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Tribunale - La difesa del trentenne arrestato due volte in una settimana chiede la perizia sullo stupefacente: salta ancora la direttissima

Mezzo chilo di droga e una pistola, ennesimo stop al processo

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Viterbo - Ai domiciliari con la pistola - L'arma sequestrata dalla polizia

Ai domiciliari con la pistola – L’arma sequestrata dalla polizia

Viterbo - Ai domiciliari con hashish, marijuana ed eroina - La droga sequestrata dalla polizia

La droga sequestrata dalla polizia

 

L'avvocato Remigio Sicilia

L’avvocato Remigio Sicilia

 

L'avvocato Marco Valerio Mazzatosta

L’avvocato Marco Valerio Mazzatosta

Viterbo – (sil.co.) – Mezzo chilo di droga e una pistola clandestina: manca la perizia sullo stupefacente, ennesimo stop al processo per direttissima.

E’ l’ormai nota vicenda del trentenne viterbese arrestato due volte in una settimana, lo scorso mese di settembre.

La prima è finito ai domiciliari perché trovato con mezzo chilo di hashish e marijuana. La seconda è finito a Mammagialla, per essersi munito di una pistola clandestina, trovata carica dalla polizia durante un controllo mentre stava i domiciliari. 

Una pistola semiautomatica Beretta con la matricola abrasa e il colpo in canna, che alla precedente perquisizione non c’era, passata al setaccio dalla scientifica.

Il giovane, dopo la doppia convalida, avrebbe dovuto essere sottoposto a due distinti processi  per direttissima, lo scorso autunno, fissati a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro, davanti al giudice monocratico. Ma i difensori Remigio Sicilia e Marco Valerio Mazzatosta hanno ottenuto la riunione in un unico procedimento, da celebrarsi però davanti al collegio. 

Al collegio, lo scorso dicembre, la difesa ha chiesto di chiudere la vicenda con il patteggiamento a due anni e mezzo, già concordato con i due diversi pm che avevano disposto il fermo, rispettivamente, per il mezzo chilo di droga e per la pistola. Ma il ricorso al rito alternativo, che prevede lo sconto di un terzo della pena, è stato giudicato inammissibile dai giudici, per via dei troppi precedenti dell’imputato.

E’ stato quindi disposto un ulteriore rinvio, al 9 gennaio, per celebrare il processo per direttissima con il rito abbreviato, che pure consente, in caso di condanna, lo sconto di un terzo della pena.

Nel frattempo, al trentenne sono stati nuovamente concessi gli arresti domiciliari.

I difensori, intanto, si sono accorti che non era stata disposta una perizia sul mezzo chilo di stupefacente sequestrato. E così martedì hanno chiesto al tribunale di supplire alla mancanza.

La richiesta di perizia è stata accolta dal collegio, che ha quindi rinviato ancora una volta il processo per direttissima. Al 16 gennaio per il solo conferimento dell’incarico al tossicologo forense Fabio Centini dell’università di Siena e a data da destinarsi, presumibilmente non prima di 60 giorni, per l’udienza successiva.

Se tutto fila liscio, se ne riparla in primavera.


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11 gennaio, 2018

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