Viterbo – Arrestato due volte in una settimana, la prima per droga e la seconda perché fu trovato ai domiciliari con una pistola clandestina pronta a sparare, ieri avrebbe dovuto patteggiare due anni e mezzo, dopo la riunione dei due procedimenti.
Ma il collegio, a sorpresa, ha detto no alla richiesta dei difensori Remigio Sicilia e Marco Valerio Mazzatosta, nonostante fosse stata avallata da ben due pubblici ministeri.
“La richiesta di patteggiamento è inammissibile – ha spiegato la presidente della terna giudicante, Silvia Mattei – perché all’imputato viene contestata la recidiva reiterata e la pena concordata è superiore ai due anni”.
A portata di mano la soluzione. La difesa ha chiesto il processo col rito abbreviato, rito alternativo come il patteggiamento, per chiudere in tempi brevi e al massimo indolori il processo, che in caso di condanna consente comunque lo sconto di un terzo della pena.
Protagonista il pluripregiudicato trentenne viterbese, finito a Mammagialla lo scorso 26 settembre, dopo essere stato “graziato” coi domiciliari soltanto una settimana prima, quando era stato trovato in possesso di mezzo chilo di hashish, accuratamente nascosto nella sua abitazione.
Si è fatto poi arrestare una seconda volta dalla polizia, passata da casa per un controllo, tradito dall’odore di 76 grammi di hashish, le cui ricerche hanno portato alla scoperta di una pistola semiautomatica Beretta carica, con la matricola abrasa e il colpo in canna, che alla precedente perquisizione non c’era.
Nel frattempo al giovane sono stati concessi nuovamente i domiciliari, dai quali il prossimo 9 gennaio potrà recarsi “con mezzi propri” in tribunale, “scegliendo la via più breve e senza fare soste lungo il percorso” – ha sottolineato il giudice Mattei – per chiudere l’ennesima, tormentata vicenda giudiziaria.
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