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Viterbo - Marta Nori (associazione Kyanos) annuncia un flash mob sullo stupro nel pub di CasaPound - L'appuntamento sabato pomeriggio in piazza della Repubblica

“Confusi vittima e carnefici, non ci stiamo”

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Marta Nori

Marta Nori, presidente associazione Kyanos

Viterbo - Old Manners - Nel riquadro Riccardo Licci e Francesco Chiricozzi

Viterbo – Old Manners – Nel riquadro Riccardo Licci e Francesco Chiricozzi

Stupro nel pub di CasaPound - Lettera anonima

Stupro nel pub di CasaPound – Lettera anonima

Stupro nel pub di CasaPound - Lettera anonima

Stupro nel pub di CasaPound – Lettera anonima

Stupro nel pub di CasaPound - Lettera anonima

Stupro nel pub di CasaPound – Lettera anonima

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo un comunicato dell’associazione Kyanos su un flash mob organizzato in seguito a una lettera anonima sullo stupro al pub di CasaPound messo in atto da due allora esponenti del movimento.

La lettera, di fatto anonima, era arrivata a diverse testate giornalistiche, evidentemente. Tusciaweb, tra le altre, ha deciso di non pubblicarla perché senza firma riconoscibile, perché non aggiunge nulla alla vicenda e perché sembra semplicemente finalizzata a deformare l’operato delle forze dell’ordine e della magistratura. Dopo il comunicato di Kyanos e in vista del flash mob, non possiamo far altro che renderla nota per far capire di cosa si parla e a cosa l’associazione fa riferimento.

Ma ribadiamo ai lettori che la lettera, costruita in modo a dir poco fuorviante e ingannevole (la sedicente autrice, che non si firma a chiare lettere, è, guarda caso, donna, studia legge ed è di sinistra) non ha alcun valore essendo anonima e per elementari ragioni deontologiche non era stata pubblicata. Nessun giornale al mondo pubblica lettere anonime, prive, oltretutto, di qualsiasi valore e informazioni nuove e comunque da verificare. Tanto meno se si tratta di opinioni volutamente fuorvianti della sostanza delle cose. Le opinione, se si ha un minimo di dignità e coraggio, si firmano con nome cognome e indirizzo.

Sarebbe interessante, tra l’altro, svelare chi è l’autore della lettera. Sicuramente una persona a conoscenza dettagliata dei fatti e molto interessata ai fatti.

Una operazione indecorosa e furbesca che, va detto, non è andata a buon fine e che l’associazione Kyanos fa comunque bene a smascherare fino in fondo. 

Non possiamo permettere che si “scambino vittime e carnefici”. Non possiamo permettere che “si giustifichi uno stupro”. E non si rispetti una donna vittima di una vigliacca violenza. Non possiamo permettere che si aggiunga alla violenza materiale quella mediatica. Come troppo spesso accade quando si tratta di violenza sulle donne.

c.g.

– Il 4 luglio l’associazione di promozione sociale Kyanos organizza alle 17 un flash mob a piazza della Repubblica.  

Le donne Kyanos hanno deciso di mobilitarsi dopo un articolo pubblicato da alcune testate giornalistiche online del territorio.

Questo articolo riportava una lettera pervenuta ai genitori di uno dei due ragazzi protagonisti di quello che, nella stampa e nell’immaginario locale, è divenuto ormai famoso come lo stupro di CasaPound.

Le donne Kyanos hanno deciso di scendere in piazza per far sentire, dopo un lungo periodo di silenzio che ci siamo autoimposte per rispetto della ragazza, il proprio sdegno e per dire basta.

Non ci stiamo che passi il concetto che una donna seguita dai servizi non sia da tutelare ma vada attenzionata.

Non ci stiamo che una donna venga definita come un oggetto non capace di autoconservarsi.

Non ci stiamo che sembri naturale e si giustifichi uno stupro o qualsivoglia violenza su una donna che sceglie di seguire un uomo in un locale.

