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Montefiascone - Aspetta da due anni di poter cambiare sesso - La travagliata storia di una parrucchiera transessuale di 34 anni

“Sono Sara, ma per la legge mi chiamo Salvatore”

Sara

Sara Buono

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Sara Buono

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Sara Buono

Sara

Sara Buono

Montefiascone – “Sono Sara, ma per la legge mi chiamo Salvatore”. A parlare è Sara Buono, 34 anni, sui cui documenti c’è ancora scritto Salvatore. Originaria di Napoli, è in attesa da due anni del via libera del tribunale di Viterbo alla sua istanza di dare definitivamente addio all’attuale identità maschile, per diventare donna a tutti gli effetti. Anche davanti alla legge. Anche sui documenti. 

“Nel frattempo – spiega Sara – mi sto sottoponendo a terapia ormonale, in vista dell’intervento chirurgico cui aspetto di sottopormi all’ospedale Sant’Orsola di Bologna”.

Per cambiare sesso serve una sentenza, con la quale il giudice autorizzi gli interventi chirurgici, che sono sempre a carico del servizio sanitario nazionale e che vanno eseguiti in una struttura pubblica. Altrimenti il medico non può rimuovere un organo intatto e in buone condizioni. 

Nel frattempo per Sara, che ha un salone di parrucchiera a Montefiascone, il tempo sembra non passare mai. Di media ci vogliono da sei mesi a un anno.  “Io aspetto già da due. L’ultima udienza davanti al giudice Ettore Capizzi – spiega Sara – è stata il 12 febbraio, quando ha rinviato addirittura a ottobre. Poi, su richiesta della mia legale, Silvia Corbellini del foro di Roma, ha preso a cuore la vicenda la presidente del tribunale Maria Rosaria Covelli, che ha ottenuto un’anticipazione a luglio. Ma non so se sarà ancora il giorno della sentenza”. 

Un calvario per Sara. “Ho cominciato a pensare al cambio di sesso dieci anni fa – racconta -. C’era ancora mia madre, che mi è sempre stata vicina e mi ha dato il suo sostegno. Poi quattro anni fa lei è morta, così ho rinviato. Due anni fa ho preso la decisione definitiva. E adesso ho tutte le carte in regola, dalla terapia ormonale all’esito positivo della perizia psichiatrica d’ufficio, obbligatoria per chi fa scelte così radicali. Manca solo la sentenza”. 

Solo dopo l’intervento potrà dire addio a Salvatore e definitivamente benvenuto a Sara. Ma ci vorrà una seconda sentenza, anche se stavolta di mero accertamento. Tramite una consulenza tecnica d’ufficio, il giudice verificherà l’avvenuta modifica dal punto di vista anatomico, per permettere il cambio di identità all’ufficio anagrafe, come pure su tutti i documenti (compresa la carta d’identità e la patente), a eccezione dell’estratto integrale di nascita e del casellario giudiziario.

Sara vorrebbe che si potesse anticipare questa fase: “C’è una sentenza del tribunale di Roma che ha consentito il cambiamento di genere anche senza l’operazione, a causa di lunghi trattamenti ormonali. E io sono in cura da due anni”. 

“Tutta questa attesa è una tortura, un calvario, è umiliante – conclude Sara – psicologicamente non ce la faccio più a dover spiegare tutte le volte perché sui documenti sono Salvatore. Io la mia scelta di vita l’ho già fatta, ho un compagno, un’attività che amo e che dà lavoro a sei dipendenti. Potrei essere felice. Invece io sono sempre Salvatore, mentre in televisione vedo una trans napoletana come me – con cui ci conosciamo, perché ci conosciamo tutte – che si sposa davanti alle telecamere anche senza avere fatto ancora l’intervento. Se questa è la giustizia in Italia, allora vorrà dire che devo andare all’estero”. 

Silvana Cortignani

19 giugno, 2017

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