Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Al figlio Iacopo, alla sua cara mamma
chi scrive questa pagina di ricordi è Sergio Fontana, il quale negli anni ‘80 insieme ad alcuni amici misero in piedi, targata Gae’S, una squadra, o meglio la squadra di pallacanestro giovanile più forte che Viterbo abbia mai avuto e della quale Gino era una parte importante.
Insieme a Natalini, Giannetti, Giovenale, Ian lo svedese, Cimichella, Moretti, D’Urso, Cesaretti di Acquapendente, Benedetti di Tarquinia, Caravello, Fabrizi, Caporossi, Berretta S., e naturalmente Gino, cominciammo ad allenarci al campo di porta Fiorentina (all’aperto), cercando di diventare una squadra di basket.
Inizi duri anche perché per molti di questi ragazzi la pallacanestro era ancora “questa sconosciuta”.
La nostra prima uscita, con il Grosseto, fu un poco traumatica, prendemmo circa 50 punti di scarto, ma dopo un solo anno in un torneo disputato a Viterbo, a piazza del Comune. Sì, proprio a piazza del Comune, li battemmo di oltre 20 punti, tanta era stata la crescita e la voglia che avevamo di fare bene.
E così pian piano, migliorando sempre la nostra conoscenza del basket e la forma atletica curata, con i pochi mezzi a disposizione, dal maggiore Cimichella, ci siamo tolti tante belle soddisfazioni.
Abbiamo battuto squadre giovanili di rango provenienti da società che facevano la serie A (Rieti, Perugia, Roma). Erano i tempi di Gaetano Scuderi e della signora Garbini, entrambi scomparsi troppo presto.
Ricordo un torneo disputato a Viterbo, proprio in memoria di Gaetano Scuderi, dove battemmo il Tuttopanella di Roma, squadra che al tempo andava per la maggiore, con il punteggio di 103 a 101, una partita memorabile in cui Gino, con la sua maglia numero 15, fu grande protagonista.
I ragazzi che facevano parte di quel gruppo erano veramente molto in gamba, tutta gente che oltre nello sport primeggiava nello studio e anche negli altri svaghi propri della loro giovane età. Molti di loro si sono poi laureati a pieni voti e hanno intrapreso nella loro vita importanti attività professionali (chi architetto, chi ingegnere specializzati in vari campi, chi professore all’Università).
Però siamo consapevoli che tutte le belle cose prima o poi finiscono e anche la nostra squadra finì. Molti presero la laurea e ognuno intraprese la sua strada, lasciando lo sport attivo che fino allora avevano praticato senza percepire mai alcun compenso, ma solo per la gratificazione di giocare, divertirsi e stare insieme.
Di questo è la prova che ancora oggi, dopo tanti anni, sono rimasti in contatto tra loro memori di quella esperienza che li ha anche forgiati per il loro avvenire.
Oggi purtroppo ci troviamo a piangere uno di quei magnifici ragazzi: “Gino” che improvvisamente e inaspettatamente ci ha lasciati. Vorrei però pensare che Gino non ci ha lasciati, ma che ci ha soltanto preceduti su quella strada che prima o poi tutti dovremo percorrere.
Voglio anche pensare che Gino, nella grande tristezza e nel suo grande dolore di aver lasciato i suoi cari e in particolare suo figlio Iacopo, sia un poco confortato dall’aver ritrovato, alla fine di quella strada, alcune persone che gli hanno voluto bene come il suo amatissimo padre e poi, tra quelli che conosco e ricordo, il professore Scaramuccia, il dottore Natalini, il maggiore Cimichella e il signor Fabrizi.
Certo ai suoi cari e a noi che restiamo qui, attoniti e increduli, questi pensieri e queste parole non ci confortano, e allora solo la fede può dare la forza di accettare una disgrazia così terribile, nella quale la prima cosa che ci si chiede è perché proprio a Gino così giovane e con una gran parte della vita ancora da vivere.
Ora devo fermare i miei ricordi perché altrimenti si accavallano gli uni agli altri e dovrei continuare a scrivere molte pagine ancora. Vorrei però chiudere queste poche righe mandando un abbraccio fortissimo a Iacopo assicurandolo, anche se non mi conosce personalmente, che suo padre non sarà mai dimenticato.
Ciao Gino.
Sergio Fontana
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