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Schiavizzata e brutalizzata per anni dal marito-padrone - In tribunale l'agghiacciante deposizione della donna

Bruciata col ferro da stiro e colpita in faccia con la mazza da baseball

di Silvana Cortignani

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Maltrattamenti

Maltrattamenti

Viterbo – Schiavizzata e brutalizzata per anni dal marito-padrone, deposizione shock in aula della vittima. Secondo l’accusa, nel corso di un calvario durato 18 anni, dal 2001 alla primavera scorsa, l’uomo sarebbe arrivato a infilzarle le labbra con una spilla da balia per zittirla. Agghiacciante il racconto di violenze, sevizie, soprusi, crudeltà subite. 


Giù dal balcone per scappare dal marito

La notte tra il 27 e il 28 luglio 2016, per sfuggire all’ennesimo pestaggio, si è buttata dal balcone di casa, facendo un volo di sette metri e spezzandosi una gamba. “Visto che non potevo scappare, mi sono nascosta sotto una macchina fino alle 5 del mattino, quando mi sono trascinata davanti al portone di un vicino che sapevo uscire presto per andare al lavoro”, ha raccontato. 

E’ la 36enne viterbese, madre di due bambini di 7 e 12 anni, che solo la primavera scorsa ha trovato il coraggio di denunciare il compagno, un pregiudicato 37enne con problemi di alcol e droga, detenuto dalla fine di marzo a Mammagialla con l’accusa di maltrattamenti in famiglia, lesioni e sequestro di persona.


Rinchiusa per giorni nel cassettone del divano

L’avrebbe tenuta sequestrata anche per 2-3 giorni di seguito in un armadio o nel cassettone del divano: “E’ successo una decina di volte, una volta mi ha legata mani e piedi e messo un calzino in bocca per non farmi urlare. Mi faceva uscire per andare al bagno e cucinargli pranzo e cena, allora io mettevo nel cibo le gocce di calmante che gli avevano dato in carcere per aiutarmi a resistere nel divano”

A fine febbraio scorso era arrivata a pesare 39 chili e nei giorni precedenti era stata fermata due volte per furto, di un a borsa in un bar e di un giubbino firmato alle Poste. Un festival degli orrori. “Voleva sempre soldi, un giorno mi ha trascinato per i capelli sul divano, puntato una forchetta al collo e intimato di portargli 150 euro entro venti minuti sennò mi avrebbe uccisa”.

Il processo è entrato nel vivo ieri davanti al giudice Gaetano Mautone con la testimonianza della donna, presente l’imputato, seduto al fianco del difensore Remigio Sicilia e scortato  dagli agenti della polizia penitenziaria.


Labbra cucite e catene ai piedi

Inutile tentare la fuga. “Una volta mi riportò dentro casa e mi disse ‘ecco cosa succede a chi parla troppo’, poi mi infilzò a croce delle spille da balia sulle labbra, quindi mi portò come un trofeo da sua madre, che me le tolse. Anche mia suocera e mia cognata sono vittime”. “Un’altra volta mandò sua madre al consorzio a comprare una catena e mi legò al letto con un lucchetto. Fui liberata da lei perché nel frattempo lui era uscito ed è venuta la polizia per una perquisizione”. 

Adesso è nascosta con i figli in una struttura protetta, in una località segreta, mentre per l’uomo scadranno a marzo 2020 i termini per la custodia cautelare in carcere. “Mi hanno dato la forza i miei figli, senza di loro non ce l’avrei fatta. Quando ho capito che per loro ero tutto e che rischiavo di perderli, mi sono decisa. Erano due anni che chiamavo la questura, cercando scappatoie per non denunciarlo”, ha spiegato al giudice.


Bruciata col ferro da stiro e obbligata a bere il ragù

Sette i referti medici dei sanitari del pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle, con prognosi anche fino a 30 giorni, per lesioni riconducibili ad aggressioni da parte del marito, spesso giustificate con cadute per le scale o incidenti col motorino, quando in realtà era stata ferita a coltellate oppure presa per il collo fino allo svenimento. 

Sul viso e sul corpo innumerevoli cicatrici. “Dovevo nascondere scopa e spazzoloni, perché li usava per bastonarmi”. “Mi ha schiacciato una mano col ferro da stiro bollente e poi me lo ha messo sul collo”. “Mi ha colpito in faccia con una mazza da baseball”. “Mi ha picchiato con l’asse da stiro e poi costretto a bere una pentola di sugo di carne”. 

Lui dormiva fino alle 14 e lei fuori a lavorare per 1100 euro al mese che al marito non bastavano mai. La madre, che ha chiuso i rubinetti poco prima della denuncia, negli ultimi anni, avrebbe dato fondo al libretto postale della nonna novantenne per darle oltre 12mila euro. “Una volta ero disperata, perché non avevo soldi da portargli, allora mi sono fermata al bar e ho bevuto fino a ubriacarmi, sono svenuta e mi sono svegliata a Belcolle. Da quel giorno, siccome la sera ero sfinita, ha cominciato a dire che era perchè mi ubriacavo e giù botte”. 


Costretta a stare nuda sul balcone in pieno inverno

Guai a svegliarlo la mattina. “Tappavo la bocca anche al cane. Supplicavo i bambini di non fare rumore, un giorno mi ha impedito di portarli a scuola per punizione”. L’imputato avrebbe avuto il vizio delle punizioni. “A Natale 2018 mi ha spogliato e chiuso fuori sul balcone per tutta la notte in mutande e reggiseno”, “Mi costringeva a stare in piedi in un angolo del muro, finché non cadevo, poi mi menava”.  E avrebbe avuto anche il vizio delle donne: una ballerina da night nel 2007 e più di recente una ragazza che avrebbe portato a vivere in casa con la moglie e i figli. 


“Dormivo col telefono sotto il cuscino”

Tra i testi anche la madre della 36enne, mentre è stato sentito in forma protetta il figlio maschio della coppia, un bambino di 12 anni, assistito dallo psicologo Giuseppe Del Signore. Il padre ha potuto assistere all’interrogatorio del bambino attraverso lo schermo collegato con l’aula dove si trovava il piccolo. 

“I figli hanno visto poche cose, calci e pugni, quando mi prendeva per i capelli, le liti”, aveva detto poco prima la 36enne. “Mia figlia si è decisa a dirmi tutta la verità solo quando sono finiti i soldi della nonna. Prima nascondeva, nascondeva. Anche quando si è buttata dal balcone per scappare da lui. A un certo punto, io per la paura dormivo col telefono sotto il cuscino. Una notte è venuta a chiedermi soldi verso l’una. Sempre soldi, soldi. Con me lui era calmo, per lui ero il bancomat. Intanto la testa di mia figlia era la testa di lui”. 

Il processo riprenderà l’11 febbraio, con l’esame dell’imputato.

Silvana Cortignani


Articoli: Cuce la bocca alla moglie per zittirla, i figli di 7 e 12 anni testimoni contro il padre – Infilza le labbra alla moglie per zittirla, dopo l’interrogatorio resta a Mammagialla – Lega la moglie col nastro adesivo e le infilza le labbra con delle spille davanti ai figli, arrestato


Tusciaweb ha deciso di non rendere pubbliche le generalità e il luogo di residenza dell’uomo arrestato, a tutela della convivente e dei figli minorenni. Ulteriori particolari sull’uomo renderebbero, inevitabilmente, riconoscibili anche la donna e i bambini, già vittime di fatti assolutamente gravi.


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6 novembre, 2019

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