Viterbo – Caso Gino Pucciarelli, il gip di Perugia ha sostituito i due periti del tribunale a cui aveva affidato la nuova perizia sulle cause della morte dell’architetto ed ex cestista viterbese e sul nesso con gli interventi a cui era stato sottoposto in meno di quindici giorni.
I periti del giudice sono stati sostituiti con due medici dell’università La Sapienza di Roma (un medico legale e un otorino) perché l’ausiliario di uno dei due periti lavorerebbe nel reparto del consulente della difesa di due dei cinque medici dell’ospedale Silvestrini di Perugia, accusati di omicidio colposo.
A sollevare l’inopportunità del caso è stato l’avvocato di parte civile Luca Mecarini, che rappresenta Mara Pucciarelli, sorella di Gino. “Ho presentato l’istanza di revoca per un’evidente inopportunità – spiega il legale -, essendoci un rapporto di subordinazione gerarchica tra l’ausiliario di uno dei periti e il consulente della difesa. Nell’ultima udienza il gip ha revocato l’incarico al perito, ma anche l’altro professionista ha rinunciato all’incarico. E ora si ricomincia da capo”. Il prossimo 21 maggio il giudice conferirà i nuovi incarichi.
Intanto difese, parte civile e procura hanno già avanzato le proprie richieste. La pm perugina Gemma Milani vorrebbe la condanna a dieci mesi di reclusione per due dei cinque medici. Si tratta del primario del reparto di otorinolaringoiatra dell’ospedale Silvestrini, Giampiero Ricci, e del medico viterbese Maria Cristina Cristi, che avevano chiesto e ottenuto di essere giudicati con il rito abbreviato che, in caso di condanna, prevede lo sconto di un terzo della pena.
Il pubblico ministero ha invece chiesto il rinvio a giudizio per i tre medici per i quali si sta procedendo con il rito ordinario. Ovvero il chirurgo Luigi Giuseppe Gallucci, l’anestesista Carla Monacelli e l’otorinolaringoiatra Paolo Pettirossi. Alle richieste avanzate dalla procura di Perugia si è associato anche l’avvocato di parte civile Luca Mecarini. Il legale, per conto della sorella di Pucciarelli, ha chiesto pure un risarcimento monetario da parte dei medici Ricci e Cristi.
Gino Pucciarelli è vittima di un presunto caso di malasanità, morto ad appena 49 anni il 16 luglio 2015 al Silvestrini di Perugia. Tredici giorni dopo una tonsillectomia e cinque giorni dopo un secondo intervento a causa di un’emorragia. Era stato operato il 3 luglio 2015 e dimesso il giorno successivo. Nulla avrebbe fatto presagire la tragedia, tanto che fu immortalato in un selfie con due dottoresse subito dopo l’intervento. Mentre era ancora in sala operatoria. La sera prima Pucciarelli avrebbe lasciato l’ospedale di nascosto per fare la spesa e partecipare a una cena a casa della dottoressa Cristi.
Per la pm Miliani, gli indagati avrebbero causato la morte del 49enne per “negligenza, imprudenza e imperizia” dopo un intervento alle tonsille. L’intervento era consistito nel rimuovere tonsille, adenoidi e parti molli del palato, per evitare a Pucciarelli di andare in apnea nel sonno. L’accusa ha puntato il dito anche contro la “serata conviviale” alla vigilia dell’intervento, “nonostante – ha scritto la pm – la prescrizione preoperatoria del digiuno”.
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I funerali di Gino Pucciarelli: video – fotocronaca – slide
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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