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Tribunale - Chef di Capodimonte a processo per calunnia, stalking e danneggiamento - In aula i testimoni dell'accusa

“L’ex la minacciava e pedinava, lei era sfinita”

L'avvocato Carlo Taormina

L’avvocato Carlo Taormina

 

L'avvocato Giovanni Labate

L’avvocato Giovanni Labate

Viterbo – Non ha solo nascosto la coca nell’auto dell’ex. Il noto chef di Capodimonte – a processo per calunnia, stalking e danneggiamento – l’avrebbe anche riempita di messaggi e telefonate, minacciata e pedinata per mesi. Un solo obiettivo: vendicarsi per la fine della loro relazione.

Ieri in aula la testimonianza degli amici della ragazza, poco più che 20enne. Un’ex collega, l’ex fidanzato e l’attuale compagno. Hanno raccontato al giudice Silvia Mattei quanto lo chef, 43 anni, abbia “terrorizzato e sfinito” la giovane.

“L’ha riempita di mail, messaggi e lettere minacciose – dice l’ex fidanzato 21enne di Montefiascone -. Era ossessivo, e lei terrorizzata e intimorita. Aveva paura di uscire a Capodimonte, dove viveva l’uomo, e si è dovuta trasferire a Firenze”.

Anche il 21enne sarebbe stato oggetto delle minacce e intimidazioni da parte dello chef durante il periodo di relazione con la giovane. “All’inizio mi mandava solo sms – continua – in cui mi ‘consigliava’ di porre fine alla relazione perché lei era una ‘tossicodipendente e poco di buono’. Mi ha inviato centinaia di messaggi che arrivavano due, tre volte al giorno da numeri inglesi o anonimi”.

Poi le telefonate e i pedinamenti e le gomme dell’auto squarciate. “Un paio di volte – sottolinea il giovane – ho trovato la macchina danneggiata. E’ successo di sera, come quella volta che mi ha pedinato da Bagnoregio a Montefiascone. Poi ancora sms. Mi ha scritto di stare attento a quando rientravo a casa perché sapeva dove abitavo; ha fatto anche riferimento all’appartamento di Terni in cui vivo per motivi di studio. Ha terrorizzato anche me e rovinato il rapporto con la mia fidanzata”.

Che la ragazza avesse “iniziato a chiudersi in sé” e che fosse “impaurita e sfinita” dall’atteggiamento dell’uomo lo hanno raccontato anche l’ex collega e l’attuale compagno della giovane. “Ha dovuto più volte cambiare numero – spiega il fidanzato – ed è stata anche costretta a cancellarsi da Facebook”.

Per i messaggi, le telefonate e i pedinamenti la ragazza aveva già denunciato lo chef a cui il gip aveva vietato di avvicinarsi all’ex e ai luoghi da lei frequentati. Ma nonostante il provvedimento il 43enne avrebbe continuato a perseguitarla. Per poi accusarla di spaccio. L’uomo le avrebbe nascosto della cocaina nell’auto, per poi fare una “soffiata” ai carabinieri: “E’ coinvolta in un rilevante traffico di droga tra la Tuscia e l’Umbria, con canali di rifornimento nella capitale”.

Dopo una complessa attività di indagine è però emersa l’estraneità della giovane. Secondo l’accusa a nascondere la droga nell’auto, previa forzatura della portiera, è stato lo stesso chef. Per i pm Stefano D’Arma e Massimiliano Siddi, si tratta di una vera e propria calunnia.

Nonostante tutto l’uomo, anche con telefonate e sul web, avrebbe continuato a perseguitare l’ex e i suoi familiari. Il 43enne, difeso dall’avvocato Carlo Taormina, è finito a processo con le accuse di calunnia, stalking e danneggiamento.

La giovane e i suoi familiari si sono costituti parte civile, rappresentati dall’avvocato Giovanni Labate.

24 novembre, 2016

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