Viterbo – (sil.co.) – Botte da orbi in viale Trento, rimessi in libertà dopo la convalida del fermo i sei stranieri arrestati per rissa e lesioni personali aggravate all’uscita di un circolo privato adibito a discoteca, all’interno di un appartamento dell’Arci che sarebbe stato privo di autorizzazioni e già teatro in passato di fatti analoghi.
Non si sarebbe trattato di una spedizione punitiva, ma di un banale litigio tra dominicani e romeni per futili motivi, che avrebbe potuto trasformarsi in tragedia vista la violenza in cui è sfociato. I ragazzi originari dell’est europeo avrebbero trascorso la notte tra sabato 4 e domenica 6 gennaio a Roma, per poi fare tappa in viale Trento al loro rientro a Viterbo.
In manette sono finiti in sei, tre romeni e tre dominicani, tutti giovanissimi, di età compresa tra i 21 e i 27 anni. L’avvocato Samuele De Santis, che assiste uno dei tre romeni, ha chiesto l’acquisizione nel fascicolo del video divulgato da Tusciaweb, che potrebbe essere quindi proiettato in aula.
Gli altri due giovani dell’est europeo sono difesi da Federica Ambrogi e Isabella Rocchetti. I tre sudamericani sono invece assistiti dal legale Stefano Maria Falcioni. Titolare delle indagini il pm Eliana Dolce.
Video: Rissa in viale Trento all’alba
E’ stato convalidato ieri mattina dal giudice Silvia Mattei, che non ha disposto alcuna misura cautelare, l’arresto dei tre dominicani e dei tre romeni fermati dalla volante in viale Trento, a due passi dal centro storico di Viterbo, in seguito alla furibonda lite divampata all’alba di domenica 5 gennaio nei pressi della stazione di Porta Fiorentina.
Restano sotto sequestro, in attesa del processo per direttissima rinviato all’11 marzo, la chiave a crociera in acciaio cromato per auto lunga 40 centimetri e un cric che sarebbero stati usati nel violento pestaggio.
Una delle vittime, uno dei tre giovani sudamericani, è giunto in tribunale con una vistosa medicazione alla testa, un grosso cerotto bianco in prossimità della tempia destra.
Il pubblico ministero Dolce, oltre alla convalida, aveva chiesto anche la misura cautelare dell’obbligo di dimora, cui si sono opposte le difese.
Il diverbio, che inizialmente avrebbe coinvolto più persone, si parla di una ventina di avventori che si trovavano all’interno del circolo privato gestito da un nigeriano, sarebbe cominciato dentro l’appartamento adibito a discoteca, un locale che sarebbe munito di licenza a vendere alcolici, ma privo, in base ai primi accertamenti, di autorizzazione a fare musica o pubblico spettacolo. Ulteriori verifiche sono in corso.
Tutti e tre i giovani romeni si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, mentre hanno dato al giudice Mattei una loro versione dell’accaduto i tre sudamericani.
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