Viterbo – (sil.co.) – Gioielli rubati al compro oro del boss di mafia viterbese, al palo il processo per evasione fiscale e riciclaggio a Giuseppe Trovato.
Nei negozi dell’imputato, secondo gli inquirenti, sarebbero passati oltre 4 chili di gioielli rubati e riciclati in cinque anni. Per l’accusa, inoltre, avrebbe evaso 100mila euro.
Le sue attività sono state passate al setaccio dalla fiamme gialle, in concomitanza con l’inchiesta della Dda di Roma.
Giuseppe Trovato
L’udienza prevista per martedì, dopo il nulla di fatto di quella del 17 maggio rinviata per l’assenza dei testimoni, è stata anch’essa rinviata, al 27 settembre, stavolta in seguito all’astensione dei penalisti per difendere l’immutabilità del giudicante.
All’epoca dell’arresto nell’ambito dell’operazione Erostrato, il 25 gennaio 2019, il 47enne originario di Lamezia Terme, a Viterbo da una quindicina di anni, era titolare di tre compro oro, in via Garbini, via della Palazzina e viale Francesco Baracca.
Ed era indagato, oltre che per gli attentati incendiari che hanno messo a ferro e fuoco la città tra il 2017 e il 2018, anche per evasione fiscale e riciclaggio.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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