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Vetralla - La zona era stata sequestrata dalla magistratura nel 2005 nell'ambito dell'inchiesta "Giro d’Italia, ultima tappa Viterbo" - Era stata messa in sicurezza nel 2009

Discarica del Cinelli, una bomba ecologica che rischia di esplodere

di Daniele Camilli


 

Vetralla-Cinelli - L'ingresso della discarica

Vetralla-Cinelli – L’ingresso della discarica

Vetralla-Cinelli - I punti di rottura della copertura della discarica

Vetralla-Cinelli – I punti di rottura della copertura della discarica

Vetralla-Cinelli - I punti di rottura della copertura della discarica

Vetralla-Cinelli – I punti di rottura della copertura della discarica

Vetralla-Cinelli - I sondaggi del 2006 abbandonati nella discarica

Vetralla-Cinelli – I sondaggi del 2006 abbandonati nella discarica

Vetralla-Cinelli - I sondaggi del 2006 abbandonati nella discarica

Vetralla-Cinelli – I sondaggi del 2006 abbandonati nella discarica

Vetralla-Cinelli - Capre nell'area della discarica

Vetralla-Cinelli – Capre nell’area della discarica

Vetralla-Cinelli - Tana di animale all'interno della discarica

Vetralla-Cinelli – Tana di animale all’interno della discarica

Vetralla-Cinelli - La discarica nel 2005

Vetralla-Cinelli – La discarica nel 2005

Vetralla-Cinelli - I lavori di messa in sicurezza della discarica nel 2009

Vetralla-Cinelli – I lavori di messa in sicurezza della discarica nel 2009

Vetralla – Una bomba ecologica a cielo aperto, che potrebbe di nuovo esplodere. La discarica del Cinelli, nel comune di Vetralla. Sequestrata per ordine della magistratura nel 2005, messa in sicurezza nel 2009, oggi è diventata un colabrodo. Oltre 140 mila tonnellate di rifiuti pericolosi in un’area agricola di 5 ettari. 

Multimedia: La bomba ecologica della discarica del CinelliVideo

La copertura si è rotta in più punti sversando il terriccio sottostante anche dentro una pozza d’acqua dove si abbeverano gli animali. Pecore e capre pascolano e ci camminano sopra. Altri animali c’hanno fatto addirittura la tana approfittando del telo nero di copertura andato a farsi benedire in più parti. Attorno alla discarica, almeno tre abitazioni.

Non solo, ma i sondaggi realizzati nel 2006, sono ancora lì. Accatastati all’ingresso della discarica, con tutto il materiale raccolto allora. Buttato in giro come se nulla fosse. Si notano anche delle piccole piante che stanno nascendo proprio sopra i materiali abbandonati.

Entrare nella discarica è semplicissimo. Il cancello è aperto. Davanti all’ingresso, due materassi abbandonati. Probabilmente di recente. Una situazione tutt’altro che edificante, che dovrebbe nuovamente richiamare l’attenzione di istituzioni, autorità competenti, politica e organizzazioni sindacali e di categoria.

“Una situazione complessa e controversa – spiega Carlo Postiglioni, assessore all’agricoltura del comune di Vetralla –. Siamo passati dalla fase dell’allarme, ormai tanti anni fa, ad oggi, che non se ne parla più e non se ne fa più niente. Sarebbe opportuno rimetterci mano e approfondire di nuovo la situazione. Sarebbe necessario che la discarica del Cinelli tornasse al centro dell’attenzione e che qualcuno ci dicesse se il sito è ancora inquinato e se la popolazione deve ancora temere per la propria salute e quella di coltivazioni e animali”.

Nel 2009 sono stati avviati i lavori di messa in sicurezza della zona grazie ai finanziamenti della Regione Lazio governata allora dal presidente Piero Marrazzo. “Seicentomila euro che hanno permesso – spiega Postiglioni – di caratterizzare e mettere in sicurezza il sito. La Regione ha poi stanziato altri 600 mila euro, ma non sono mai stati utilizzati. Primo perché l’amministrazione comunale di allora non aveva in mente alcun progetto. Secondo, perché il governo regionale di Renata Polverini ha finito per tagliarli”.

L’abbancamento sequestrato nel 2005 procedeva in profondità per alcuni metri depositandosi direttamente su una falda acquifera. Con una presenza di metalli pesanti a contatto con acqua, piante, terreno e bestiame. Un sito dichiarato “inquinato” nel 2007. In via San Salvatore. Poco distante dall’Aurelia che porta a Tarquinia e dalla necropoli etrusca di Norchia, tra le più importanti al mondo. Abbandonata a se stessa. Nel bel mezzo di un’area agricola venuta su grazie alla riforma dell’Ente Maremma. Poco più di 300 abitanti, quasi tutti agricoltori e allevatori. Una cinquantina di poderi dove si coltivano prodotti stagionali (vigneti, oliveti, frutteti, tabacco, grano) e allevano ovini e bovini da latte e carne, alcuni secondo il metodo biologico. Medie aziende a conduzione personale o familiare. Qui scorrono il fosso Le Pile e falde che si trovano a pochi metri di profondità. Qui attingono numerosi pozzi, almeno uno per podere.

Tutto inizia il 2 maggio 2005 quando i carabinieri del Noe misero la discarica sotto sequestro perché contenente materiale non conforme a quanto stabilito dalla normativa sui siti di ripristino ambientale. Un’attività andata avanti probabilmente dal 2002. Circa 16 mila camion, provenienti soprattutto dal nord Italia, che hanno scaricato nella discarica del Cinelli fanghi di cartiera (circa l’82% del totale conferito nella cava) con sostanze pericolose presenti oltre ogni limite.



