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Tragedia al Pilastro - L'obiettivo di Giovanni Bruno è evitare assembramenti durante la cerimonia di questa mattina per il vigilantes e tifoso gialloblù - La famiglia e la Viterbese chiedono il rispetto delle regole

Il prefetto: “Il funerale di Camilli monitorato dalle forze dell’ordine”

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Stefano Camilli

Stefano Camilli

Il prefetto Giovanni Bruno

Il prefetto Giovanni Bruno

Viterbo – Stefano Camilli, il vigilantes e tifoso della Viterbese morto mercoledì a 46 anni, era molto conosciuto quanto amato. Ma purtroppo, a causa delle restrizioni dovute al Coronavirus, non potrà avere l’addio che i suoi amici avrebbero voluto dargli. Il Dpcm del 26 aprile è chiaro: “Sono consentite le cerimonie funebri con l’esclusiva partecipazione di congiunti e, comunque, fino a un massimo di quindici persone. Con funzione da svolgersi preferibilmente all’aperto, indossando protezioni delle vie respiratorie e rispettando rigorosamente la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro”.

Quella scritta all’articolo 1, comma 1, lettera i dell’ultimo decreto del presidente del consiglio dei ministri è una regola che vale per tutti. E al rispetto della norma ha richiamato anche la famiglia Camilli che, in una lettera inviata dal cugino Stefano Carloni, chiede che “i funerali si possano svolgere nella massima serenità e nel sommo rispetto di Stefano, uomo estremamente buono e pacifico. Pur comprendendo – aggiunge la famiglia Camilli – il vuoto lasciato nei confronti dei suoi numerosi amici e compagni, in questo particolare momento storico è fondamentale lasciare che Stefano sia celebrato con la dovuta pace”.

La cerimonia, dopo la camera ardente aperta giovedì all’ospedale di Belcolle, si terrà alle 9,30 di questa mattina nella chiesa Sacro Cuore del quartiere Pilastro. “Il funerale – spiega il prefetto Giovanni Bruno – è ammesso nei limiti in cui sono ammessi tutti i funerali. Ho comunque dato indicazioni alle forze dell’ordine affinché lo monitorino per non permettere alcun eventuale assembramento. Né all’interno della chiesa né all’esterno”.

L’appello è stato lanciato anche dalla Viterbese. “Non create, seppur per amore, situazioni spiacevoli che vadano ad accentuare ancor di più il dolore della sua famiglia – ha scritto la società in una nota -. Lasciate che Stefano venga sepolto in un clima di pace, nella preghiera e nel silenzio di questo periodo infame. Lui capirebbe. E quando tutto sarà finito o appena sarà possibile, vi promettiamo che gli dedicheremo una grande festa, alla quale tutti potrete partecipare e che tutti ricorderete per molto tempo. In questo momento prendere denunce e multe non servirebbe a nulla”.

Nella nota la Viterbese esordiva: “Ci abbiamo provato. Abbiamo cercato, anche dialogando con le autorità competenti, tutte le opzioni possibili per ottenere una piccola concessione allo stadio, ma purtroppo non è in nessun modo possibile. Le autorità di Viterbo non hanno potuto fare altrimenti, viste le disposizioni governative. Credeteci, in questo momento non è fattibile”. In merito, Tusciaweb ha chiesto un approfondimento al prefetto. Perché non è stato possibile accogliere la richiesta della società? “Parlate con la Viterbese – ripete per due volte Giovanni Bruno -, perché la Viterbese ha già avuto una risposta. Ciò che è stato chiesto non è possibile farlo per legge”.

Stefano Camilli, in forza all’istituto di vigilanza privata di Viterbo, era uno storico tifoso gialloblù e colonna portante del gruppo Antichi Valori. Si è suicidato all’alba di mercoledì fuori la propria abitazione, in via Don Minzoni al quartiere Pilastro. Una tragedia che ha lasciato increduli, addolorati e sconvolti i suoi familiari, amici e conoscenti. Tantissime le persone che stimavano e volevano bene al 46enne, di cui conserveranno sempre un bellissimo ricordo.


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9 maggio, 2020

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