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Tribunale - Viterbo - E' il 24enne del Mali arrestato in viale Trento a dicembre per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale - L'accusa aveva chiesto sei mesi

Picchia poliziotti alla stazione di Porta Fiorentina, condannato a 3 anni e 10 mesi

di Silvana Cortignani
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Porta Fiorentina - La polizia ferroviaria

Porta Fiorentina – La polizia ferroviaria

L'avvocato Stefania Sensini

L’avvocato Stefania Sensini

I volontari Lukusa Thsiele e Gian Carlo Mazza

Tribunale – I volontari Lukusa Thsiele e Gian Carlo Mazza

Viterbo – Picchia quattro poliziotti alla stazione di Porta Fiorentina, condannato a 3 anni e 10 mesi per resistenza e lesioni. Il pubblico ministero aveva chiesto sei mesi. Resta in carcere il 24enne arrestato a Natale dopo avere dato in escandescenze in viale Trento. 

Prima di arrivare a Viterbo, l’anno scorso, si era già fatto fermare per avere saltato le barriere di sicurezza dell’aeroporto internazionale di Roma-Fiumicino, tentando di mischiarsi alla folla dei passeggeri in partenza. Immediatamente bloccato dagli addetti alla sorveglianza dello scalo, disse che voleva imbarcarsi su un volo diretto in Francia perché in Italia non voleva più stare.

Si tratta di Habdullahi Dabo, richiedente asilo politico a Napoli, detenuto a Mammagialla da Natale, da dove ieri è stato scortato in tribunale dalla penitenziaria per essere processato con l’abbreviato secco. Rito grazie al quale ha ottenuto lo sconto di un terzo della pena. 

Il giorno dell’arresto fu trovato magro, debilitato, sporco. Senza scarpe, solo con un paio di calze sudicie ai piedi. Con le unghie delle mani lunghissime, non tagliate da mesi. Anche in quell’occasione disse di non volere stare in Italia,  ma che voleva tornare in Mali dai genitori. 

La mano pesante è quella del giudice Roberto Colonnello, che ieri ha inflitto davvero una severa condanna al 24enne africano che  lo scorso 23 dicembre ha picchiato, da solo, due agenti della polizia ferroviaria della stazione di Porta Fiorentina e due agenti della volante, intervenuti in viale Trento con lo spray al peperoncino.

In carcere, come chiesto dalla difesa e anche dal pm Michele Adragna, è stato sottoposto a tutte le cure e gli accertamenti del caso, ma non è risultato soffrire di patologie psichiatriche. 

Tutti e quattro i poliziotti aggrediti sono stati costretti a ricorrere alle cure dei sanitari di Belcolle con prognosi da sette a dieci giorni. Leggendo in aula la sentenza, il giudice Colonnello ha spiegato di avere riqualificato il reato di lesioni in quattro reati di lesioni aggravate uniti dal vincolo di continuazione con il reato di resistenza. Contestuale la motivazione, che il difensore Stefania Sensini potrà ritirare già questa mattina, scorciando così i tempi del ricorso in appello.

Quando è stato arrestato, da un paio di mesi avrebbe dormito fino alle undici di sera nella sala d’attesa della stazione di Porta Fiorentina. Fino all’arrivo dell’ultimo treno da Roma. Dopo di che, chiusa la stazione, il giovane si sarebbe trasferito al riparo della stradina tra i palazzi che da viale Trento porta al piazzale della sala bingo di via Garbini, dove di notte si rifugiano i senza tetto. Per poi tornare all’alba a cercare il caldo alla stazione, alla riapertura della sala d’attesa.

Il suo caso è stato preso a cuore sia dall’avvocato Sensini, nominata d’ufficio, sia dai volontari che sono in prima linea nell’assistenza ai senza tetto del capoluogo. La mediatrice culturale d’origine congolese Lukusa Thsiele, presidente di Sans Frontiere, e Gian Carlo Mazza, presidente del Circolo culturale di iniziativa omosessuale, sono intervenuti in tribunale il giorno della convalida dell’arresto, quando avrebbero dovuto accompagnarlo a fare delle visite. 

L’ultima volta che avevano visto il 24enne era stato la sera del 21 dicembre, quando l’ “unità di strada” aveva fatto il solito giro delle stazioni per portare coperte, biscotti, tè caldo e cambi di vestiti ai senza fissa dimora. La polizia ferroviaria di Viterbo, coordinata dal comandante Marco Buttinelli, lo aveva segnalato al compartimento di polizia ferroviaria di Roma. 

Silvana Cortignani


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16 marzo, 2019

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