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Inchiesta Vox Populi - Appalti truccati ad Acquapendente - L'avvocato Enrico Valentini spiega i timori dei suoi assistiti dopo la conferma dei domiciliari - Sei imprenditori pronti a costituirsi parte civili se mai si arriverà al processo

“40 posti di lavoro in pericolo…”

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L'avvocato Enrico Valentini

L’avvocato Enrico Valentini

Operazione Vox Populi - La forestale al comune di Acquapendente

Operazione Vox Populi – La forestale al comune di Acquapendente

Operazione Vox Populi - Un commissario capo in forza al comando provinciale di Viterbo con un assistente capo della stazione locale di Acquapendente

Operazione Vox Populi – Un commissario capo in forza al comando provinciale di Viterbo con un assistente capo della stazione locale di Acquapendente

Operazione Vox Populi - La forestale al comune di Acquapendente

Operazione Vox Populi – La forestale al comune di Acquapendente

L'avvocato Claudia Polacchi

L’avvocato Claudia Polacchi

Acquapendente – Restano ai domiciliari i cinque arrestati con l’accusa di corruzione, turbativa d’asta e rivelazione di segreti di ufficio. Reati contestati a vario titolo nell’inchiesta Vox Populi, su presunti appalti truccati nel comune di Acquapendente.

La decisione del gip Stefano Pepe alle 12,15 di ieri, al termine degli interrogatori di garanzia ai dipendenti comunali Ferrero Friggi e Vincenzo Palumbo, agli imprenditori Fabrizio Galli e Marco Bonamici, e al funzionario della regione Lazio Giorgio Maggi.

In quattro si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, eccetto Palumbo.

“I miei assistiti Galli, Bonamici e Friggi – sottolinea l’avvocato Enrico Valentini – sono molto sereni. Le uniche preoccupazioni che hanno, soprattutto gli imprenditori, sono le aziende e i loro dipendenti. Una quarantina di persone devono essere coordinate e mancando il capo effettivo c’è disorganizzazione. Quaranta padri di famiglia non sanno quale sarà il loro futuro. Galli e Bonamici sono abituati ad alzarsi molto presto al mattino e a lavorare fino a sera”.

L’avvocato Valentini ripone massima fiducia nella giustizia. “Le ipotesi di reato – dice – sono varie, e ci sono tante situazioni da approfondire ed esaminare. E’ mio compito, in qualità di difensore, verificare tutte le contestazioni delle 10mila pagine d’indagine e confutarle”.

Si è sottoposto per più di un’ora alle domande del gip, il dipendente comunale Palumbo. “Il mio assistito – dice l’avvocato Claudia Polacchi, che difende Palumbo insieme a Rita Burchielli – ha chiarito la sua posizione e si ritiene totalmente estraneo alla vicenda”.

Intanto sarebbero già sei le imprese della Tuscia pronte a costituirsi parte civile, qualora i cinque indagati fossero rinviati a giudizio. Le aziende lamenterebbero varie ed immotivate esclusioni nelle procedure negoziate del comune di Acquapendente.

I cinque arrestati finiscono nei guai dopo la denuncia di un imprenditore e centinaia di intercettazioni telefoniche e ambientali, che secondo gli investigatori li incastrerebbero. Gli agenti del Nipaf della forestale li hanno svegliati all’alba di lunedì, per poi recarsi negli uffici del comune di Acquapendente per acquisire alcuni documenti, tra agende e cartelle.

Dalle indagini, coordinate dalla procura di Viterbo, è emerso che alcuni imprenditori sarebbero stati avvantaggiati, in cambio di “significativi ritorni economici”, dai pubblici ufficiali coinvolti. Tutto a dispetto della libera concorrenza. Nel mirino degli investigatori, le autorizzazioni per rilevanti attività commerciali e l’affidamento dei lavori pubblici per una scuola di Acquapendente e un parcheggio nei pressi dell’ospedale.

Per la procura, si tratta di “plurimi affidamenti da parte del comune, mediante procedura negoziata in favore di un solo imprenditore. Procedure turbate da accordi collusivi concernenti l’individuazione, concordata tra pubblici amministratori e imprenditori, dei soggetti da invitare a partecipare alle offerte. Gli accertamenti hanno anche riguardato casi di affidamento di lavori in somma urgenza, in difetto dei presupposti di legge, e il rilascio di permessi riguardanti attività commerciali di rilievo”.

Come emerso dalle indagini, i presunti illeciti sarebbero stati commessi dal 2012 sino alla fine al 2015. Ma “il gip – sottolinea la procura – ha ritenuto sussistente sia l’attuale pericolo di reiterazione di reati che quello di inquinamento prove”. Da qui l’arresto, su richiesta dai pm Fabrizio Tucci e Stefano D’Arma.


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20 ottobre, 2016

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