Viterbo – Architetto morto dopo una tonsillectomia, a ottobre l’udienza preliminare per i cinque medici indagati.
Vittima di un presunto caso di malasanità un viterbese molto conosciuto in città, Gino Pucciarelli, morto ad appena 49 anni il 16 luglio 2015 al Silvestrini di Perugia.
Tredici giorni prima si era sottoposto a una tonsillectomia, un intervento chirurgico di routine, sfociato in tragedia a causa delle complicanze insorte dopo le dimissioni dall’ospedale del capoluogo umbro. Nuovamente ricoverato, l’11 luglio, cinque giorni prima del decesso, era stato sottoposto a un secondo intervento, in seguito a un’emorragia.
Sulla morte di Pucciarelli, ex cestista viterbese, ancora attivo nel mondo della pallacanestro al momento della scomparsa, la procura di Perugia ha aperto un’inchiesta, affidata al sostituto procuratore Gemma Miliani.
Nel registro degli indagati, con l’ipotesi di omicidio colposo, sono stati iscritti cinque medici: il primario del reparto di otorinolaringoiatra Giampiero Ricci, il chirurgo Luigi Giuseppe Gallucci, l’anestesista Carla Monacelli e l’otorinolaringoiatra Paolo Pettirossi, oltre al medico viterbese Maria Cristina Cristi.
Per tutti i medici coinvolti l’inchiesta si è chiusa con l’invio del 415 bis, l’avviso di fine indagine che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. E tutti dovranno comparire, il prossimo 17 ottobre, davanti al gup del tribunale di Perugia. Per la pm Miliani hanno causato la morte di Pucciarelli per “negligenza, imprudenza e imperizia” dopo un intervento alle tonsille. E adesso rischiano il processo.
Pronta a costituirsi parte civile la famiglia, assistita fin dall’inizio dall’avvocato Luca Mecarini, storico e fraterno amico della vittima.
Il 49enne è stato operato il 3 luglio 2015 e dimesso il giorno successivo. Nulla avrebbe fatto presagire la tragedia, tanto che Pucciarelli è stato immortalato in un selfie con due dottoresse subito dopo l’intervento, mentre era ancora in sala operatoria. La sera prima il paziente avrebbe lasciato l’ospedale di nascosto per fare la spesa e partecipare a una cena a casa della dottoressa Cristi. Un appuntamento conviviale, a base di pasta cacio e pepe, vino rosso e prosecco. Poi il passaggio in un pub per una birra. “Nonostante la prescrizione preoperatoria del digiuno”, scrive la pm Miliani nell’avviso di chiusura indagini contro i cinque medici.
I problemi insorgono un paio di giorni dopo l’intervento. L’architetto si sente male a casa. I medici prima lo tranquillizzano, poi lo fanno rientrare per una seconda operazione, l’11 luglio 2015.
L’intervento era consistito nel rimuovere tonsille, adenoidi e parti molli del palato, per evitare al 49enne di andare in apnea nel sonno.
Il 5 iniziano le perdite di sangue, all’inizio piccole e non preoccupanti, ma già il 6 è costretto a tornare in ospedale perché il sangue non coagula. Le prime analisi rivelano una pressione arteriosa alta. “Circostanza già emersa in sede di intervento chirurgico – specifica l’avvocato Mecarini – e di cui si sarebbe dovuto tener conto. Perché anche nell’ipotesi che i normali protocolli non vietassero espressamente l’operazione, sicuramente un intervento era sconsigliabile in quel momento e si sarebbe potuto rimandare senza conseguenze”.
Il 15 luglio gli trovano due ischemie. Il 16 Pucciarelli muore dopo l’ultima letale emorragia. L’autopsia è stata eseguita dal medico legale Martina Focardi e dall’otorinolaringoiatra Cesare Ponticelli, dell’università di Firenze.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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