impreparati, specie quando colpisce una persona giovane. Da un certo punto di vista, è come se certe sofferenze andassimo a cercarcele, perché ci siamo fatti un’idea di quanto una vita debba durare. L’esperienza terrena, però, ci insegna che nessuno può dire per quanti anni si starà a questo mondo.

Ne siamo consapevoli, ma tutte le volte c’è un grande rifiuto. Una grande difficoltà, perché la morte non ci è connaturale. Esiste questo scontro violento perché non riusciamo ad accettarla, visto che l’uomo è fatto per la vita”.

Don Antonio ha provato a confortare il figlio di Pucciarelli. “Jacopo – ha detto rivolto al giovane -, a un certo punto, tutto cambia, ma morire non vuol dire smettere di vivere. Cambia solo il modo di farlo. Dobbiamo convivere con questa sofferenza e farci forza con le promesse di Dio. Tuo papà ha iniziato un viaggio e così dobbiamo pensarla. E’ la morte che ci apre la porta a un mondo che è meraviglioso. Eterno. Siamo stati pensati per continuare a vivere.

Papà si allontana per un tempo, fino a quando ci incontreremo tutti, e se non ci fosse questa speranza cristiana, rimarrebbe un vuoto terribile. Con la fede, però, possiamo affrontare questa battaglia. Papà, a suo modo, continua a starti vicino, anche se non puoi vederlo e sentirlo. Il suo affetto non muta, ma cresce.

Jacopo, penso che tu sia la cosa più bella che papà abbia lasciato sulla terra. Frutto del suo amore e tu con le tue opere continuerai a mantenere viva la memoria di Gino. In queste circostanze, ma non solo, dobbiamo riflettere sull’importanza della vita, non crogioliamoci sul fatto di avere tanto tempo. Non possiamo saperlo. La vita è breve e consumiamola nell’amore. Recuperiamo in fretta situazioni che ci creano ulteriore sofferenza e stiamo in pace. Gino è in cielo – ha concluso -. Lui da lassù ci dice di non tardare a volerci bene reciprocamente”.

A conclusione dell’omelia, la mamma di Pucciarelli, in lacrime, ha ringraziato dall’altare le persone che hanno dimostrato affetto e vicinanza per il “suo Gino”. La bara è stata portata a spalla dagli amici per l’ultimo viaggio.


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24 luglio, 2015

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