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Viterbo - Polizia - Uomo trovato agonizzante in centro - Michele Montalbotti e Roberto Vestri, traditi dalle telecamere, oggi davanti al gip

Rapinato e ridotto in fin di vita, i due ragazzi arrestati verranno interrogati in carcere

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Giovanni Maria Farina

Giovanni Maria Farina

Viterbo - Via della Pettinara

Viterbo – Via della Pettinara

Viterbo - Via della Pettinara - Due telecamere

Viterbo – Via della Pettinara – Due telecamere

Viterbo – Rapinato, picchiato e ridotto in fin di vita. Oggi gli interrogatori in carcere. 

Compariranno stamattina davanti al gip Francesco Rigato i due giovani arrestati per l’aggressione a Giovanni Maria Farina, 55 anni, originario di Allerona (Terni). 

Si chiamano Michele Montalbotti e Roberto Vestri. Viterbesi di 19 e 23 anni già noti alle forze dell’ordine. La nota diramata sabato dalla polizia parla di “precedenti per reati contro il patrimonio e sostanze stupefacenti”.

Si tratterebbe di “precedenti di polizia”: episodi di qualche anno fa per i quali non sarebbero stati condannati con sentenza definitiva. Uno dei due,  in passato, sarebbe stato indagato per lesioni e spaccio. L’altro era a processo per rapina ed estorsione davanti al tribunale dei minori per uno schiaffo a un conoscente che non voleva pagargli una dose di stupefacenti. I poliziotti, nel comunicato diffuso sabato, li descrivono come “noti in ambito viterbese per l’attitudine alla commissione di reati predatori con modalità violente”. 

Dal 18 ottobre sono in carcere a Mammagialla, in stato di fermo per tentato omicidio. La polizia li ha rintracciati grazie alle telecamere che inquadrano via della Pettinara, la strada che dal cuore della città si dipana fino a piazza della Rocca. È in questa via che, la sera del 13 ottobre, verso le 20, Giovanni Maria Farina è stato trovato agonizzante, accasciato a terra privo di sensi e con una brutta ferita alla testa. All’ospedale Belcolle è arrivato in coma, con una grave emorragia cerebrale.

Inizialmente si era pensato a un malore che gli aveva fatto sbattere forte la testa sui sampietrini cadendo. Solo dopo aver acquisito i filmati delle telecamere di un esercizio commerciale in via della Pettinara la squadra mobile ha ricostruito gli istanti precedenti a quello che sembrava uno svenimento.

“I due giovani prima gli hanno sferrato a tradimento un fortissimo pugno al volto – si legge sulla nota dei poliziotti -, facendolo così stramazzare a terra privo di sensi. Per poi rapinarlo del denaro che aveva con sé, e prima di andarsene, con la vittima già esanime a terra, gli hanno sferrato un calcio alla testa”. Il pm Chiara Capezzuto ha emesso un provvedimento di fermo eseguito la sera del 18 ottobre, quando gli agenti della mobile sono andati a prendere i due giovani nelle loro case al quartiere del Carmine. 

Stamattina, assistiti dagli avvocati Giuliano Migliorati e Giuseppe Sinatra, decideranno se rispondere o no alle domande del gip. Davanti al pm uno dei due ha confermato la ricostruzione dei poliziotti: un pugno e un calcio. Ma di una violenza tale da mandare la vittima in rianimazione. Se l’uomo non dovesse salvarsi, la posizione dei due si aggraverebbe, passando dall’accusa di tentato omicidio a omicidio. 


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Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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21 ottobre, 2019

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