Non ci stiamo che si sottolinei come una donna abbia scelto di togliersi i vestiti e rendere questo un’attenuante per lo stupro.

Non ci stiamo che per una donna sia un’aggravante avere il doppio degli anni dei ragazzi con cui ha scelto (forse) di passare una serata.

Non ci stiamo che si insinui che il racconto della ragazza sia cambiato nel pomeriggio parlando del pugno come il gesto senza il quale “le cose avrebbero seguito un altro corso”. Esistono donne che per ricostruire storie di violenze e dinamiche collegate alle stesse impiegano anni.

Il nostro silenzio, faticoso e rispettoso, è stato bruscamente interrotto a causa di chi scambia ruoli e confonde vittime e carnefici.

Noi non ci stiamo. Diciamo basta. Saremo in tanti sabato in piazza. Rompiamo il silenzio.

Aderiscono alla manifestazione L’altro circolo – Centro culturale di iniziativa omosessuale, Rete degli studenti medi e Usb.

Marta Nori
Presidente associazione Kyanos


Il contenuto della lettera cartacea anonima imbucata nelle cassetta della posta di Tusciaweb sullo stupro al pub di CasaPound

Egregio direttore, lei mi ha messo in crisi. Seguendola da sempre, presumo di sapere come la pensa. Sicuramente non è di destra e non ama particolarmente CasaPound. Quando fece l’articolo di presentazione relativo al caso Sprar alla sala regia di Viterbo, lei giustamente tracciò un profilo secco e duro degli organizzatori di quell’iniziativa: tutti con dei passati così poco edificanti pronti però a farci lezione sull’immigrazione, motivo di guadagno per i soliti noti. Poi però il giorno dopo gli ha ridato il suo giornale come vetrina e in più gli ha pubblicato addirittura i famosi documenti che suffragavano la loro ricerca. Ora mi chiedo: l’hanno forse minacciata? Perché questi ne sono capaci.

Le riconosco un’onestà intellettuale che le fa onore. Ed è qui che con quella scelta giornalistica mi ha spiazzato ed è stata la molla che mi ha portato a scrivere un articolo che voglio sottoporle. Per questo le chiedo di pubblicare quello che ho scritto e di cui mi sono documentata, anche alla luce della malagiustizia che sta investendo il nostro paese. Non mi piace togliere le castagne dal fuoco a gente che non se lo merita, però non voglio essere corresponsabile di certe nefandezze!

Io, di sinistra, ragazza, voglio riaccendere i riflettori sullo stupro di CasaPound.

Carne da macello!!! Diceva così mio padre quando sentiva nominare i due ragazzi protagonisti dello stupro di CasaPound a Viterbo. Lui è un attivista di sinistra, antifascista convinto. Per lavoro ha amici tra la Mobile e la Digos, e se dice una cosa non parla mai per sentito dire. Ripensandoci non partecipò neanche con me e mia madre alla manifestazione di maggio, quando scoppiò il caso, adducendo la scusa del tempo brutto. Mi ha detto soltanto che la signora vittima dello stupro era da anni seguita dai servizi sociali e nota alle forze dell’ordine che erano dovuti intervenire per lei più di una volta. La cosa mi ha incuriosita a tal punto che a una giornalista che conosco ho chiesto le copie della sentenza del giudice di primo grado, Elisabetta Massini.

Io sono una studentessa di giurisprudenza agli ultimi esami e ho potuto sottoporre le motivazioni del giudice a un professore per analizzarle in maniera più approfondita per capire perché abbia applicato il minimo della pena.