Un crescendo impressionante di materiali. Solo per quanto riguarda i fanghi di cartiera, al Cinelli sono finiti 31.798 tonnellate nel 2002 (99% di quanto conferito quell’anno), 29.914 nel 2003 (77%), 45.015 nel 2004 (71%) e 36.042 nei primi 5 mesi del 2005 (90%). Per un totale di 142.769 tonnellate (82%). 

Il processo sul traffico illecito di rifiuti, che si aprì successivamente alla vicenda, è finito in prescrizione. L’inchiesta si chiamava “Giro d’Italia, ultima tappa Viterbo” e, oltre a quella del Cinelli, coinvolgeva altre due discariche. Capranica e Castel Sant’Elia, sempre in provincia di Viterbo. Il processo si è concluso nell’ottobre del 2012 con la prescrizione per tutti gli imputati.

Daniele Camilli


I rifiuti scaricati al Cinelli tra il 2002 e il 2005

Secondo una consulenza tecnica realizzata nel 2005 per conto della Procura di Viterbo, i rifiuti scaricati nella discarica del Cinelli si suddividono in fanghi di cartiera e materiali diversi dai fanghi di cartiera. In tutto circa 173 mila tonnellate.

La provenienza

Toscana (circa 84 mila e 800 tonnellate), Lazio (c. 6 mila e 900t.), Emilia-Romagna (c. 7 mila e 700 t.), Veneto (c. 43 mila e 800 t.), Friuli-Venezia Giulia (c. 11 mila e 500 t.), Marche (c. mille e 300 t.), Liguria (c. 4 mila e 600 t.), Piemonte (c. 2 mila e 500 t.), Lombardia (c. mille e 900 t.), Umbria (c. 56 t.). A questi vanno aggiunte 339 tonnellate di cui non è stata individuata la provincia di provenienza.

Fanghi di cartiera: Toscana (c. 79 mila e 800 t.), Lazio (c. 6 mila e 600 t.), Emilia-Romagna (c. 7 mila e 700 t.), Veneto (c. 20 mila e 600 t.), Friuli-Venezia Giulia (c. 11 mila e 500 t.), Marche (c. mille e 300 t.), Liguria (c. 3 mila e 600 t.), Piemonte (c. 2 mila e 500 t.), Lombardia (c. 704 t.).

Altri rifiuti: Toscana (c. 4 mila e 900 t.), Lazio (c. 250 t.), Veneto (c. 23 mila e 100 t.), Liguria (c. 999 t.), Lombardia (c. mille e 200 t.), Umbria (c. 56 t.).

I rifiuti contenenti sostanze pericolose possono essere così distribuiti

1) Fanghi di cartiera: 5.211.960 kg (2003-2005) eccedenti i parametri COD e Nichel provenienti dalla provincia di Trieste; 216.720 kg eccedenti i parametri COD (2004-2005) dalla provincia di Belluno; 66.467.250 kg eccedenti i parametri COD cloruri e floruri (2002-2005), dalla provincia di Lucca. Tutti i materiali eccedevano i parametri consentiti dalla legge, vale a dire quelli riportati nella tabella III allegata al DMA del 02.05.1998. Il conferimento pare avvenisse con l’intermediazione di una società della provincia di Lucca e con l’ausilio tecnico consistito nella effettuazione di test di cessione ed analisi ideologicamente false o incomplete.

2) Ceneri pesanti e scorie: 22.451.344 kg – ceneri provenienti da impianti di termovalorizzazione di rifiuti solidi urbani del nord Italia ed inceneritori di rifiuti sanitari a rischio infettivo, inidonei ad essere smaltiti al Cinelli – eccedenti i limiti relativi al piombo, nichel, COD e PH tabella III DMA 5.02.1998 (2003-2004), dalla provincia di Padova. Anche in questo caso il conferimento sembra sia avvenuto con l’intermediazione di una società della provincia di Lucca e con analisi e test ideologicamente falsi.

3) Rifiuti aventi codice CER 19-02-04 (miscugli di rifiuti contenenti almeno un rifiuto pericoloso): 556.460 kg, incompatibile con qualsiasi destinazione a recupero (2003), dalla provincia di Venezia, a quanto pare tramite l’intermediazione di una società della provincia di Lucca.

4) Terricciato, in verità rifiuti pericolosi avente codice CER 19 12 11: 117.750 kg (di apparente terricciato), dalla provincia di Massa-Carrara eccedenti i limiti nel nichel, piombo, cadmio con analisi e test ideologicamente falsi e incompleti.

5) Rifiuti pericolosi codice CER 06 05 02 (fanghi contenenti sostanze pericolose): 188.940 kg (2005), dalla provincia di Venezia ; codice CER 17 05 03 (terra e rocce contenenti sostanze pericolose), 268.800 Kg (2004), dalla provincia di Siena; codice CER 10 01 04 (ceneri leggere di olio combustibile e polveri di caldaia) 1.031.160 kg (2004-2005), dalla provincia di Lodi; 56.620 kg (2004), dalla provincia di Terni, e 339.480 kg di cui non siamo riusciti ad individuare la provincia di provenienza (2003); codice CER 01 04 07 (rifiuti contenenti sostanze pericolose, prodotti da trattamenti chimici e fisici minerali non metalliferi) 4.725.260 kg (2004-2005) dalla provincia Firenze, 98.740 kg (2005) dalla provincia di Milano e 131.560 kg (2005) dalla provincia di Bergamo.

 

21 giugno, 2018

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