Il giudice afferma: Come si evince dalle dichiarazioni di cinque testimoni, è la vittima a prendere l’iniziativa; la donna in questione non è in grado di autoconservarsi; la vittima, come riprende la telecamera del pub Old Manners (sede del fatto), segue volontariamente i due ragazzi nel locale; non ha sostenuto una induzione all’assunzione di alcool; gli abiti sono stati ragionevolmente tolti dalla vittima volontariamente; la donna mente in più occasioni per salvare se stessa sapendo di avere il doppio dell’età dei due ragazzi; gli imputati non potevano sapere che la donna si trovava sotto l’effetto di psicofarmaci; dai referti medici c’è l’assenza di qualsivoglia lesione anche minima agli organi genitali.

La violenza inaudita, narrata inizialmente da un vicequestore molto prodigo di interviste, che ha dato il via alla mattanza mediatica che ha marchiato a fuoco Licci e Chiricozzi, era un rapporto largamente consensuale, non più tale alla fine perché la donna si addormentava, stremata dal connubio psicofarmaci e alcool. Il mio professore afferma che il giudice li condanna perché hanno avuto rapporti con un soggetto incapace di fornire un valido consenso. Il giudice dice ai ragazzi che sono stati più coglioni che delinquenti. Ma allora quel “carne da macello” di mio padre?

La risposta è sempre nella sentenza del giudice. La donna quando al mattino si è recata al pronto soccorso ha parlato con diversi medici. Nella cartella, dice il giudice, redatta seguendo il codice rosa, non si fa alcun cenno a un pugno, Lei non presenta ematomi intorno all’occhio sinistro che invece sarebbero dovuti essere ormai visibili. Il pugno che avrebbe stordito la ragazza, tanto da farle perdere la memoria, viene fuori solo nel pomeriggio in questura e il mio professore sostiene che senza quel pugno le cose avrebbero seguito un altro corso. Carne da macello!!!

Ho girato, prima del lockdown, per pub e bar di sera e ho parlato con alcuni ragazzi di Casapound, orfani dell’Old Manners, riconoscibili per il loro essere così anacronistici e “folkloristici”. Qualcuno di loro, quando ho cominciato a fare domande sullo stupro di Casapound, si è messo a cantare “trama nera, trama nera, sol con te si fa carriera”. Ho parlato con alcuni ultras della Viterbese, con degli skinheads, ma anche con semplici ragazzi più vicini a me. Qualcuno è arrivato a pensare che il caso sia stato un po’ gonfiato e qualcuno ha puntato il dito sulla procura, sulla Digos, sul suo capo fresco fresco di avanzamento di carriera che da tempo voleva togliere di torno ragazzi che davano problemi a livello di ordine pubblico. I due erano attivisti mal visti e mal gestiti. Gli hanno fornito loro stessi un assist incredibile per minare (menomale, dico io) la consistenza del movimento di estrema destra a cui appartenevano. Loro sono state le vittime sacrificali.

Il giorno del processo una persona che lavora in tribunale mi ha detto che tutta la Digos, il dottor Zampaglione e il procuratore Auriemma, erano presenti al processo (cosa insolita) a farsi riprendere dalla numerosa stampa presente. Ma il giudice Massini non si è fatto influenzare dal bombardamento mediatico e ha corretto il tiro.

Io voglio lavorare nel mondo della giustizia facendo mio il famoso motto di Voltaire – “Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire” – come ho dimostrato con questo articolo scritto a favore di persone lontane dal mio modo di pensare. Non voglio più sentire queste meschinerie, non voglio più scuole Diaz, casi come Stefano Cucchi o invasioni sporche alla Palamara. Non deve più succedere che se ti chiami Grillo o Genovese hai un trattamento diverso da chi ha un genitore che si chiama semplicemente Chiricozzi o Licci.

Un’ultima cosa: c’è stato un altro presunto stupro a Viterbo qualche mese fa. Avete visto vicequestori canterini, sirene impazzite, foto dei presunti stupratori, nomi o semplici iniziali da qualche parte?

Carne da macello!!! Carne da macello!!!

La lettera riporta una firma incomprensibile


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2 luglio, 2020

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